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cominciamo bene!
di Manlio Morandi

Con poco più di ventiquattro mila voti il buon Prodi e la sua armata hanno vinto (ricorsi permettendo) le elezioni. Era tanta la voglia di vincere e "mandare a casa Berlusconi" che alle tre di notte, quando i risultati non erano ancora definitivi, si autoproclamava vincitore. Poca classe, mancanza di tempismo e soprattutto correre il rischio di essere sconfessato di lì a poco. Infatti alle tre di notte i risultati del senato davano in testa la Cdl. Poi i risultati, grazie ai voti degli italiani all'estero, gli hanno dato ragione. Vi è da sottolineare che fino a qualche settimana prima del voto nessuno avrebbe immaginato una vittoria di così minimo scarto tra i due poli. E' indiscutibile che in democrazia anche un solo voto in più sancisce la vittoria. Ciò non esclude, anzi impone un comportamento ancor di più cavalleresco verso lo sconfitto. "Aspetto una telefonata da Berlusconi che riconosca la mia vittoria”. Un ritornello che ha fracassato le orecchie degli italiani per giorni e giorni. Vi è in certi personaggi una faccia tosta che lascia allibiti. Per cinque lunghi anni, giorno dopo giorno, Prodi ed i suoi colleghi non hanno fatto altro che accusare, insultare e condannare tutto ciò che Berlusconi ed il suo governo dicevano e realizzavano. Sembra improprio tanto trionfalismo per una vittoria così striminzita che difficilmente consentirà una lunga durata al governo. Vi è inoltre da considerare, cosa di non poco conto, che la maggioranza della sinistra al senato è talmente ristretta che difficilmente il governo Prodi potrà portare a termine il suo programma di 281 pagine. Un comportamento meno arrogante sarebbe stato molto più consigliabile in considerazione del fatto che in teoria si potrebbe tornare alle urne molto presto. Perché questa ipotesi? per il semplice fatto che la coalizione di Prodi è talmente sconclusionata politicamente che difficilmente troverà una linea univoca per portare avanti un governo. Al suo interno vi sono tali e tante contraddizioni ideologiche che sembra ormai confermato che l'unico collante che fin qui ha tenuto unito il gruppo è stata la lotta contro Berlusconi. Del resto dai primi movimenti politici già si vede cosa ci aspetta. Bertinotti, segretario del partito di rifondazione comunista ha posto il suo veto all'elezione di D'Alema alla carica di presidente della camera, imponendo al povero Prodi la sua candidatura. Da oggi infatti il nuovo presidente della camera è un comunista che sbeffeggiando un'Italia che all'ottanta per cento è anticomunista ci ha già consigliato di andare a fare dei pellegrinaggi sui luoghi dove i partigiani hanno combattuto per respirare la sana aria di democrazia. Lì, dice lui, è nato lo spirito della nuova Italia antifascista. Siamo d'accordo che l'Italia è antifascista ma non è sicuramente comunista e non è democraticamente pensabile che nel 2006 la terza carica dello stato italiano sia affidata ad un nostalgico di Stalin e di quant'altro. Bravo Prodi, pur di mandare a casa Berlusconi ci hai messo nelle mani di chi è connivente con i no global che mettono a ferro e fuoco Milano, di chi inneggia ai terroristi che uccidono i soldati italiani in Iraq, di chi brucia le bandiere israeliane durante le manifestazioni del 25 aprile e di chi vergognosamente ha insultato, fischiato e vilipeso un reduce dai campi di sterminio nazisti solo perché il suo cognome è Moratti. A quella manifestazione il signor Prodi era presente ed era in compagnia dei suoi degni compari che lo hanno votato. Più che attendere una telefonata da Berlusconi credo sia più probabile che Prodi sia in paurosa attesa delle chiamate dei suoi alleati che gli presenteranno il conto.

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