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Cernobyl: la ferita radioattiva che non cicatrizza

A distanza di vent'anni da quel 26 aprile del 1986, quando scoppiò il reattore numero quattro della centrale nucleare di Cernobyl, un numero imprecisato di persone soffre ancora gli effetti, sanitari, economici, sociali ed ecologici di quella che senza dubbio è stata la maggiore catastrofe della storia del nucleare civile.

Secondo il rapporto ufficiale di allora, sicuramente reticente, l'incidente si sarebbe verificato per un esperimento non autorizzato. A seguito dell'esplosione (o delle due esplosioni quasi simultanee) il tetto del rettore saltò ed il nucleo si incendiò ad una temperatura di millecinquecento gradi. Attorno al reattore, a differenza delle centrali dei paesi occidentali, non era previsto un edificio di contenimento.

L'esplosione nella centrale (situata nell'attuale Ucraina, ai confini con l'attuale Bielorussia, allora facenti parte dell'URSS) produsse una nube radioattiva di grande intensità, che contaminò gran parte d'Europa.

Prima che Gorbaciov si decidesse ad ammettere l'accaduto passò quasi un mese, e solo allora il Kremlino si decise ad evacuare la zona e ad inviare migliaia di pompieri, tecnici e militari, anche con l'incarico di costruire un sarcofago per bloccare il reattore.

Quanti siano stati i morti non è dato da sapere con certezza. Lo scorso settembre l'ONU ha pubblicato un bilancio di quattromila perdite, ma i dati sono fortemente contestati da Greenpeace, che parla di insultante campagna di disinformazione. Uno studio indipendente britannico fa ascendere il numero delle vittime tra le quarantamila e le sessantamila, senza contare tutti coloro che ancora subiscono le conseguenze dell'esplosione (dai cinque ai sette milioni di persone vivono nelle zone contigue alla centrale).

Dopo la tragedia furono evacuate 350.000 persone, 784.320 ettari di terreno furono interdetti alle coltivazioni, in altri 700.000 fu proibito coltivare alberi da legna, ma i costi sociali si possono quantificare in centinaia di miliardi di euro.

Il sarcofago di cemento presenta oggi numerose crepe, per cui sarà necessario costruire un arco ermetico, per una spesa di poco meno di mille miliardi di euro. Ma nemmeno l'arco toglierà, per almeno un secolo, il senso di insicurezza degli abitanti, tanto più che per ora non si parla di immagazzinamento definitivo delle scorie.

Per un bilancio effettivo sulle modificazioni genetiche della flora bisognerà aspettare almeno altri cinquant'anni, mentre per quanto riguarda l'uomo si registra un aumento delle affezioni della tiroide, cancro compreso. Lo iodio, comunque, ha un breve periodo di radioattività, per cui non ci dovrebbero essere problemi per il futuro, mentre il cesio 137 continua ad essere rilevato nei paesi europei nei quali la nube tossica fu più consistente.

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