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una storia lunga secoli
di Sergio Gigliati

La festa dei bambini per eccellenza, la più amata ed attesa. Milioni di piccoli occhi che aspettano il sei gennaio con la speranza di veder coronati i loro sogni: un desiderio o per lo più un gioco, che seppur effimero, porterà comunque una parvenza di felicità a chi lo riceve. Le calze sono pronte, appese al camino per ospitare i doni che la simpatica vecchina, a cavalcioni della sua scopa volante e col suo sacco di doni, depositerà in tutte le case sfidando venti , tempeste, mari e deserti.

I nostri nonni ed i nostri genitori raccontavano la storia di questa vecchia che volando di tetto in tetto raggiungeva tutti i bambini.
Ma quanti di noi si son chiesti da dove provenisse questa “signora” ? Quando è nata? Perché si chiama così? E soprattutto, chi è?

Per rispondere a queste domande bisogna tornare indietro di molti secoli e rifarsi al vocabolo dal quale deriva: Epifania.

L’Epifania è una parola che deriva dal latino e che a sua volta è stata mutuata dal greco “ta’ epiphan(e)ia”; significa “manifestazione del signore o della divinità “. In oriente prende il nome di “Teofania” che più appropriatamente vuol dire “ manifestazione della divinità del Signore”. In questo giorno si ricordano tre grandi manifestazioni per la Chiesa: l’adorazione dei Magi, il miracolo di Cana ed il battesimo di Gesù (quest’ultima festa è oggi spostata alla domenica seguente). Di queste tre manifestazione ha finito comunque per prevalere l’episodio dell’adorazione dei Re Magi, che attualmente è il tema dominante della festa in occidente. Ma a questo punto ci si chiede cosa possa avere a che fare l’Epifania con la Befana! La risposta va vista nella corruzione che il termine ha assunto nei secoli. Epifania è il termine colto e letterario della festa che si celebrava in quel giorno; nel tempo la parola si trasformò nei vari dialetti assumendo il titolo di “Befania, Bifania, Bufania, Epifagna ecc…

L’origine di questa vecchia signora va ricondotta comunque al periodo dell’antica Roma, quando nasce la prima tradizione dei doni. I romani erano soliti celebrare l’inizio dell’anno con feste in onore del dio Giano e della dea Strenia (termine dal quale deriva la parola strenna, sinonimo di regalo): le feste prendevano il nome di Sigillarie.
Era un’occasione per scambiarsi semplici doni ed auguri ed erano particolarmente attese dai bambini i quali ricevevano dolci fatti a forma di animali e bambole. Con un salto nel tempo si arriva al Medioevo, periodo ricco di credenze e leggende. Il periodo a cavallo tra il vecchio ed il nuovo anno era una fase molto delicata nelle credenze popolari: è il periodo che segue la semina e nel quale si ripongono tutte le aspettative per il buon esito del raccolto. E’ in questo periodo che la credenza popolare si manifestava con maggior estro: i contadini giuravano di veder volare sopra i propri campi la dea Diana insieme ad altre figure femminili che si preoccupavano di rendere fertili tutte le campagne. La dea Diana era vista nell’antica Roma come dea della fertilità, e tale credenza sopravvisse appunto nel Medioevo in piena epoca di cristianizzazione. La Chiesa cercò di contrastare queste manifestazioni pagane dichiarandole sataniche; in quest’ottica la dea Diana venne assimilata ad una divinità infernale, figlia appunto di Satana. E’ in questo periodo che nascono i racconti delle streghe, dei sabba, delle evoluzioni pindariche di personaggi che si spostano nel cielo su carri e scope volanti. Benché condannate nel passato dalla Chiesa come manifestazioni pagane e in alcuni casi eretiche, queste credenze sono sopravvissute nei secoli nelle notti contadine, quando ci si riuniva attorno al focolare e si parlava di storie di streghe che portavano il bene ed il male, personaggi a volte gentili e benevoli a volte malvagi e spietati. Ed è appunto nella figura della Befana che ritroviamo tutti gli elementi di queste tradizioni popolari, dalla festa nata in onore del dio Giano a quella dei doni della dea Strenia, dalle dicerie contadine che vedevano volare nel cielo la dea Diana, all’aspetto esteriore che prenderà appunto la Befana, truce e malandata poiché associata alle streghe generate dall’eresia medievale.

Ed ancor oggi in molte parti della nostra penisola vige il ricordo e l’usanza di accendere i fuochi nella notte del sei gennaio, a ricordo di un tempo che pur così distante ci ha tramandato una goccia di storia conservandola nella nostra cultura.

La Befana vien di notte, con le scarpe tutte rotte, col vestito alla romana, viva viva la Befana. e i bambini a letto non ci vogliono andare.

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