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a mio padre e a mio fratello
di Manlio Morandi

Quando avevo quattordici anni già mi interessavo di politica. Mi affascinava, mi coinvolgeva. Con la convinzione di un puro, mi schieravo dalla parte dei perdenti, forse per un innato amore per chi deve pagare colpe che non ha commesso, mi confrontavo appassionatamente con chi boriosamente aveva scelto il vincitore. Spesso mi sono confrontato anche con chi era molto più grande di me e che forse qualche torto o tragedia l'aveva realmente vissuta; mi sono incontrato anche con chi, quella stessa tragedia l'aveva vissuta dall'altra parte. Uno scontro di idee passionale che spesso si concludeva con la fatidica frase: "poi con te non ci voglio parlare perché sei fascista". Nato nel 1945 tutto mi si poteva dire che essere fascista! Cercavo di capire quel che era avvenuto prima della mia nascita. Mio fratello Giancarlo, nato nel 1930, si vantava di non aver mai indossato la divisa da balilla, mio padre, nato nel 1898, lavorando nell'amministrazione statale e per un periodo al poligrafico dello stato in piazza Verdi a Roma mi raccontava di non aver mai aderito al partito fascista e di non aver mai indossato la camicia nera. Quando il Duce visitò il Poligrafico, tutti i dipendenti si schierarono al passaggio del capo dello stato. Tutti in camicia nera meno che uno: mio padre. Il duce passò in rassegna i dipendenti e di fronte a mio padre accennò un sorriso che mio padre non dimenticò mai. Era un sorriso di stima per un uomo che pur rispettando l'alta autorità voleva essere libero di pensare e di giudicare.

Finita la guerra mio fratello e mio padre, almeno per quel che ricordo nella mia prima infanzia, divennero di destra, di quel Movimento Sociale Italiano di almirantiana memoria. Non nego che l'atmosfera politica di casa, sia pur molto blanda e accademica influenzò i miei primi vagiti politici. Oggi mi rendo conto della grande coerenza di mio padre e di mio fratello. Mai allineati quando era quasi obbligatorio, liberi di manifestare le loro pericolose idee quando era quasi proibito. Anni di contrapposizione politica verbale e purtroppo anche fisica che avevano però la nobiltà della chiarezza degli schieramenti. Non mi permetto per onestà di condannare né l'una né l'altra parte politica. Tutti hanno di che gloriarsi e tutti hanno di che vergognarsi. Ma oggi! Se non fosse che i democristiani albergano sia a destra che a sinistra sarebbe quasi da rimpiangere l'era di assolutismo democristiano. Potere assoluto che per quasi mezzo secolo guardava dall'alto un grande cane (il comunismo) che cercava di mordere un piccolo cane ( il Movimento Sociale Italiano) che insieme cercavano di abbaiargli contro.

Loro, i D.C. regnavano indisturbati lanciando di tanto in tanto qualche osso, più a sinistra e quasi mai a destra, ma tutto filava liscio, con qualche piccola polemica, qualche sciopero che veniva quasi sempre risolto "sottobanco", fregandosene altamente degli interessi dei lavoratori.

Ma oggi! Se il capo del governo dice bianco si grida allo scandalo!

Se dice nero pure! Ma che cavolo deve dire! Non lo voglio difendere ma la politica oggi non si basa più sulle idee, i principi, le convinzioni: si basa su Berlusconi! Tutti, dico tutti anche i suoi pseudoalleati non fanno altro che aspettare una sua dichiarazione per creare un caso. Ha detto ultimamente che l'euro ha creato inflazione perché la gente ma soprattutto i commercianti hanno volutamente ed ignobilmente attribuito nella credenza popolare un parallelo tra le mille lire ed un euro. E' esattamente quel che penso anch'io e credo milioni di italiani. Apriti cielo! Berlusconi è contro la moneta unica è un antieuropeista! Persino il Presidente della Repubblica il giorno dopo ha voluto ribadire la fedeltà europeista dell'Italia. Ma che sono diventati tutti matti? Berlusconi ha detto quel che tutti pensiamo, pur riconoscendo, con orgoglio il valore di una moneta unica che ci permette di sentirci non più nel paese Italia ma nel paese Europa. Queste riflessioni mi portano a confrontarmi con il passato. Mio padre e mio fratello seppero valutare nel bene e nel male le loro libere scelte in politica, sia pure non essendo militanti. Quale giudizio avrebbero sulla politica di oggi? A quei tempi non era facile schierarsi e se ci si schierava era per una convinzione ideale e reale di concezione di vita. Coraggio e ideali: giusti o sbagliati ma pur sempre qualcosa che si sentiva nel cuore a dispetto dei tempi e degli uomini. Oggi non si ragiona più. Si passa da uno schieramento all'altro, non per convinzione non per passione politica ma per convenienza. Non è più il cuore o la fede a muovere le azioni politiche ma è soltanto la convenienza e l'invidia. Forse non ci vogliamo rassegnare ma la politica è finita, rimane soltanto una serie di grandi interessi che condizionano le sorti del nostro bel paese. Se così non fosse non sarebbe mai esistito il caso Parmalat ed altri...

Oggi più che mai ricordo con orgoglio mio padre e mio fratello che seppero contestare idealmente il fascismo e seppero contestare il "bel paese che sarebbe nato dopo" L'orgoglio di valutare e giudicare: questo il grande esempio che i miei due cari mi hanno lasciato come testimone.

Nel loro ricordo mi permetto di dire che se continua così andrà a finire che Berlusconi mi diventerà simpatico ed un altro personaggio di cui volutamente non faccio il nome avrà il mio voto.

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