periodico di politica e cultura 26 maggio 2017   |   anno XVII
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cronache: al Bibliocaffè Letterario di Roma

"Animali fantastici e macchine futuribili ci parlano del divino?"

Sefir, Scienza e fede sull’interpretazione del reale Ciclo di incontri di "riflessione" su uomini, animali e macchine al Bibliocaffè Letterario di via Ostiense 95, Roma Mercoledì 17 maggio 2017 ore 17.00

Animali fantastici e macchine futuribili ci parlano del divino?

Incontro con Giuseppe Lorizio, Professore ordinario di Teologia Fondamentale alla Università Lateranense, ne dirige l’omonima specializzazione e la rivista Lateranum. Coautore del testo “La teologia tra scienza e fantascienza”.

Se è lecito chiedersi quanta scienza ci sia nella fantascienza, come fa Renato Giovannoli, forse può risultare di un certo interesse anche porre la domanda sul dio della fantascienza. Cercare risposte pertinenti attiene a un ambito molto suggestivo che potremmo definire pop-theology. Il teologo parte dall’ipotesi secondo cui i segni del divino presenti nelle rappresentazioni letterarie e cinematografiche che annettiamo al fantascientifico si possano inscrivere nel quadro del cosiddetto “ritorno del sacro”, che caratterizza l’orizzonte culturale postmoderno occidentale. Perciò più che di Dio (ossia del Dio personale delle religioni cosiddette monoteiste) in tali rappresentazioni si tratta del “divino”, con l’evocare costanti presenze di dei, essere sovrumani, demiurghi, redentori… E con una forte propensione a riflettere il futuro in termini non di rado apocalittici. Attraverso esempi presi da alcuni film che ormai possiamo ritenere “classici”, come la trilogia di "Matrix", "Avatar" e "Dio esiste e vive a Bruxelles" nonché da alcune serie televisive, quali "Star wars" e "West world", ci si interrogherà sul modo di raccontare la creazione, con riferimento a demiurghi più o meno pasticcioni e alla redenzione, spesso attuata da un “eletto”, dove non mancano certo i riferimenti spesso impliciti alla rivelazione ebraico-cristiana, senza prescindere da ricorsi a forme neo-pagane o neo-gnostiche della religiosità postmoderna.

Si tratta di una sorta di cripto-teologia, che intanto va riconosciuta, quindi letta e interpretata e alla cui decifrazione la teologia può offrire un contributo non marginale, ma necessario perché la ricezione di tali contenuti non sia ingenua e superficiale, ma il più possibile profonda e critica.

articolo pubblicato il: 12/05/2017

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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