periodico di politica e cultura 17 ottobre 2017   |   anno XVII
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
archivio
Google

editoriale

ceto medio riposa in pace

di Carla Santini

nella stessa sezione:
Si sta perpetuando un chirurgico e sistematico omicidio, giorno dopo giorno, nel silenzio più assordante, di quello che era il ceto medio italiano.

Che cosa sia il ceto medio è presto detto. La maggioranza della popolazione urbana ed inurbata, osservante delle leggi, rispettosa delle regole, ligia al dovere, dedita al lavoro, impegnata nella educazione dei figli, attenta alla trasmissione di valori condivisi, ossequiosa delle autorità e delle istituzioni preposte alla sua guida, all’osservanza delle leggi, al suo controllo. Ha arricchito banche e banchieri col suo essere formichina.

Oggi il ceto medio è diventato terra di conquista, pozzo senza fondo cui attingere senza ritegno e senza pudore le riserve per mantenere privilegi anacronistici, degni del più buio medioevo, di una piccola parte della società italiana, quella composta in primis dai politici.

Il ceto medio si è trasformato da popolo a suddito. E parole come libertà, democrazia, volontà popolare sono destinate a perdere sempre più la pregnanza del significato letterale. Ha, al contempo, molte colpe perché non ha saputo arginare la piena, si è rintanato in casa, ancora per larga parte di proprietà, ma non si sa fino a quando, nell’illusione che la crisi sarebbe passata senza lasciare rovine. In realtà, la piena ha creato la desertificazione dei valori, dei punti di riferimento culturalmente validi. Si è fatto vivere addosso la distruzione della scuola, la caduta dell’amore per il lavoro, l’imbarbarimento dei modi e delle forme.

Il ceto medio è diventato la classe dei vecchi pensionati vessati, indifesi, ma obbligati a mantenere figli e nipoti privi di lavoro e di prospettive. Un proverbio spagnolo recita – en los nidos de antaño, no hay pajaros hogaño -, nei nidi vecchi non ci sono e saranno mai nuove nidiate.

L’ultima novità in questo scenario risiede nel fatto che, in fine di legislatura, quarantotto deputati di diversi partiti, di maggioranza e di opposizione, hanno avanzato la proposta di modificare l’articolo 38 della Costituzione, che riconosce ai lavoratori il diritto di vedersi assicurati i mezzi di sostentamento in diversi casi, compreso quello di vecchiaia; vorrebbero aggiungere un comma che, al di là del mellifluo politichese, permetterebbe, in parole brutali, di tagliare le pensioni oggi per prometterle sulla carta, ma solo sulla carta, alle generazioni che verranno.

Lungi dall’idea di complottismi, da nazionalismi, da chiusure inutili, da rimpianti sterili è interessante notare come la situazione italiana sia paradigma, nella inconsapevolezza dei più e nella consapevolezza di alcuni, per capire il senso d’impotenza che ha pervaso larga parte dell’opinione pubblica. La tanto adorata globalizzazione degli anni scorsi, che aveva illuso di aprire gli occhi su paesaggi sconfinati altro non si è rivelata se non la presa di potere da parte di gruppi finanziari, in massima parte internazionali, che si sono impadroniti delle vite di milioni di persone e le trattano alla stregua di pedine da muovere a proprio piacimento.

Quello che non era riuscito ai rivoluzionari degli anni settanta del secolo scorso, che volevano che l’Italia diventasse un ibrido tra il paradiso sovietico ed il terzomondo castrista, condito con il pensiero del Grande Timoniere, con relativa proletarizzazione delle masse, sta riuscendo alla grande ad altri che non hanno nemmeno il paravento dell’ideologia. Si rischia di vivere come negli USA dove, accanto alle élites che vivono sulle due coste, c’è uno sterminato mondo con poca o nulla assistenza sociale, scarsa istruzione, cibo spazzatura, alcolici di basso livello e tanta televisione.

Negli anni settanta c’era un politico, Aldo Bozzi, che sognava che in Italia tutti divenissero ceto medio, ovvero che anche gli operai potessero avere una vita serena e la possibilità di far studiare i propri figli, se vogliosi di farlo. Era sbeffeggiato da chi voleva tutti sottoproletari nel comunismo e malvisto all’interno del suo partito, il PLI, perché era considerato un sovversivo. Con la sua fissazione per il ceto medio, sicuramente sarebbe un sovversivo anche oggi.

articolo pubblicato il: 30/05/2017 ultima modifica: 11/06/2017

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
cookie policy