periodico di politica e cultura 23 giugno 2017   |   anno XVII
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arte e mostre: all'Isola della Certosa di Venezia

"Wah.shka"

di Michele De Luca

Le tre artiste native americane Shan Goshorn, Keli Mashburn e Marcella Ernest, sbarcano all’Isola della Certosa con foto, video, installazioni in occasione della 57° Biennale Internazionale d’Arte di Venezia. Le curatrici Maaryary V. Bourdeaux (Sicangu/Oglala Lakota) , membro del Sicangu Lakota e Direttrice e Curatrice del Cultural Affairs at the Crazy Horse Memorial Foundation’s Indian Museum of North America e Nancy Marie Mothhlo (Chiricahua Apache), Associate Professor of Art History and Visual Arts at Occidental College e Chair of American Indian Studies at the Autry Museum of the American West, presentano a Venezia la mostra “Wah.shka”, in occasione della 57° Biennale Internazionale d’Arte. L’esposizione avrà luogo nell’Isola della Certosa, nuovo centro artistico nel mezzo della laguna veneziana.

L’artista/attivista multimediale Shan Goshorn (Eastern Band Cherokee) esporrà le sue sculture dalla forte connotazione politica dedicate alla resilienza e sopravvivenza degli indigeni in concerto con la fotografa Osage Keli Masburn e la regista Ojibwe Marcella Ernest. Dopo 20 anni di attività espositiva a Venezia e dopo l’ultimo successo di “Ga ni tha”, mostra presentata durante la Biennale del 2015, un nuovo evento legato all’arte nativa americana che raccoglierà insieme quattro cortometraggi sperimentali, una serie di grandi fotografie e delle istallazioni. Immagini in movimento, fotografie, suoni, oggetti ricostruiranno lo spazio, spostando lo spettatore all’interno di un mondo lontano legato alla cosmologia, alla religione, ai canti, alle cerimonie e al linguaggio delle popolazioni native americane.

“Wah.shka” è una parola della tribù Osage che si riferisce alla capacità del popolo nativo di dare il proprio meglio, combattendo e lottando per raggiungere i propri scopi con forza e potenza, di sopravvivere in un ambiente urbano complesso ed ostile grazie alle cerimonie, alle tradizioni, ai canti. Come filosofia di vita, prevede un comportamento umile, un guardare avanti e una continua ricerca di comprensione del mondo circostante e di dialogo con la parte non-nativa della comunità. Le artiste Goshorn, Mashburn ed Ernest partecipano a questo concetto attraverso l‘osservazione e la successiva rappresentazione artistica dell’interazione delle donne native americane con l’ambiente. Come dichiara Goshorn, “tradizionalmente, le popolazioni native hanno da sempre riverito ed onorato la qualità della donna di donare ed alimentare la vita proprio come la madre originaria, la Terra”. L’esposizione sarà accompagnata da un Simposio che avrà come protagonista la performer Hawaiana Candance Galla e si terrà il 15 maggio sempre presso l’Isola della Certosa.

Shan Goshorn è un’artista e attivista della Eastern Band Cherokee. I suoi lavori multimediali hanno come tema principale la questione dei diritti del popolo nativo americano e soprattutto la tutela dei luoghi sacri. Marcella Ernst è un’artista poliedrica, nata ad Audurn in California, dove vive e lavora. Appartenente alla tribù californiana degli Ojibwe è nota per i suoi film sperimentali e per le sue video-performances che combinano elettronica, sound design, film e proiezioni fotografiche di grande formato, che articolano il suo concetto di società attraverso le immagini e i suoni. Keli Mashburn cresce in un ranch all’interno della Riserva Osage nel nord-est dell’Oklahoma. Lavora fin dal 1998 in camera oscura, cimentandosi con le più svariate tecniche fotografiche per realizzare stampe in bianco e nero volte ad esplorare quel regno in bilico tra la realtà fisica e il mito.

Le artiste native Shan Goshorn, Keli Mashburn e Marcella Ernest a Venezia “Wah.shka”, guardare avanti con umiltà Foto, video e installazioni all’Isola della Certosa dall’11 al 19 maggio

articolo pubblicato il: 04/05/2017

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
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