periodico di politica e cultura 20 agosto 2017   |   anno XVII
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finanza

col ditino alzato

di Domenico Massa

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Navigando nel web è facile imbattersi in “blog” o giornali che dissertano su importanti temi senza conoscerne approfonditamente le caratteristiche. Nel migliore dei casi in buona fede, in altri casi con scopi censurabili. In concreto è facile imbattersi in una “fake new”. Quando è la BBC che titola: “Germany fears huge losses in massive tax scandal”, la notizia assume ben altra luce: ci viene svelata la più grande frode fiscale dal dopoguerra.

Si presume che in Germania nel periodo di 15 anni siano stati sottratti al fisco oltre 30 miliardi di euro con richieste di rimborsi erogati anche se non dovuti. La blasonata testata spiega: “Un gruppo internazionale di banchieri, avvocati e agenti di cambio - riferito che hanno collegamenti con la città di Londra - sembra aver sfruttato il sistema fiscale, impiegando pratiche che erano al massimo non etiche, peggio illegali. In definitiva, essi potrebbero aver privato lo stato di quasi 32 miliardi di euro (£ 28 miliardi e $ 36 miliardi).

Commentando, l’emittente tedesca ARD e il quotidiano tedesco Die Zeit hanno ritenuto sottolineare quante opere pubbliche o interventi nel sociale si sarebbero potuti realizzare con l’enorme cifra. Non si riuscirà mai a determinarne neanche approssimativamente l’entità perché il fenomeno ha interessato un lungo periodo di tempo ed i media tedeschi riferiscono che siano stati utilizzati due tipi di comportamento. In un caso la pratica consisteva nell’attività di banche ed agenti di borsa tedeschi che hanno acquistato e venduto azioni per gli investitori stranieri in modo da consentire loro di richiedere un rimborso fiscale che non avrebbero potuto richiedere.

Nella seconda circostanza (una variante più complessa), gli investitori e le banche hanno acquistato e venduto azioni appena prima e subito dopo il pagamento dei dividendi. Con un po' di documenti cartacei fantasiosi e sfruttando una procedura che consente a più persone o istituti di possedere contemporaneamente lo stesso “titolo”, sono stati in grado di richiedere numerosi rimborsi fiscali. Le autorità tedesche stanno attivamente indagando su una platea di banche e su alcuni soggetti. Un gruppo di giornalisti con l’aiuto di un illustre accademico di oltre oceano sta studiando la vicenda, che naturalmente, per la complessità delle operazioni finanziarie e per l’evolversi nel tempo della normativa che ha regolato la materia, presenta molte criticità avverse allo sforzo profuso per la ricostruzione della verità.

La BBC ci informa che sono coinvolte quaranta banche tedesche e numerosissimi operatori internazionali; alcuni soggetti risultano essere già stati espulsi dalla Germania. Se si accerterà che le transazioni con strumenti finanziari erano effettuate al solo scopo di generare il fittizio diritto al rimborso di imposte, ci troveremo di fronte ad una vera e propria truffa e non ad un semplice danno erariale.

Appare curioso, nella narrazione dei fatti, che il tutto si sia scoperto grazie alla solerzia e alla determinazione di una impiegata appena assunta alla quale è balzato all’occhio l’anomalia in una richiesta di rimborso milionaria, mentre durante molti anni ministri delle finanze, che spesso bacchettano noi italiani per la tenuta dei conti pubblici, non si siano accorti di nulla. Staremo a vedere gli sviluppi; per il momento registriamo che l’unica lezione per noi italiani è quella che i panni sporchi si lavano in casa, visto che ci sono voluti diversi anni per far emergere la questione; sotto il profilo della gestione, non credo che qualche ministro delle finanze tedesco possa più alzare il ditino sui conti dei Paesi poveri ed indebitati dell’Unione.

articolo pubblicato il: 17/06/2017 ultima modifica: 25/06/2017

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