periodico di politica e cultura 20 agosto 2017   |   anno XVII
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di Domenico Massa

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Dai titoli dei giornali, specializzati e no, si desume che su una parte del sistema bancario italiano si sia abbattuto un vero e proprio tsunami. E’ doveroso ricordare che certi argomenti devono essere affrontati con la massima prudenza e diligenza possibili, perché si tratta di un settore dove il rating o meglio ancora la “reputazione” rappresenta un valore importantissimo.

Dovrebbero essere perseguiti coloro che arrecano nocumento facendo circolare notizie false o imprecise alla stessa stregua di coloro che con la propria attività di Governo all’interno dell’Istituzione creditizia creano le condizioni per un appannamento dell’immagine agli occhi del pubblico. In questi giorni qualcuno ha titolato che il MPS è in bail-in e uno studio di avvocati ha inviato alla redazione interessata una precisazione.

Affrontare certi argomenti senza conoscere perfettamente la materia rappresenta un enorme rischio e si dà vita ad elucubrazioni che inevitabilmente sono classificate come “chiacchiere da bar”. Per evitare la ridda di ipotesi e previsioni sul futuro degli attori riguardanti la vicenda MPS è necessario fare riferimento alla normativa europea che regola l’argomento banche, in particolare alla possibilità di intervento dello Stato nel salvataggio degli Istituti credito. Tralasciando tutto il pregresso e restringendo il campo a due possibilità previste dalla normativa europea si può affermare che la nostra attenzione si deve concentrare su due possibili processi: “burden shering” e “bail-in” .

In Italia si è abusato del termine bail-in perché alcuni media hanno utilizzato il termine riferendosi al decreto per il salvataggio delle quattro banche avvenuto nell’ottobre del 2015.

Nell’occasione non si sarebbe dovuto parlare di bail-in perché il decreto, e le relative conseguenze, hanno anticipato di qualche mese la ratifica italiana delle direttive Europee. In buona sostanza non si può parlare di bail-in nel caso delle quattro banche, perché l’effetto del decreto ha notevolmente mitigato gli effetti rispetto alla nuda e cruda applicazione del bail in. Venendo a questi ultimissimi giorni ed al Monte dei Paschi di Siena, va precisato che non si sarebbe dovuto parlare di intervento dello Stato finché la banca non ne avesse fatta espressa richiesta. Dopo la richiesta, che è stata formalizzata dai vertici della banca, si possono ipotizzare due scenari: il primo più favorevole è quello che la banca venga riconosciuta solvibile secondo le procedure previste dalle normative europee e quindi si proceda con il “burden sharing”; nel caso non fosse possibile attivare questa procedura si profilerebbe inevitabilmente il bail-in.

Ora in entrambi i casi alcuni soggetti si troverebbero nella stessa situazione: ad esempio gli azionisti, mentre per gli obbligazionisti subordinati si profilano in ossequi alla normativa: due situazioni diverse e soprattutto per la restante platea degli attori (obbligazionisti senior, correntisti e depositanti) le due opzioni rappresentano due condizioni estremamente differenti.

Verranno versati fiumi di inchiostro ed ogni piega verrà sicuramente esplorata. Oggi però è imperativo che coloro che non conoscono la materia tacciano. Non è possibile aggiungere confusione nella già difficilissima situazione. Il Governo dovrebbe però mettere da parte le problematiche connesse al “consenso” e fare chiarezza. Più precisamente il Ministro dell’economia dovrebbe dire che le trattative in corso con la Commissione Europea sono condotte nel solco della normativa recepita a far data dal primo gennaio 2016 e non lasciar sperare in un “tana liberi tutti”. Il Commissario europeo che vigila sulla concorrenza Margrethe Vestager ha già dimostrato di voler evitare qualsiasi soluzione non conforme alla normativa europea sulla concorrenza. Ed in questo momento sta esaminando con atteggiamento molto critico le soluzioni che vengono prospettate per le due banche venete in difficoltà, un autorevole settimanale italiano ha riportato le esternazioni di un importante membro dello staff del Commissario sull’argomento. Un comportamento serio e trasparente eviterebbe inutili e dannosissime speculazioni sulla vicenda. Eviterebbe che in qualche oscuro ufficio qualcuno possa crearsi una rassegna stampa, da sottoporre ai propri clienti o potenziali clienti con lo scopo di delegittimare un concorrente per acquisire nuove masse da amministrare.

Per fortuna esiste e viene continuamente affinata la direttiva europea MIFID (Markets in Financial Instruments Directive) e si allarga continuamente lo spettro dei comportamenti da giudicare non idonei e quindi da sanzionare.

articolo pubblicato il: 11/06/2017 ultima modifica: 22/06/2017

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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