periodico di politica e cultura 20 agosto 2017   |   anno XVII
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Cassandra Crossing

di Domenico Massa

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Sono passati dieci anni dal momento in cui si cominciò a percepire il pericolo della crisi finanziaria che partì dall’uso disinvolto di strumenti finanziari complessi negli USA e poi fu esportata nel vecchio continente. Il “mostro” si è comportato come un virus mutante e resistente a tutte le iniziative di contrasto. In vero con il senno di poi possiamo ben dire che la classe politica europea ha peccato di un miserabile “nazional campanilismo” la cui miope interpretazione degli eventi è sotto gli occhi di tutti.

Il Fondo Monetario Internazionale, la BCE e la Commissione Europea (la così detta troika) hanno dato il meglio del possibile peggio. Hanno trasformato una crisi da quattro soldi, quella Greca, considerando il PIL Ellenico le cui dimensioni sono trascurabili all’interno del complesso degli Stati aderenti all’UE, in una valanga che ha piegato le economie del sud Europa. Dieci anni non sono pochi, anzi possiamo affermare rispetto ai dati storici a disposizione di chiunque, che sono veramente tanti anzi veramente troppi, se rapportati con il tempo di recupero di precedenti crisi mondiali.

In Italia la situazione può essere sintetizzata con l’esplosione degli ultimi dati diffusi dall’Istat e da altre importanti agenzie governative. Il debito pubblico ha raggiunto in questi ultimi giorni un ulteriore record, la disoccupazione è a livelli inimmaginabili (oltre 11%) con quella giovanile a livelli catastrofici (oltre il 37%). Per quanto riguarda gli effetti sulla popolazione il laconico comunicato dell’Istat rende perfettamente l’idea: “Nel 2016 si stima siano 1 milione e 619mila le famiglie residenti in condizione di povertà assoluta, nelle quali vivono 4 milioni e 742mila individui…” Siamo a bordo di un treno ideale diretto a tutta velocità verso un punto di non ritorno, come avveniva nel film “Cassandra Crossing”. Una cosa è certa: la pressione fiscale non può aumentare oltre in Italia.

Da quel che trapela dai desiderata dei leader politici dei vari schieramenti le ricette per salvare l’Italia si sostanziano in azioni inqualificabili sotto il profilo dell’efficacia. Il ventaglio di soluzioni raggruppa idee bizzarre quale potrebbe essere quella dell’introduzione di una moneta per gli scambi interni, con un chiaro riferimento alle Am Lire; chi le propone, però, dimentica che la svalutazione portata dall’immissione delle lire stampate dagli “alleati” determinò la frantumazione del sistema previdenziale italiano nato con il sistema della capitalizzazione e calcolato con il metodo contributivo.

Lo Stato fu costretto per evitare di distribuire pensioni da “barzelletta” a cambiare sistema, trasformandolo da capitalizzazione a distribuzione e misurando l’importo dell’assegno con il sistema retributivo. E’ doveroso ricordare che si può cambiare il sistema pensionistico da sistema a capitalizzazione in sistema a contribuzione, ma non è possibile l’inverso. Infatti In Italia il sistema non è cambiato rimanendo “sistema a distribuzione”; è cambiato solo il metodo di calcolo dell’assegno che si avvale del sistema contributivo in sostituzione di quello retributivo. L’unica sostanziale differenza è la decurtazione dell’importo dell’assegno per oltre il 50% rispetto a quello calcolato con il metodo retributivo. In pratica l’allungamento dell’età pensionabile, per legge, non sarebbe stato necessario, perché a queste condizioni l’abbandono volontario del posto di lavoro per godersi il meritato riposo sarà un lusso che pochi si potranno permettere dovendo rinunciare a più del 50% del proprio tenore di vita; forse sarebbe più onesto parlare di capacità di sussistenza.

Alcuni politici hanno in mente di aggredire il patrimonio degli italiani introducendo una tassa sul patrimonio e tassando pesantemente le successioni, come avviene in altri Stati. Il programma è quello di spostare l’imposizione dal reddito al patrimonio, con buona pace di coloro che faticosamente con il contributo di più generazioni il patrimonio lo hanno costituito dopo aver pagato fino all’ultimo il dovuto per l’imposizione sul reddito. Il vero flop in questi ultimi anni sono stati i vari tentativi di riorganizzazione della spesa pubblica (si tratta di 800 miliardi di euro l’anno), alla quale sembrerebbe non sia possibile procedere con un’ottimizzazione che permetta di liberare risorse per la spesa produttiva recuperando gli sprechi. La “macchina burocratica” è silenziosamente autoreferenziale e dispone di un’inattaccabile meccanismo di autodifesa.

L’attuale ministro dell’economia si dimostra fiducioso sulle condizioni della ripresa dimostrandosi euforico per i segnali di aumento del PIL, anche se nuovi approfondimenti dimostrano che a trainare è il settore dell’auto che ha fatto segnare un record di immatricolazioni. L’Europa è “in marcia” mentre l’Italia non riesce a decollare. Sarebbe bello se l’Italia fosse un Paese ricco che richiama forza lavoro dall’estero, ma purtroppo è soltanto una destinazione, facile da raggiungere, funzionale alla tratta di esseri umani posta in essere da moderni schiavisti che si avvalgono di ogni opportunità per trarre guadagni dalle incertezze e dalle divisioni dei politici italiani e dalla miopia delle Istituzioni Europee a “trazione” tedesca.

articolo pubblicato il: 16/07/2017 ultima modifica: 30/07/2017

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