periodico di politica e cultura 20 agosto 2017   |   anno XVII
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sei gorilla e un pernacchione

di Teddy Martinazzi

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Benedetto Croce, nativo di Pescasseroli, parlando della sua famiglia che era originaria del vicino Montenerodomo, raccontava che i paesani dovevano pagare una tassa per la dote di una fanciulla, nobile ed orfana, morta circa duecento anni prima.

Le cose non sono così cambiate dai tempi dei Borboni, se ancora adesso sembra che su certe accise pesino le spese dello sforzo bellico per conquistare “un posto al sole”, ovvero l’Abissinia, oggi Etiopia.

Le cose non sono cambiate dai lontani anni settanta del secolo scorso, quando la gente cadeva per le strade sotto i colpi dei “compagni che sbagliano” delle Brigate Rosse, come erano allora definiti da esponenti del PCI. A quel tempo si rese necessario munire di scorte politici, magistrati ed altri personaggi; più la scorta era sostanziosa, più l’autorità protetta era importante. Persone come Bachelet, Biagi, D’Antona, evidentemente non erano considerate importanti, dato che non avevano chi tentasse di difenderle.

Come ai tempi del feudatario di Montenerodomo, e come ai nostri tempi di accise “imperiali”, dopo tanto tempo dalla fine degli “Anni di piombo” ancora il poter contare su di un nutrito gruppo di guardaspalle è considerato status symbol.

Non si sa quali studi abbia fatto Andrea Orlando, ma si sa quali lavori “non” abbia fatto, dato che a venti anni era già responsabile dei giovani comunisti spezzini. Quello che si sa è che con i suoi atteggiamenti riesce a rendere simpatico anche un personaggio come Matteo Renzi, che di suo simpatico non lo è certo.

Orlando ha perso il congresso del partito. Quando uno perde, deve obbedire a chi vince o, secondo la masochistica tradizione della sinistra italiana, fondare l’ennesimo partitino.

Orlando, come il suo sodale Emiliano, è stato stracciato da Renzi al congresso, ma ancora chiacchiera e si presenta a piazza Santi Apostoli “Insieme” ai cascami della sinistra, con la prospettiva di non entrare in Parlamento (gli altri, non lui che sta saldamente ancorato al PD).

Il vostro caro Teddy ha contato ben sei gorilla accanto ad Andrea Orlando mentre parlava male di Renzi. Forse non erano tutti guardaspalle e magari qualcuno era un semplice portaborse o galoppino, non sappiamo.

Certo è che nessuno che non sia malato di mente possa pensare di attentare alla vita di Orlando. Molti avrebbero la tentazione, sì, di fargli una pernacchia, o un più incisivo pernacchio, come direbbe il grande Eduardo, o meglio ancora, un sonoro pernacchione. Ma sei gorilla contro un pernacchione sono effettivamente troppi per il tartassato contribuente italiano.

articolo pubblicato il: 03/07/2017 ultima modifica: 11/07/2017

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