periodico di politica e cultura 22 novembre 2017   |   anno XVII
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gli inni della politica italiana

di Ada


nella stessa sezione:
Dalla carissima amica Anna L. ricevo una singolare lettera che qui trascrivo in parte:

“L’altra mattina mi ha svegliato Il solito fracassone in auto che normalmente fa sentire a mezzo paese le sue predilezioni rocchettare. Questa volta invece si trattava della famosa marcia di Radesky che con grande simpatia molti ascoltano il giorno di Capodanno. Come saprai abito ad un tiro di schioppo dal confine austriaco con il nostro Alto Adige: sai anche che io non sono una fanatica patriota, ma non mostro volentieri la mia scarsa italianità tanto che a volte mi va di tifare per le squadre di calcio avversarie di turno di quella italiana. L’altra mattina però le note briose della marcia imperiale austriaca mi hanno fatto sorridere pensando a quel ragazzo fracassone che non aveva di meglio per festeggiare la decisione di Vienna con la “grande” impresa di creare un “muro” di militari (in tutto settanta) e bloccare un’improbabile invasione barbarica di migranti della dolce e ora anche mite Austria: o voleva entusiasmarsi per la vittoria elettorale dei partiti di destra nelle elezioni dell’altro giorno. Che ne pensi?”

Cara Anna non esiste più ‘l’Imperial Kriegmarine e tutto il lavoro nel Mediterraneo per fermare gli extracomunitari clandestini e salvare tante vite umane lo sta facendo la marineria italiana militare e civile. Però gli austriaci sono simpatici e soprattutto gli Strauss, ma quando scrivono valzer e non marce militari.

Per me la musica, quando è bella è accattivante e aiuta i partiti nelle campagne di propaganda elettorale. La stessa “Giovinezza” usata dal fascismo era tratta da una popolare operetta dell’epoca e non si può dimenticare il grandioso Inno a Roma cantato per iniziativa di Almirante in tutti i comizi del MSI e non era una composizione fascistoide come qualcuno pensava: la musica è di Giacomo Puccini su un testo addirittura di Orazio vissuto duemila anni fa. Ora è cantato dai più noti tenori, ultimamente – lo abbiamo ascoltato – da Andrea Bocelli nel suo concerto al Colosseo. E poi i comunisti italiani e i sindacati affiliati avevano il trascinante “Inno dei lavoratori” mentre nella DC si cantava un “Bianco Fiore” che non ebbe grande fortuna, al contrario di quello scelto dai liberali italiani e tedeschi riuniti a Berlino Ovest. Convennero sull’Inno alla gioia” dalla Nona Sinfonia di Beethoven che qualche anno dopo è divenuto l’inno ufficiale dell’Unione Europea.

Ora purtroppo non si vede in Europa tanta gioia, ma forse non è proibito ancora sperare.

articolo pubblicato il: 20/10/2017 ultima modifica: 08/11/2017

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