periodico di politica e cultura 14 dicembre 2017   |   anno XVII
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opinioni e commenti

ce lo chiede l'Europa

di Leo Massa

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Considerando che secondo uno studio pubblicato nel 2015 da Roxanne Dunbar–Ortiz, le popolazioni indigene del Nord America furono decimate del 90% durante la colonizzazione delle Americhe da 100 milioni a 10 e che i nativi subiscono, oggi, pesanti discriminazioni e fanno i conti con disparità economica, aspettativa di vita più bassa della media, istruzione inadeguata ed ovviamente povertà, declassare il Thanksgiving Day a fenomeno consumistico è sbalorditivo. Come è sbalorditivo che l’interesse economico delle multinazionali possa essere anteposto agli interessi delle popolazioni. Spesso noi italiani sentiamo dire da alcuni nostri politici: “ce lo ha chiesto l’Europa”. Dovremmo domandarci: ma all’Europa chi lo chiede?

Venendo al punto sarebbe anche necessario domandarsi chi è l’Europa. L’Europa è composta da tre grandi identità: i popoli, i territori ed una unica moneta. Purtroppo l’Unione non ha riguardato il Governo, che è stato surrogato da Organismi in parte elettivi ed in parte composti di nominati. La qualità degli eletti determina lo strapotere dei nominati sia politici sia burocrati. Per i politici italiani di professione essere eletti alle europee ha sempre rappresentato una sorta di benefit di commiato dalla vita politica nazionale e questo naturalmente si riflette sul peso dell’Italia in Europa. E’ immorale che l’interesse economico delle multi-nazionali sovrasti quello di un popolo e soprattutto è immorale che il popolo non abbia alcuna possibilità di far valere le proprie ragioni.

Cosa chiedono le multinazionali ai burocrati dell’Unione Europea: l’appiattimento della popolazione, la banalizzazione dei principi morali quali la solidarietà, l’accoglienza, il rispetto del diritto alla felicità. Ancor peggio chiedono che il popolo abbia la percezione della felicità quando riesce a far quadrare il bilancio familiare e magari possono spendere una bella fetta di ricchezza in prodotti tecnologici. Vengono usati mezzi di “distrazione di massa”: uno degli esempi potrebbe essere la difesa della laicità delle Istituzioni Europee, discussioni sulla inopportunità di esporre simboli religiosi nelle aule scolastiche; un altro tema spesso utilizzato per distrarre è quello dei diritti civili con tutte le elucubrazioni collegate. Ma come è possibile che nessuno dei voli pindarici sotto il profilo ideale si traduca in atto concreto? La situazione dell’immigrazione incontrollata e realizzata con il contributo di criminali è sotto gli occhi di tutti. L’assurda vocazione all’austerità nei conti degli Stati Membri è considerata un Totem sotto il quale si celebrano sacrifici. Mentre la macchina della distrazione lavora incessantemente il vero obiettivo pian piano viene raggiunto: la riduzione in schiavitù economica di un intero continente.

La progressiva svalutazione della componente lavoro e la continua rivalutazione del capitale. Mi meraviglio io stesso di quanto scrivo, ma è necessario contestualizzare da un punto di vista dell’epoca, per non cadere nell’errore di rivalutare linee di pensiero che hanno causato milioni di morti. Tuttavia non è possibile accettare l’idea che un’entità economica che espande i propri interessi su diversi territori e popoli possa far valere la propria capacità di scelta sulla localizzazione dei propri stabilimenti e soprattutto decidere dove pagare le tasse. Or bene qualora in Europa si decidesse di abbandonare le diatribe sull’esposizione dei simboli religiosi e si lasciassero perdere le disquisizioni sui diritti umani perché è un’utopia poterli garantire in zone del pianeta dove non è possibile garantire la sopravvivenza, allora si potrebbe cominciare a parlare delle nuove misure da porre in essere per garantire il diritto alla felicità del popolo europeo.

Un tempo i governi cercavano di contrastare la concorrenza degli altri con l’introduzione dei dazi. Oggi tornerebbe molto comoda la visione pragmatica dei burocrati europei che, se applicata fuori dai confini europei, è utopistica; la stessa avrebbe un enorme impatto se applicata pedissequamente all’interno dell’Europa. Sarebbe sufficiente che un qualsiasi bene o servizio introdotto o fatto fruire in Europa debba imperativamente rispondere a specifici requisiti che identifichino e valutino gli standard di sicurezza e condizioni di lavoro di tutti coloro che hanno contribuito alla realizzazione del bene o servizio. Dovrebbe essere impossibile commercializzare in Europa un paio di scarpe prodotte in un Paese dove è permesso costringere persone al lavoro senza alcuna tutela di sicurezza e per turni massacranti ed inaccettabili per una democrazia matura.

Purtroppo, con la complicità dei “distrattori di massa” nel vecchio continente si sta equivocando: è propagandato che sia necessario rinunciare alle tutele dei lavoratori per attirare capitali e creare nuovi posti di lavoro. Alcuni politici al soldo di interessi economici diversi da quelli di coloro che li hanno eletti ricorrono a frasi ad effetto ed un “tabù” viene sostituito con un “totem”. Una cosa è certa: parlare di abolizione di art. 18 avrebbe dovuto rappresentare un “tabù”, ma dal punto di vista di chi voleva la possibilità di ricatto sui lavoratori si trattava di abbattere un “Totem”.

articolo pubblicato il: 28/11/2017 ultima modifica: 11/12/2017

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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