periodico di politica e cultura 14 dicembre 2017   |   anno XVII
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editoriale

tutti a casa

di Carla Santini


Se continua così, finisce come ai tempi della guerra civile, in cui, al di là della retorica resistenziale, la maggioranza dei giovani in età di leva se ne stava rintanata in soffitte e casolari, aspettando che passasse la bufera. C’era, indubbiamente, chi aveva preso la via delle montagne e chi, al contrario, si era arruolato nelle formazioni repubblichine, ma tantissimi erano i giovani renitenti alla leva ed ancor di più i militari che, abbandonati i propri reparti dopo l’otto settembre, se ne stavano alla finestra in attesa degli avvenimenti.

Oggi, in tempi fortunatamente meno perigliosi, si sta verificando la stessa cosa; la metà, più o meno, dei potenziali elettori non è interessata a votare e questo dato statistico va corretto con quanti, per motivi di riservatezza, specialmente nei paesi, preferiscono farsi vedere al seggio ma mettono nell’urna una scheda bianca.

Gli elettori grillini sono in forte crescita percentuale. Tutto perfetto, apparentemente, per il M5s, ma un po’ meno se si considera che gli elettori aumentano in un quadro di disaffezione dalla politica e che appartengono in gran parte ai delusi del PD. Quella spinta innovativa che portò nel 2013 milioni di elettori del centro destra a votare per i Cinque stelle si è esaurita, il chi significa che il M5s è da tutti considerato ancora un movimento di protesta, ma non più un qualcosa che supera gli schieramenti. Le recenti dichiarazioni di Luigi Di Maio sull’abolizione del job act, con conseguente ripristino dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, non sono certo un occhiolino strizzato a possibili elettori moderati. Ma, evidentemente, il poter pascolare sulle praterie del PD compensa la perdita dei voti di destra. L’appoggio promesso alla legge sul biotestamento e, prima che la legislatura finisca, allo jus soli, è un chiaro segnale di una strategia volta a catturare voti a sinistra.

Non sarà la nuova aggregazione presieduta da Grasso a togliere voti al PD. Loro affermano di puntare al dieci per cento, ma segretamente sperano di superare, sia pur di poco, la soglia di sbarramento e sedersi in Parlamento. Su quanto possano in seguito contare a livello politico è molto probabile che non si facciano soverchie illusioni; qualcuno di loro sarà intervistato in tempo per i telegiornali delle venti, ma sperare di fare accordi con il PD dopo tutti gli insulti che sono volati tra di loro è piuttosto aleatorio, mentre il M5s, proprio per la sua collocazione antipolitica, non vorrà, forse, fare accordi di alcun tipo. Ma tutto è possibile, ovviamente.

Il quadro, dall’altra parte, non è migliore. Il centrodestra cresce complessivamente nei sondaggi, ma portandosi dentro tutte le contraddizioni che da troppi anni lo contraddistinguono. La Lega perde voti a favore di Forza Italia, mentre Matteo Salvini crede di farsi forza al di fuori del bacino d’utenza originario tirandosi dentro Alemanno e Storace. Giorgia Meloni si è giustamente adontata di questa campagna acquisti volta a pescare nel suo elettorato e Salvini rischia di alienarsi troppi leghisti che non vedono di buon occhio certi arrivi. Storace fu un buon presidente della Regione Lazio, ma lo stesso non si può certo dire di Alemanno, che come Sindaco di Roma non è rimpianto proprio da nessuno.

La Meloni è preparata, ma non vuole scrollarsi di dosso il suo passato di giovanissima attivista del Movimento Sociale. Anche adesso che ha tolto dal suo partito la dizione troppo finiana di Alleanza Nazionale, non ha saputo abbandonare la vecchia fiamma tricolore, rimanendo con un elettorato fedele, ma circoscritto.

Sul rientro in campo di Berlusconi è meglio sorvolare. In tanti anni Forza Italia non è riuscita a diventare un vero partito, con confronto interno e crescita di un ceto politico normale. Tutto, invece, è cristallizzato a ventitré anni fa, con un uomo solo al comando e tante figure di contorno. Ogni tanto qualcuno, come Alfano o Parisi, viene ufficiosamente indicato come delfino, ma al primo, timido tentativo di esprimere una propria linea viene immediatamente bruciato. Se c’è un motivo per cui tanti elettori di centro destra rimarranno a casa il giorno delle prossime elezioni è proprio perché sono demoralizzati da un quadro politico cristallizzato.

articolo pubblicato il: 05/12/2017

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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