periodico di politica e cultura 25 aprile 2018   |   anno XVIII
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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arte e mostre: a Venezia

"Guido Strazza per la Ca' d'Oro"

di Michele De Luca

L'attività artistica di Guido Strazza (Santa Fiora, Grosseto, 1922) inizia, appena ventenne, dopo un incontro a Milano con Filippo Tommaso Marinetti, che vede i suoi disegni giovanili e lo invita alle mostre di Aeropittura che si tengono, nel 1942, a Roma, in Palazzo Braschi, e a Venezia, nell'ambito della XXXIV Biennale. E' un incontro "fatale", al quale ne fanno seguito tanti altri, che il giovanissimo Strazza, interprete tra i più originali e sensibili della linea lirica astratta italiana del dopoguerra, così rievoca: "Siamo andati avanti così per lungo tempo: appena potevo mi presentavo in quel suo studio stipato di libri e riviste e lo ascoltavo, ogni tanto tirava fuori un volume dagli scaffali e me lo regalava. Mi ha aperto gli occhi sull'arte contemporanea; l'amicizia con quel vecchio maestro era un'esperienza straordinaria, ma io tiravo dritto per la mia strada. Mi sono laureato e ho fatto l'ingegnere per due anni". Poi la decisione che rivoluziona la sua vita, e cioè la scelta molto coraggiosa di dedicarsi interamente all'arte: nel 1948 si reca in Sud America, spostandosi dal Perù al Cile e al Brasile. A Lima è tra i promotori della "Agrupaciòn Espacio", l'associazione di architetti ed artisti che lavorano al progetto di ristrutturazione della città di Callao distrutta dal terremoto, e sviluppa un profondo interesse per l'arte preincaica; a Rio de Janeiro conosce Fayga Ostrower, che lo inizia alle tecniche incisorie, e San Paolo, ormai pittore di successo, espene le sue opere nelle Biennali del 1951 e 1953.

Rientra in Italia nel 1954, prima a Venezia e poi a Milano, concentrando la sua ricerca nei "racconti segnici", nelle lunghe pitture in rotolo (conservate oggi al Museum Ludwig di Colonia) e negli studi sulle metamorfosi delle forme, raccolti poi in una serie di cicli pittorici. Nel '63 si stabilisce a Roma, dove frequenta i laboratori della Calcografia Nazionale, allora diretta da Maurizio Calvesi, per approfondire il linguaggio dell'incisione, i cui risultati, incentrati sul rapporto cangiante segno-luce (immagini su schermi mobili trasparenti) e, in seguito, sul rapporto luce-geometria (che troveranno compiuta espressione nel ciclo di pitture e litografie Ricercare del 1973), verranno esposti alla Biennale veneziana del 1968 in una sala personale. Sarà Carlo Bertelli, divenuto direttore della Calcografia nel 1974, ad invitarlo a impostare una didattica dell'incisione, a cui Strazza si dedicherà con grande passione, competenza ed originalità per due anni, dando testimonianza di questa importante esperienza nel libro Il gesto e il segno edito da Scheiwiller nel 1979, mentre il seguito creativo approdava alla realizzazione di grandi cicli pittorici ("Trama quadrangolare", "Segni di Roma" e "Cosmati") fino ai più recenti Archi e Orizzonti, tutti accolti in eventi espositivi presso prestigiose istituzioni e che gli valgono importanti riconoscimenti, tra cui, nel 2003, il Premio Feltrinelli per l'Incisione.

La Ca' d'Oro propone un prestigioso omaggio a Guido Strazza per i suoi imminenti 95 anni. Lo fa in occasione della donazione di un nucleo di oltre 40 opere - 12 dipinti e 36 opere grafiche - che l'artista romano, da sempre "veneziano di adozione", ha deciso a favore della Galleria Giorgio Franchetti. Si tratta di un nucleo di lavori molto specifici di Strazza, da lui dedicati prevalentemente alle geometrie dei Cosmati, gli abilissimi marmorari romani che nei primi due secoli dopo il Mille impreziosirono con opere di assoluta maestria chiese e palazzi, attingendo a più antichi modelli veneto bizantini. Ad unire la Cà d'Oro, Guido Strazza ed i Cosmati c'è la figura di Giorgio Franchetti. "In questa mostra, un grande artista e un grande collezionista sono uniti, a distanza di un secolo, da due fattori comuni ad entrambi: il mecenatismo e la passione per i marmi antichi", sottolinea Claudia Cremonini, Direttore della Cà d'Oro e co-curatrice della Mostra.

Franchetti si cimentò direttamente in uno degli edifici simbolo di Venezia, la Ca ' d'Oro, da lui acquistata e donata allo Stato nel 1916. Strazza fu attratto dai pavimenti musivi delle basiliche romane negli anni della seconda guerra mondiale. Realtà, simbolo e astrazione si fondono, combinati dalla passione per le pietre pregiate, accanitamente raccolte da Giorgio Franchetti, tra Roma, Firenze e amorevolmente da lui rimontate nel pavimento della Ca d'Oro; contemplate, copiate da Strazza in anni difficili, di armonia perduta, e rielaborate decenni dopo, tra gli anni Settanta e Ottanta: geometrie colorate riaffioranti nella memoria e dall'anima. L'interesse di Strazza per i Cosmati muove da quell'incunabolo di ispirazione che fu il Futurismo: da lui conosciuto con la guida di Filippo Tommaso Marinetti. Le ruote di porfido con le fasce circolari dovevano essere familiari a un aeropittore, che fu davvero pilota di aviazione. Le riflessioni su movimento, spazio e luce, il rapporto con le altre arti, in particolare la musica, sarebbero stati sempre al centro della riflessione di Strazza, dei suoi segni, sia pittorici sia grafici, e partono da quella giovanile e precocissima esperienza.

"Con Guido Strazza per la Ca' d'Oro - sottolinea Daniela Ferrara, Direttore del Polo Museale Veneto e co-curatore della Mostra - si ripropone al pubblico una genuina relazione tra arte antica e arte moderna. Un sincero rapporto d'amore tra l'icona' architettonica, già attualizzata da Giorgio Franchetti agli inizi del Novecento, e l'opera di Guido Strazza, nella sua ideale e moderna prosecuzione di pensieri senza tempo". Nell'occasione dell'esposizione del prestigioso corpus di opere di Guido Strazza, Claudia Cremonini ha deciso di proporre al pubblico, in un suggestivo dialogo tra opere antiche e contemporanee, un nucleo di testimonianze dei maestri lapicidi alto medievali, patrimonio del Museo veneziano. Non solo i celebri pavimenti cosmateschi, dunque. Ma anche, in rapporto diretto e formalmente stringente con alcuni pezzi della donazione, frammenti lapidei, ceramiche, elementi architettonici della stessa Ca d'Oro, o inseriti in essa dal Barone Franchetti, che, nella loro maggioranza, non sono mai stati esposti al pubblico.

"La mostra - sottolinea il Direttore della Galleria - rende evidente l'assonanza tra la produzione qui esposta di Strazza, i"Segni di Roma", e le "Pietre di Venezia" della Ca' d'Oro e, in particolare, con due delle meraviglie per essa ideate da Franchetti: la Cappella del Mantegna, rivestita da preziosi marmi venati, e il mosaico pavimentale dell'atrio".

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Il lungo percorso di un segno
Una mostra allestita a Venezia nel più bel palazzo sul Canal Grande

articolo pubblicato il: 15/03/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
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