periodico di politica e cultura 25 aprile 2018   |   anno XVIII
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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arte e mostre: a Roma

"Rebirth"

Disturbante ma non sensazionalistico, poetico ma non retorico. Dimenticate ciò che sapete della pelle e del corpo, del cambiamento e dell'immobilità. White Noise Gallery presenta Santissimi

Rebirth

24 marzo - 21 aprile 2018 a cura di Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti via della Seggiola, 9 | Roma vernissage 24 marzo ore 18.30

Due teste umane sorrette soltanto dalle corrispettive braccia aggrappate a un trespolo, in posizione da volatile. In un romanzo dell'800, saremmo di fronte alla fantasia di uno scienziato pazzo. Nella realtà di oggi, siamo di fronte a un'opera di Sara Renzetti e Antonello Serra, due artisti radicali e rigorosi, poeti della carne che trovano nelle anatomie impossibili la rappresentazione visiva e concettuale dell'essere e dell'esistere. Sono i Santissimi, duo sardo che il 24 marzo inaugura a Roma "Rebirth", l'esposizione curata da Eleonora Aloise e Carlo Maria Lolli Ghetti della White Noise Gallery. E "Rebirth" sarà il primo atto di un nuovo percorso della galleria romana che dal quartiere di San Lorenzo si trasferisce in pieno centro, nel cuore di uno dei quadrilateri dell'arte contemporanea a Roma, inaugurando una programmazione più coraggiosa e concettuale, di matrice fondamentalmente installativa. I Santissimi usano il corpo come strumento di comprensione dello spazio e del tempo, indagandolo nel ciclo nascita-morte. Il corpo è una sorta di guscio che racchiude storie e memorie, individuali e collettive, la superfice narrativa di un discorso sulle condizioni sociali, politiche e culturali del soggetto contemporaneo in crisi, condannato a dimenarsi fra isolamento e allucinazione, desiderio e frustrazione.

Attraverso una tecnica di modellazione del silicone, successivamente cristallizzato nella resina, i Santissimi creano meticolosamente sculture a misura umana (che così diventano specchio riflesso dello spettatore) di corpi indeboliti e crudelmente imperfetti, portatori sani di deformazioni emotive e fisiche. Corpi dagli occhi chiusi ed il volto impassibile. Corpi disturbanti ma immersi in una calma irreale perché hanno imparato l'angoscia esistenziale e riconosciuto l'incompletezza come condizione inevitabile dell'esistenza. Ogni opera suggerisce la promessa di un movimento che non arriva mai, dilatando il tempo in un unico, infinito attimo. E tra angoscia e malinconia, si susseguono fossili anatomici e corpi da incubo, fino ad arrivare a una scultura come "Mom", per la prima volta in esposizione, in cui la forma torna all'origine e la carne diventa pura materia da plasmare, embrione indefinito che evoca inquietudini ancestrali. I Santissimi indagano forma e sostanza di esseri che hanno dimenticato la loro storia naturale e da dove provengono, in uno sfasamento continuo dell'identità. Una sorta di passione da laboratorio rivela l'empirismo filosofico come corrente culturale di riferimento dei Santissimi e si traduce nella messa in forma, in materia, in arte del pensiero filosofico-scientifico. La potenza delle immagini dei Santissimi, dunque, sconvolge e riscrive il concetto di pudore, di morbosità, di corpo in un orizzonte che contempla il cinema del primo David Cronenberg, alcune metamorfosi di Jan Fabre e il "corpo senza organi" teorizzato da Antonin Artaud.

articolo pubblicato il: 15/03/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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