periodico di politica e cultura 20 maggio 2018   |   anno XVIII
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arte e mostre: a Milano

Tino Stefanoni

Tino Stefanoni. La realtà e la magia a cura di Elena Pontiggia 22 Marzo - 27 aprile 2018 inaugurazione giovedì 22 marzo, ore 18.00

Tutta la pittura di Stefanoni è stata una ricerca della poeticità racchiusa nella prosa di tutti i giorni, un libretto di istruzioni per l'uso della realtà. E' stata la rivelazione della magia delle cose comuni, che non splendono, non si impongono, non primeggiano. Eppure sono il vocabolario della vita. Elena Pontiggia

A pochi mesi dalla sua scomparsa, la Galleria Robilant+Voena propone una rassegna antologica dedicata a Tino Stefanoni. La mostra, dal titolo La realtà e la magia, aprirà il prossimo 22 marzo: un meritato tributo al maestro lecchese che, nella sua lunga carriera artistica, ha saputo coniugare la razionalità, dovuta alla sua formazione culturale di architetto, con la classicità della tradizione pittorica che da Beato Angelico arriva a De Chirico e Carrà, sviluppando linguaggi diversi legati dalla metafisica, il vero unico comune denominatore che ha conferito uniformità al suo lavoro. La Galleria Robilant+Voena, nota nel panorama artistico internazionale soprattutto per la specializzazione nella pittura antica, da tempo sta riscoprendo e valorizzando, con numerose esposizioni e cataloghi, artisti che hanno sviluppato il loro percorso pittorico negli anni Sessanta e Settanta, come, ad esempio, Bonalumi, Scheggi, Colombo, Sarri e oggi Stefanoni.

Curata da Elena Pontiggia, l'esposizione presenta, in una selezione di circa trenta opere, buona parte del percorso artistico di Tino Stefanoni (1937-2017), dalla fine degli anni Sessanta agli anni Dieci del nuovo Secolo. Dal ciclo dei Riflessi, alle Tavole, alle Piastre guida per la ricerca delle cose, le opere realizzate nel decennio che va sino alla fine degli anni Settanta presentano immagini rese nella loro essenza, immune da ogni coinvolgimento emotivo. Che si tratti dei paesaggi in miniatura che evocano quelli di Carrà o delle serie di oggetti, forme e basiche della quotidianità, dipinte su tela grezza come tavole di un abbecedario visivo, l'artista cerca di renderne la poesia nascosta senza interferenze di tipo pittorico, rivelando una metafisica priva di mitologia attraverso una pittura molto meditata, intellettuale, quasi matematica. Stefanoni infatti ha un approccio razionale alla composizione artistica, non si affida all'ispirazione ma calcola con meticolosa precisione l'effetto poetico che vuole raggiungere. Il passaggio al quadro dipinto avviene negli anni Ottanta con la serie dei Senza Titolo, nature morte e vedute nelle quali ogni elemento è ridotto all'essenziale, diventando icona di uno stile unico e riconoscibile, ideale prosecuzione della strada tracciata da De Chirico e Carrà. In queste opere, permeate da un'atmosfera sospesa, scompare ogni traccia di realismo; le pennellate si fondono una nell'altra e gli oggetti sono evidenziati da un morbido bordo nero. Stefanoni asciuga ogni emozione intorno a questi dipinti dove ogni elemento ha una sua collocazione oggettiva, i colori sono artificiali e le immagini stereotipate. Tino Stefanoni ha saputo dialogare con intelligenza e ironia con le forme più avanzate della ricerca artistica internazionale e ha rinnovato la pittura portandola ad una dimensione astratta e concettuale.

Il 13 aprile verrà presentato, nella sede della galleria, il Catalogo ragionato delle opere di Tino Stefanoni edito da Allemandi. Saranno presenti i curatori Elena Pontiggia e Valerio Dehò. Per l'occasione sarà disponibile presso la galleria il Catalogo Ragionato dell'artista. 22 marzo - 27 aprile 2018 inaugurazione giovedì 22 marzo, ore 18.00

22 marzo - 27 aprile 2018 inaugurazione giovedì 22 marzo, ore 18.00

per il pubblico: Galleria Robilant + Voena Via Fontana, 16 - 20122 Milano Paolo Bonacina +39 028056179 paolo@robilantvoena.com

articolo pubblicato il: 13/03/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
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