periodico di politica e cultura 22 giugno 2018   |   anno XVIII
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mondo fintech

di Leo Massa

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Verso la fine degli anni 2000 e gli inizi del nuovo millennio si è sviluppato nel mondo l’utilizzo della rete internet. Nel 2001 sembrò che le nuove tecnologie fossero abortite ancor prima di espandersi; l’indice americano di borsa deputato alla quotazione delle aziende tecnologiche, il NASDQ composite, era crollato del 60% e la perdita registrata tra il 10 marzo del 2000 ed il 29 maggio del 2001 di 2,88 trilioni di dollari era riconducibile per il 75% a 20 titoli del settore high- tech e telecomunicazioni.

Oggi in pochi riescono a fare a meno di una connessione internet: la piattaforma è sopravvissuta al crollo del settore high-tech e telecomunicazioni, e rappresenta un cardine del balzo compiuto dall’umanità per il progresso.

Oggi l’innovazione è incarnata dalle start-up nel settore tecnologico: le star-tech si stanno sviluppando in tutto il mondo, prevalentemente negli USA India Cina, ed in tutti i settori.

La tecnologia blockchain merita un approfondimento in più rispetto ad altro. Il grande pubblico ha focalizzato la propria attenzione sulle criptovalute, grazie allo spazio riservato dai media all’argomento, in primis il bitcoin. Le criptovalute non avrebbero ragione di esistere se non si fosse creata la tecnologia a catena di blocchi. Il blockchain è un registro digitale di transazioni che continuamente aggiorna la sua estesa lista di record di informazioni, classificando i dati in blocchi in ordine cronologico, e aggiungendo i nuovi blocchi a una catena già esistente, grazie all'approvazione anonima degli altri membri della catena, attraverso il c.d. time stamping.

Una volta aggiunte ad una blockchain, le informazioni non possono più essere alterate o cancellate, garantendo quindi un sistema trasparente ed accurato di registrazione delle transazioni. Poiché ogni nodo (computer) del sistema ha una copia del file blockchain, gli utenti possono rapidamente individuare eventuali discrepanze, primo segnale di tentativi di frode o di hacking. Il campo di applicazione della tech blockchain è immenso. Come, con il passare del tempo, l’attenzione è stata distolta dai componenti della bolla del 2001, anche ai giorni nostri presto ci si dimenticherà dei vari nomi delle criptovalute, ma come a suo tempo l’umanità ebbe a godere dell’immensa utilità della piattaforma internet attualmente la tecnologia blockchain rimarrà e segnerà una nuova conquista della nuova era tech. Un elemento di preoccupazione per quanto attiene il tech è rappresentato dai “big data” cioè l’immensità di dati contenuti all’interno delle varie banche dati e dalla facilità di accesso esasperata dalle nuove tecnologie.

L’utilizzo delle nuove tecnologie da un lato costringe i fruitori a riversare i propri dati all’interno di contenitori dai quali possono essere prelevati e riutilizzati, almeno a quanto pare, senza lo specifico consenso. Lo scandalo che ha coinvolto “facebook” e costretto il fondatore a scusarsi pubblicamente per aver sottovalutato la problematica della protezione dei dati, ha acceso un riflettore su quello che gli addetti ai lavori da tempo consideravano un vulnus: “big data” argomento che è necessario regolamentare. Qualora questo non avvenga con soluzioni esaustive del problema il rischio che venga minata la fiducia e quindi la propensione a servizi dei sistemi è alto e tale da compromettere il progresso dell’intero settore.

articolo pubblicato il: 24/04/2018 ultima modifica: 05/05/2018

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