periodico di politica e cultura 22 giugno 2018   |   anno XVIII
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
abbiamo aggiornato la cookie policy e i collegamenti ad essa associati: cookie policy
archivio
Google

finanza

market timing

di Domenico Massa

nella stessa sezione:
I danni economici procurati ai patrimoni degli investitori e risparmiatori causati dalle ancore mentali sono enormi. Possiamo affermare che le ancore mentali sono le uniche spinte che possono condizionare le scelte degli investitori e risparmiatori, costringendoli ad infliggere danni al proprio patrimonio. La mia posizione privilegiata di osservatore sul campo mi permette di apprezzare gli effetti delle ancore mentali, che sono molteplici. Talvolta alcuni consulenti, sia essi liberi professionisti o dipendenti di banche, sfruttano le situazioni a proprio vantaggio economico orientando le scelte dei clienti con argomentazioni che fanno leva sulle ancore mentali.

Un esempio di scuola potrebbe essere: “per evitare la perdita del capitale, è necessario effettuare un investimento a lungo termine con capitale garantito ed un tasso di interesse minimo o addirittura “zero”. Il dolore per la perdita è sempre maggiore rispetto alla possibile gioia per il conseguimento di un risultato positivo, e la garanzia di non poter subire una perdita rappresenta un’ancora mentale. La verità è rappresentata dal fatto che in un lungo periodo di tempo è inevitabile che il capitale “perda” potere d’acquisto a causa della ineludibile svalutazione monetaria e quindi la perdita è certa in quanto il capitale numerario è garantito, ma non il valore reale (quello che conserva il medesimo potere d’acquisto).

Alcuni risparmiatori si credono più evoluti; seguono accuratamente le evoluzioni del mercato, si affidano a blogger (sedicenti esperti) e pendono dalle labbra di giornalisti e commentatori finanziari che giornalmente si prefiggono di relazionare causa ed effetto rispetto agli spostamento degli indici di mercato e del prezzo dei titoli o delle oscillazioni dei vari comparti.

L’ancora mentale di questo segmento di risparmiatori è rappresentata dal “market timing”, termine anglosassone di difficile traduzione che indica una strategia di investimento attraverso la quale si cerca di comprare prima di un rialzo e di vendere prima di un ribasso. Detto così sembra una cosa piuttosto ovvia, d’altra parte nessuno compra con l’intenzione di perdere dei soldi. Chris Menon, analista di Morningstar afferma: “Anticipare i movimenti di mercato è difficilissimo e poi nel tentativo di evitare i giorni peggiori si perdono quasi sempre anche quelli migliori” e prosegue: “La verità è che questa tecnica d’investimento è quasi impossibile da portare avanti costantemente con successo, in quanto oltre a decidere quando uscire dal mercato, si deve decidere anche quando entrare”. Il fondatore del gruppo Vanguard, Jack Boble, considerato uno dei più importanti personaggi nel panorama finanziario mondiale, nel giugno del 2013 a Chicago in un intervento al Morningstar Investiment Conference ha dichiatato: “Il market timing è impossibile. Anche se per caso si vende nel momento giusto, appena prima di un ribasso, cosa comunque abbastanza rara di per sé, come si può poi avere l'intuizione giusta che ti suggerisca il momento adatto per ricomprare?”. “Dopo 50 anni in questo settore, non conosco nessuno che abbia fatto market timing con successo in modo costante”, ha proseguito Bogle. “In effetti, la mia impressione è che cercare di fare market timing non solo non aggiunga valore al portafoglio, ma anzi c’è una forte possibilità che sia alla fine controproducente”.

A sostegno di quanto affermato dagli importanti personaggi un recente studio ha dimostrato che un investitore in possesso di un fondo azionario americano dal 1990 al 2005 avrebbe guadagnato l’11,5% annuo. Al contrario, l’investitore che avesse seguito una strategia market timing e che avesse perso solo i dieci migliori giorni di mercato sui 15 anni totali, avrebbe guadagnato l’8,1%. Ecco perché mancare anche solo qualche giorno dei rally che di solito avvengono senza preavviso dopo un crollo può avere ripercussioni importanti. Concludo con il pensiero di Philip Fisher, famosissimo investitore e autore del libro Common stocks and uncommon profits, il quale scriveva: “I movimenti di breve termine sono così intrinsecamente difficili da prevedere che credo sia impossibile ottenere con il gioco del dentro e fuori dal mercato gli stessi enormi profitti che il possessore di azioni di qualità può ottenere nel lungo periodo”. .

articolo pubblicato il: 24/04/2018 ultima modifica: 05/05/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - grafica e layout: G. M. Martinelli
fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
cookie policy