periodico di politica e cultura 22 giugno 2018   |   anno XVIII
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finanza

credit default swap

di Domenico Massa


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Ogni giorno tra le banche dell’Eurozona avvengono in media circa 350 mila pagamenti, per un importo di quasi 2.000 miliardi di euro. Il sistema che consente a questi pagamenti di “viaggiare” in modo sicuro, affidabile ed efficiente si chiama TARGET2 (Trans-European Automated Real-time Gross settlement Express Transfer system) ed è gestito dalla Banca d’Italia insieme alla Deutsche Bundesbank e alla Banque de France. Il sistema TARGET2 dà origine a posizioni debitorie o creditorie di ciascuna banca centrale nazionale (BCN) dell’Eurosistema verso la BCE (il cosiddetto “saldo”), che tiene traccia del denaro entrato o uscito dai singoli paesi che aderiscono al sistema.

Il saldo di ciascuna BCN rispecchia l’afflusso netto di liquidità nel rispettivo paese a seguito di transazioni transfrontaliere effettuate sul sistema TARGET2 dalle BCN o dagli istituti di credito, per conto proprio o della clientela. Nell’ultimo biennio l’andamento dei saldi su TARGET2 ha rispecchiato la redistribuzione della liquidità in eccesso immessa attraverso il programma di acquisto di titoli dell’Eurosistema e, in misura minore, attraverso le operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine.

La posizione debitoria della Banca d’Italia su TARGET2 ha raggiunto, alla fine di aprile 2017, il valore di 412 miliardi di euro, registrando un incremento di 247 miliardi rispetto alla fine di febbraio del 2015. Un andamento simile è stato osservato in Spagna e in Portogallo, di pari passo con l’ampliarsi del programma di acquisto di titoli dell’Eurosistema. “I mercati non mentono (…) I tedeschi, innervositi dalla reflazione, potrebbero non voler aumentare le dimensioni delle loro passività Target2 e chiedere l’interruzione del Qe“, aveva scritto Minenna sul Financial Times. I tedeschi vantano un avanzo nei saldi del target2 di poco meno di 1000 miliardi e potrebbero essere tentati dal desiderio di incassare. Se fosse vero quanto si dice e cioè che alcuni Paesi debitori sono alla “canna del gas” la vedo dura l’ipotesi di condurre con successo l’operazione di recuperare il credito tedesco. Rovesciare il tavolo non conviene mai a nessuno, men che meno a chi ha parecchio da perdere. Tuttavia le nubi si stanno addensando, sicuramente sarà un temporale estivo, ma vale la pena di introdurre nella discussione un altro termine che di qui a poco balzerà all’onore delle cronache: “CDS credit default swap”: il costo per assicurarsi dal default del debito italiano a cinque anni è salito ai massimi da circa 12 mesi.

Per assicurare dal rischio di default 10 milioni di dollari di debito pubblico italiano alla scadenza di 5 anni si debbono pagare 166.000 dollari. L’analisi dei grafici rappresentativi del CDS e dello SPREAD fornirà nei giorni a venire il quadro complessivo della situazione nell’eurozona. Per diversi cronisti che non sanno neanche di cosa stiano parlando è sufficiente analizzare uno dei due indicatori per sparare un commento più o meno allarmistico, anche perché sicuramente ignorano che, dopo la crisi dello spread in Italia nel 2011, le cose sono cambiate e precisamente gli Istituzionali non possono più vendere allo scoperto BTP; possono però coprirsi dal rischio di default acquistando CDS.

Con la vendita allo scoperto si interviene sullo spread; con l’acquisto dei CDS si invia un messaggio ai mercati sul rischio di default. Per il momento finiamola qui ed evitiamoci un bel mal di testa. Staremo a vedere e sicuramente saremo costretti a ritornare sull’argomento.

articolo pubblicato il: 25/05/2018 ultima modifica: 07/06/2018

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