periodico di politica e cultura 24 maggio 2018   |   anno XVIII
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cronache: al TLS "Adriano Belli" di Spoleto

stato di crisi economica

I rappresentanti sindacali aziendali CGIL, CISL, UIL del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto hanno invitato il seguente comunicato sulla crisi economica della prestigiosa istituzione.

Pur essendo stato fissato un incontro per tentare di trovare una soluzione al bilancio del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto, gli amministratori del'Istituzione non sono riusciti a parlare con i dirigenti della Regione Umbria in quanto assenti per problemi importanti e chiamati a Roma.

Ad oggi lo stato patrimoniale dell’Istituzione denuncia un deficit pari ad – € 479.611,78, dati ufficiali che si possono leggere sul sito del Teatro Lirico Sperimentale di Spoleto “A. Belli” in quanto si tratta di un’Istituzione privata in controllo pubblico. Più che “in controllo” si potrebbe dire "senza sostegno pubblico regionale e locale". Occorrerebbe: un sostanziale adeguamento contributivo al Teatro Lirico Sperimentale da parte del Comune di Spoleto e della Regione Umbria; ridisegnare la suddivisione dei contributi a livello regionale incrementando in modo significativo la legge 17/04 (che attualmente è pari a € 544.500,00) per tutto il comparto Spettacolo dal Vivo dell’Umbria; rifinanziare l’Alta Formazione professionale per le professioni della musica da parte della Regione dell’Umbria attraverso il POR-FSR (attualmente azzerato per questo comparto).

Da considerare anche che il PIL pro capite (dati EUROSTAT 2015) è - Italia =100 - Toscana = 108,5; Umbria = 88,6; Marche = 96,7; Campania = 63,5; Puglia = 65,3. In Campania e in Puglia le Regioni investono cifre molto rilevanti per lo Spettacolo dal Vivo facendo scelte sui Fondi Europei. Per esempio a Salerno il Teatro Verdi riceve dal Ministero un contributo di circa € 562.000,00, € 1.500.000,00 dai fondi POC regionali e € 2.000.000,00 direttamente dalla Regione. Il Teatro Lirico Sperimentale utilizza il proprio bilancio essenzialmente per il personale: artistico, tecnico, organizzativo e amministrativo (esternalizzata la contabilità, le buste paga, sicurezza, qualità, privacy e anticorruzione). Il costo del personale in generale è di circa € 766.000,00 oltre a € 176.000,00 di quote contributive e onori sociali a carico dell’azienda. Il tutto è pari a n. 7.814 giornate lavorative contributive che equivalgono ad un’azienda con una media di 28 assunti. La materia prima di un teatro sono “voci e braccia per suonare e lavorare”.

Occorre quindi che l’Istituzione venga ricapitalizzata con contributi straordinari pari a € 500,000,00. Di fatto nel passato la Regione ha concesso contributi straordinari a partire dal 2004 per € 150.000, € 150.000,00 e € 40.000,00. Altrettanto ha fatto il Comune, a partire dall’anno 1984, impegnandosi all’epoca a versare 50 milioni di lire annuii per venti anni oltre a vari contributi straordinari pari a circa € 150.000,00 negli ultimi 8 anni. Si aggiunga inoltre la scorrettezza da parte della Provincia di Perugia che si era impegnata a pagare una quota di un mutuo che l’Istituzione è stata costretta ad accendere per la realizzazione del Teatro di San Nicolò per conto del Comune di Spoleto e della Regione dell’Umbria, oltre che vari altri “sgarbi” quali trasferimenti di sede, lavori straordinari nella sede, sfratto da magazzini presso la Stazione ferroviaria e presso il complesso dell’anfiteatro, mancato uso del Teatro Nuovo ovviamente aperto solo per il Festival quando erano in corso i lavori, ma altrettanto ovviamente chiuso per lo Sperimentale: umili con i potenti, potenti con gli umili!! Questo ha comportato allestimenti e preparazioni degli spettacoli in varie città umbre invece che Spoleto tra cui Todi e Perugia con altissimi costi a carico dell’Istituzione. C’è anche da stigmatizzare il comportamento dei Comuni umbri quali Perugia, Assisi, Todi e Orvieto che, sino a qualche anno fa, versavano un contributo pari a 5.000,00 euro oltre alla concessione gratuita dei teatri e dei servizi connessi, come normalmente fanno per il Teatro Stabile dell’Umbria ma non per noi. Altra cosa scandalosa è il fatto che alcuni Comuni oltre a non fornire nessun tipo di contributo a sostegno di uno spettacolo che ha valore culturale e sociale ci fanno pagare il nolo dello spazio e persino i servizi e a Todi e Perugia persino l’apertura della buca d’orchestra. Vi preghiamo di considerare che per esempio i servizi che ci vengono addebitati dal comune di Todi tramite le solite cooperative, in precedenza “La torre” ora “Sistema Museo” sono pari ad oltre € 3.500,00 ogni volta. Essendo un teatro piccolo, gli incassi sono inferiori alle spese. Una vergogna! A nostro avviso è necessario che la Regione Umbria riacquisisca la centralità politica della gestione dello spettacolo dal vivo non privilegiando solo alcuni soggetti.

Noi abbiamo il riconoscimento della personalità giuridica, che vi alleghiamo, dove però è scritto che l’Istituzione ha carattere di “unica struttura di riferimento stabile per la musica lirica”. Spero possiate avere un rapporto diretto con la Presidente Marini, altrimenti l’Istituzione non può andare avanti e quindi vengono messi a repentaglio i posti di lavoro del personale stabile e dei tecnici e dei lavoratori stagionali di Spoleto e umbri che sono circa, tra coro e tecnici, cento persone, oltre l’indotto delle ditte umbre che noleggiano luci e fonica e svolgono i trasporti. Vi preghiamo anche di considerare che una recita d’opera, quale per esempio La Traviata, coinvolge n. 45 strumentisti, n. 9 solisti, n. 20 tecnici, n. 40 coristi, oltre al personale di facchinaggio, organizzativo e amministrativo. Infine, come è stato scritto anche nella lettera che avete inviato, è altrettanto grave che non vengano attivati i corsi di Alta Formazione per mestieri dello spettacolo, per i quali la nostra Istituzione è stata riconosciuta come polo d’eccellenza. Questo tipo di attività veniva svolta dal Teatro Lirico Sperimentale, il C.U.T. di Perugia, la Scuola di Giornalismo di Perugia, il Centro Teatrale Santa Cristina di Luca Ronconi di Gubbio e la Scuola di Restauro del Libro di Spoleto. Tutte queste realtà non godono più di alcun tipo di sovvenzione, che comunque venivano assegnate tramite un bando, e che in ogni caso era di circa € 200.000,00 annui per ogni Istituzione. Ringraziando, porgiamo cordiali saluti.

articolo pubblicato il: 08/05/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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