periodico di politica e cultura 22 giugno 2018   |   anno XVIII
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cronache: Ciak Irpinia per la promozione dei vini

da Montemiletto al mondo

di Giuseppe De Girolamo


nella stessa sezione:
I Vini dell’Irpinia conquistano il mondo Con Ciak Irpinia la loro promozione Ha ottenuto un grande successo la manifestazione dedicata ai vini dell’Irpinia, che è stata ospitata nel centro di Montemiletto, nello storico ed imponente castello ducale, eretto dai Longobardi, detto della Leonessa, famiglia feudataria dal 1279 al 1338. Avremmo, per il grande interesse che rappresentavano i vini di tutte le aziende partecipanti, voluto intervistare tutti ni produttori, cosa impossibile perché tantissimi ed allora abbiamo scelto, con una forma puramente casuale, qualcuno che ci è capitato più vicino. Non poteva però mancare una dichiarazione dell’organizzatore ed allora abbiamo chiesto a Stefano Di Marzo, titolare dell’azienda vinicola “Torricino” e presidente del “Consorzio di Tutela dei vini dell’Irpinia” di delucidarci con qualche informazione, e lui ci ha detto: “Siamo alla scenda edizione di “CIAK IRPINIA, La Vendemmia va in Scena” e questa edizione, oltre a contare 52 aziende presenti contro le circa 40 dello scorso anno, è cresciuta tantissimo perché organizzata dai produttori per i produttori e mette al centro dell’attenzione più che i brand commerciali i brand dei nomi nazionali, quindi le grandi denominazioni irpine, la triade di attacco dell’enologia irpina Greco di Tufo, Fiano di Avellino, Taurasi e poi Irpinia Falanghina. Già stiamo riflettendo sul tagliando da fare all’evento per rilanciarlo e diffonderlo con l’edizione 2019. La nostra velleità è quella di continuare a realizzare in Irpinia questa opportunità di visibilità perché è una manifestazione importante che porta tanta stampa sul nostro territorio e quindi dare all’Irpinia quello di cui ha bisogno, cioè diffusione dell’agroalimentare come è avvenuto in questa occasione con la partecipazione di AgriChef Irpinia con Coldiretti e la diffusione dell’offerta turistica irpina. Per dare importanza alle nostre strutture storiche lo scorso anno abbiamo utilizzato Taurasi, quest’anno Montemiletto ed il prossimo anno un altro castello irpino. Il grande afflusso di partecipanti di quest’anno, che ha fatto richiesta da più giorni prima dell’inizio dell’evento e che ci ha portato e chiudere le iscrizioni di conferma con alcuni giorni di anticipo, anche perché essendo, la location, un castello ci sono dei limiti imposti dalla sovrintendenza, ci portano anche a pensare ad un allungamento di giornate della kermesse, anche se questa è una manifestazione non dedicata al consumatore finale, ma pensata per la stampa professionale e quindi potrebbe essere un pò faticosa. Comunque questo è un solco della produzione del brand irpino che quanti più imprenditori ed aziende coinvolge, tanto più profondo e tanto più lungo sarà possibile scavare”.

Fra le aziende intervistate c’è Daniela Mastroberardino che afferma: “Credo che quello che c’è di bello nel vino italiano in generale sia il poter raccontare un territorio e tutta la cultura della gente che produce un determinato vino, come in questo caso il Greco di Tufo che presentiamo a Ciak. Mi fu chiesto di parlare di un vino attraverso un libro e al momento, pur leggendone tantissimi, non mi veniva alla mente uno specifico e dato che stavo leggendo un romanzo di Isabel Allende, legato alla conquista de Cile, ed ho pensato che quel libro raccontasse un po’ alcune caratteristiche che sono nel Greco di Tufo che è una varietà che è dura, e che resiste in situazioni particolari, per cui racconta la storia di chi ce la fa pur nascendo in dei contesti difficili. Questa annata del 2017 si lega un po’ a quanto detto e mi piace perché, non è stata facile, però ha avuto un notevole potenziale, un’annata con tanti momenti particolari, le gelate di primavera, la siccità d’estate, però poi alla fine è stata una grande vendemmia, perché poi quando materialmente le uve dovevano maturare, il clima è stato perfetto per consentire una perfetta maturazione delle stesse e questo ha fatto sì che abbiamo tanto sofferto, ma il bicchiere di vino ci da tante soddisfazioni”.

Fa seguito Maria Ida Avallone che esprime tutte le sue passioni dicendo: “La nostra cantina si trova a Pietradefusi, quindi ultimo comune irpino prima dell’inizio dell’area del Sannio beneventano ed attorno alla cantina si trovano sei ettari di Aglianico, mentre altri 19 ettari sono molto parzializzati e quindi li abbiamo a Tufo, Taurasi, Chianche, Santa Paolina e Montefalcione, la dove abbiamo avuto modo di rilevarli, anche in tempi brevi parlo di 20 anni, senza costituire ex novo nostre vigne, ma acquisendo vigneti già esistenti. Per tutto questo è stato complice Fabio Gennarelli, enologo dell’azienda che è un irpino ed insieme con Riccardo Cotarella, nostro enologo consulente da 24 anni, sono state create le opportunità per poter esprimere la nostra chiave di lettura irpina utilizzando vigne di un certo spessore e di una certa età. La nostra ultima produzione DOCG su questo territorio irpino, ci porta a parlare di 30.000 bottiglie per quanto riguarda il Fiano, qualcosina in più di Greco di Tufo e 10.000 di Taurasi. Siamo quindi intorno alle 70.000 bottiglie e quindi non parliamo di quantità enormi, ma il processo di crescita è avviato e pensiamo quindi di realizzarlo ulteriormente nei prossimi anni. Un processo di crescita che trova affermazione anche nelle vendite estere, come un pò tutti i vini campani ultimamente fortemente valorizzati. Villa Matilde è una azienda storica col Falerno, ed è presente come distribuzione in 29 paesi esteri con i vini, diciamo storici, della nostra gamma, però a questi i Fiano e Greco si sono imposti in maniera importante sempre in proporzione alla produzione stessa. Devo però affermare che l’Italia produce da nord a sud vini straordinari, ma questo è il momento della Campania e senza dire siamo i più o i meno bravi, possiamo dire che siamo in grado di rappresentare la biodiversità in maniera esatta e questo è il momento in cui le differenze autoctone e di micro territorio sono quelle richieste, proprio perché c’è una maggior conoscenza da parte del consumatore. Quindi la fedeltà al territorio e l’autoctonia che la Campania ha portato avanti sta premiando. L’azienda Villa Matilde, nata negli anni ’50, da un progetto di amore e di studio portato avanti da mio padre, spinge noi figli che lo continuiamo seguire, a ricerche e sperimentazioni su varietà autoctone campane non utilizzate da nessuno e speriamo, qualora la sperimentazione dovesse dare ottimi risultati, di poter dare vita ai vini del futuro dell’azienda e quindi cercare di portare avanti l’autoctonia come rappresenta il nostro vino di nascita, il Falerno. Penso che non ci possa essere un vino più autoctono di questo, con 2500 anni di storia e produzione sempre nello stesso luogo, sempre con le stesse varietà e penso quindi che la nostra azienda possa essere considerata l’emblema e la storia di questa nostra grande terra. La piccolissima produzione del Falerno ha oltretutto il grande pregio di essere una Doc antica, la prima Doc della storia, che si realizza attraverso cinque comuni compresi nella Doc: Sessa Aurunca, Cellole, Falciano del Massico, Carinola e Mondragone e che farà parlare sempre più di se nel futuro come è stato nel passato”.

Le parole di Milena Pepe sono un'altra grande conferma di quanto detto dalle precedenti imprenditrici: “Le tenute Cavalier Pepe sono situate nei territori di Luogosano, Sant’Angelo all’Esca e Taurasi, con 60 ettari di vigneto proprio nel cuore della DOCG Taurasi e siamo tra i 300 ed i 500 metri di altitudine, una zona perfetta con suolo argilloso calcareo, con molti elementi vulcanici, l’argilla che da volume al vino, il calcare una bella spalla minerale e poi questi elementi calcari che sono cenere conferiscono una bella consistenza organolettica. Un vino tipico con una forte identità e chi ama il Taurasi ne ha proprio la voglia di questa grande diversità nella qualità, finezza, struttura, persistenza. Complessivamente la produzione si aggira intorno alle 350.000 bottiglie con tutte le etichette. I nostri vitigni autoctoni, sono diversi e quindi possiamo avere una gran gamma di vini tutti con lo stesso filo conduttore, la sapidità, la consistenza organolettica, vini secchi molto saturi che fanno salivare e fanno desiderare subito il secondo bicchiere, come il Fiano di Avellino, il Greco di Tufo, Irpinia Coda di Volpe Doc , l’Irpinia Falanghina Doc e l’Irpinia Aglianico Doc. Quasi 30 paesi al mondo, apprezzano fortemente i nostri eccellenti prodotti, che vendiamo in Nord Europa, Stati uniti, Giappone, Asia, Brasile, Turchia, Danimarca, Canada e rappresentano i nostri maggiori clienti, ma io spero di far conoscere sempre più l’Irpinia. L’invecchiamento, avendo diversi rossi che fanno affinamento, varia dai 10 mesi ai 2 anni a secondo dei tipi di vino, abbiamo il Campi Taurasini doc, il Taurasi riserva DOCG , ed usiamo le barrique e botti da 30 quintali; le piccole da 2 quintali e 25 sono di quattro fornitori della Borgogna, mentre le botti sono italiane, la fase finale di affinamento avviene in bottiglia”.

Altra storica azienda e quella di Moio che con Rosa Moio si esprime dicendo: “Nei territori dell’avellinese, nella zona di Mirabella Eclano, a Tufo, viene prodotto il Quintodecimo – Greco di Tufo – Giallo d’Arles, mentre a Lapio viene realizzato il Fiano e la Falanghina sempre a Mirabella. Abbiamo dato questo nome Giallo d’Arles in omaggio a Van Gogh, grande passione di mio padre ed infatti nella capsula e nella scritta dell’etichetta abbiamo ripreso il famoso motore che questo grande maestro di pittura usava nei dipinti e nelle sue tele più famose, la cittadina della Provenza dove il pittore ha vissuto prima di morire. La produzione delle nostre tre tipologie di vino sono iniziate tutte all’incirca nel 2006 ed il Vigna Quintodecimo che è il Taurasi riserva è il più storico con l’annata del 2004 commercializzata nel 2006. Attualmente le vendite di questa azienda riscuotono successo in Europa, ma anche sul mercato asiatico e su quello degli Stati Uniti d’America”.

Poi ancora l’Azienda Vinicola di Antonio Caggiano, presente all’evento con suo figlio Giuseppe, da sempre vicino al papà grande artefice di produzione dell’ottimo Taurasi o anche del Sale Domini e degli altri suoi vini affermatisi da tempo nel mondo intero. Poi altro Taurasi d’eccellenza prodotto dal giovane Antonio Fondaco, dell’Azienda Vitivinicola Cortecorbo Contrada Torre – Montemarano AV, un giovane studente universitario che basta colloquiare con lui per accorgersi subito che quei vini eccellenti che ti fa degustare sono pieni di un amore interno per le sue terre, per il suo lavoro, per la sua azienda, per i suoi non diciamo clienti, ma veri amatori di buon vino che coinvolge e trasporta in una realtà nella quale crede e che gli offre quelle soddisfazioni che con sacrifici i familiari hanno costruito e lui afferma di non volere mai abbandonare anche in futuro perché il suo futuro che potrebbe essere anche quello di tanti altri è l’Irpinia, la Campania è l’Italia.

Infine una ancor più giovane imprenditrice Teresa Bruno, dell’azienda agricola Petilia di Altavilla Irpina, che unendo la sua leggiadria alla bellissima immagine personale e quella dei vini da lei prodotti, ci dice: “Quest’anno “Ciak Irpinia” si svolge a Montemiletto nel prestigioso Castello della Leonessa, che noi consiglieri del CTVI abbiamo scelto con lo scopo di evidenziare la vendemmia 2017 del Greco, del Fiano e del Taurasi 2014. Il consorzio intende, attraverso questa manifestazione, promuovere il territorio e i vitigni e non i brand specifici delle aziende. Sono orgogliosa di essere Irpina, perché è quel territorio che predomina nel sud Italia con quattro DOCG come la Puglia, ma delle nostre campane tre provengono dall’Irpinia. Questo non è un caso, in quanto l’Irpina è la madre delle terre per i vini, il nostro territorio e talmente sinuoso e profumato di erbacce e sensazioni che confermano l’attribuzione di queste DOCG alla nostra provincia. Oltretutto abbiamo ancora, come dimostrano vitigni molto antichi che si stanno riscoprendo, attraverso cloni che non sono tanto presenti, dei vitigni autoctoni che potranno, spero, offrirci altre DOCG e già posso pensare alla Coda di Volpe che potrebbe essere ulteriormente gratificata”.

Nel corso della kermesse, tanti sono stati i momenti attrattivi, un blindtasting, terminato alle ore 12.15, seguito da una sessione di approfondimento per la presentazione dei lavori della Commissione Tecnica Territoriale presieduta dal Prof. Luigi Moio e composta da una rappresentanza di enologi operanti nel territorio irpino. Nello spazio walkaroundtasting, sono starti offerti in degustazione i bianchi 2017, ad un gran numero di giornalisti nazionali ed internazionali, del settore. Il tutto seguito da un walkaroundtasting aperto a winelovers e sommelier. Il tutto mentre nel cortile del Castello della Leonessa, personaggi rappresentanti la Corte, sfilavano in suggestivi abiti d’epoca e nel contempo i maestri di Ivan e Verdiana con Arpa, violino e voce allietavano il gran numero di persone che non hanno voluto mancare alla gioia di vivere momenti così interessanti ed affascinanti per i tanti argomenti sopra esposti.

articolo pubblicato il: 22/05/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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