periodico di politica e cultura 16 luglio 2018   |   anno XVIII
direttori: A. Degli Abeti e G.V.R. Martinelli - fondato il 1/12/01 - reg. Trib. di Roma n 559/02 - tutte le collaborazioni sono a titolo gratuito
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opinioni e commenti: le ultime elezioni in Umbria

un passo verso il futuro

di D. B. V.


nella stessa sezione:
Il segno politico emerso dal turno elettorale in Umbria, tenutosi il 10 e il 24 giugno, è di per sé abbastanza chiaro ed è stato già ampiamente commentato dai giornali e dalle emittenti televisive. Esso si iscrive con coerenza negli esiti elettorali di carattere nazionale, i quali in sintesi sembrano dire: 1.

Prosegue e si aggrava la crisi identitaria, programmatica, sociologica, perfino organizzativa delle Sinistre, con particolare sfaldamento delle realtà (anche le più consolidate) del PD. Non riesce nemmeno il disperato tentativo di attrarre verso sinistra quote o formazioni “civiche” più o meno contigue. Al momento, un disastro epocale, con poca o nulla capacità di analisi autocritica e totale silenzio di spunti reattivi. 2.

Poderoso rafforzamento, anche negli Enti locali, del “centrodestra”, che ormai gli osservatori definiscono “a trazione leghista”, nel senso che è la Lega (popolarmente sinonimo di Salvini) che dilaga sull’onda delle tematiche nazionali, mentre sulla sua scia dànno il loro contributo Forza Italia, Fratelli d’Italia e liste amministrative con ruoli numericamente subordinati e soprattutto dove hanno buoni candidati da proporre. 3.

Un innegabile “riassorbimento” delle iniziative civiche, la maggior parte delle quali si acconciano a recitare un ruolo di fiancheggiamento, salvo pochi casi di coagulazione intorno a personaggi di spiccato ascendente cittadino. 4.

Qualche successo locale del M5S, che autorizza i dirigenti a parlare di posizioni conquistate, ma che in realtà è circoscritto a centri minori, ampiamente scompensato da perdita di Comuni in precedenza amministrati e ballottaggi meno riusciti del solito; in sintesi un bilancio deludente, a conferma di una frenata del consenso politico e di una scarsa credibilità amministrativa in quasi tutte le regioni. 5.

Continua e si aggrava il fenomeno dell’astensione, talvolta perfino maggioritario, tanto da prefigurare una crinatura molto, molto grave nel sistema della rappresentanza democratica e da rendere del tutto “relativi” gli apprezzamenti su vittorie e sconfitte, le une e le altre da calcolarsi mediamente appena sul 50% degli aventi diritto al voto.

Dentro questo orizzonte italiano, che abbiamo necessariamente condensato in poche righe con le approssimazioni di cui ci scusiamo in questa sede, meritano un primo esame – tutto da approfondire – i casi elettorali umbri. Le fattispecie sono decisamente differenti per il turno unico (Comuni al di sotto dei 15 mila abitanti) e per quelli, superiori a 15 mila, che sono andati a ballottaggio.

Il centrodestra è andato oggettivamente male nei Comuni votanti a turno unico ad effetto praticamente maggioritario. Se vogliamo dirla tutta, anche peggio che in molti altri territori italiani.

Corciano ha fatto registrare una secca sconfitta, che si vuole e può anche spiegare con un efficace accreditamento del sindaco PD uscente, ma che ha rivelato comunque una non trascurabile fragilità della compagine “anticomunista”.

Trevi ha messo a nudo una inadeguatezza della proposta alternativa, pur ostentata nei simboli di partito, aggravata da taluni linguaggi costituenti, se qualcuno non se ne rende conto, controproducenza aggiuntiva, lasciando così con largo margine il Comune più strategico della Valle umbra ad una Sinistra la cui Amministrazione uscente non aveva certo brillato.

Passignano sul Trasimeno ha segnato la, veramente triste, riconsegna alle sinistre di una città non grande, ma tuttavia assai importante per immagine, ruolo e antefatto (era stato il luogo-simbolo del centrodestra politico e civico che chiamava il comprensorio lacustre fuori dall’egemonia post-comunista). Monte Santa Maria Tiberina ha confermato l’Amministrazione di sinistra con un risultato senza storia, che ha lasciato poco spazio ai volenterosi scesi in campo per auspicare una svolta. Cannara ha dato sfogo agli antagonismi individuali, correntizi e trasversali, premiando la tenacia del Sindaco già messo in crisi ed ora rilanciato. L’amore per Cannara ci fa auspicare un futuro di maggior concordia e concludenza per la città, ma per il momento l’esito politico è una lacerazione del corpo elettorale del centrodestra, sul cui disorientamento occorrerà un paziente lavoro di riconfigurazione.

E’ vero che cinque soli Comuni offrono un campione limitato alle constatazioni del politologo, ma essi sono distribuiti in altrettante e diverse aree dell’Umbria; sicchè non è facile esonerarsi da un invito alla riflessione autocritica, cessato il tempo degli appelli propagandistici, sui fattori che possono aver concorso a questo deludente bilancio. Sarebbe davvero ingiusto scaricarsela sui candidati sindaci, che vanno se mai ringraziati per la generosità con cui si sono esposti e per la missione civica (ma anche politica) che andranno ad assolvere nei Consigli. Così come va reso merito a molti candidati consiglieri, che si sono visti all’opera con dedizione. Né si possono archiviare questi casi cittadini, semplicemente oscurandone i problemi dentro la luce dei successi colti nelle città maggiori a doppio turno.

Evidentemente c’è in qualche settore una questione di direzione politica, con un approccio alle sensibilità cittadine delle comunità meno grandi che non sempre è propizio né ben accolto. Sono le comunità in cui, risultando meno decisivo il “trend” politico generale, incidono di più le conoscenze dirette e la qualità, l’appropriatezza del dialogo, negli argomenti e nel linguaggio. Se le forze politiche – che oggi non sono più tanto partiti quanto comitati elettorali – intendono porsi il problema, ne nascerà un’analisi benefica. Se ci si contenterà di autocompiacimenti rituali, sperando che sia comunque la comunicazione televisiva nazionale a rimediare alle inadeguatezze locali, le prospettive saranno più accidentate ed affidate più che altro all’autolesionismo degli avversari.

Uno scenario completamente e felicemente diverso si è realizzato nelle tre città umbre più grandi, recatesi al voto in doppio turno.

Terni, ripetendo – mutatis mutandis – la “vicenda Ciaurro”, si è nuovamente liberata delle rovinose Amministrazioni di sinistra, eleggendo (plebiscitariamente al ballottaggio, ma nella sostanza già al primo turno) nella persona di Leonardo Latini un Sindaco che apre gli animi ad intense speranze. Giovane di età, ma già maturo d’esperienza umana e professionale, si presenta con una robusta formazione ideologica temperata da sensibilità pratica, calore comunicativo e profondo amore per la città. Con un candidato vero (poco più importano le procedure di designazione) e una coalizione coinvolgente, si è potuto dare una risposta efficace all’ansia di svolta del popolo ternano: “svolta” che è poi lo slogan giustamente propugnato dal centrodestra in tutti i territori assoggettati da troppi anni all’egemonia post-comunista, ma che la clamorosa situazione ternana imponeva come la specifica urgenza di questo capoluogo e di tutta l’Umbria meridionale.

Spoleto ha dovuto soffrire molto di più per conquistare la sua “svolta”, fino ad un ballottaggio deciso da poco più di 80 voti su migliaia di elettori distribuiti su quasi 50 sezioni, un territorio vastissimo con forte prevalenza di periferia e frazioni. Spoleto, città di immagine potente ma economicamente tra le più tribolate, non veniva nemmeno da un’Amministrazione di sinistra, ma da una formula civica che, priva di credibili rapporti sia col governo centrale che con quello regionale, è risultata politicamente nomade e insufficiente ad uscire dalla mortificazione sistematicamente comminata da un neo-centralismo regionale dove la faziosa gerarchia PD ha grettamente veicolato retrodatate rivalità municipali. Umberto De Augustinis, il cui profilo di autorevolezza infine ha prevalso sull’innaturale apparentamento tra la “frizzante” candidata del PD e il tatticismo della ex Vice Sindaco, si trova dunque ad attivare un’epoca davvero nuova. Spoleto ha il compito cioè di “rimettersi al centro del territorio”, riconquistando il ruolo che istituzionalmente le compete, ma nello stesso tempo riallacciando quei fecondi rapporti collaborativi che oggi mettono a sistema le città più avvertite.

Il neo Sindaco è persona di vedute ampie e confortata da collegamenti istituzionali significativi. L’aspettativa della maggioranza dei cittadini-elettori ha valutato tale aspetto e ripone ora in questo le sue aspettative. La coalizione politico-civica di De Augustinis, sul piano della tecnica elettorale, è apparsa volenterosa ma non irresistibile; anche la capacità comunicativa propria deve fare progressi, non affidarsi alle allocuzioni di graditi ospiti. In compenso nella compagine è maggiore la disponibilità di buone competenze ed è quella che adesso occorre per una proficua azione di governo!

Umbertide costituisce sicuramente il luogo della più clamorosa “rivoluzione” politica, forse anche di mentalità e di costume. Luca Carizia viene eletto Sindaco – con ampia maggioranza, convergenza dell’ex Sindaco di sinistra, compattazione di un senso civico profondo che finora non era riuscito ad esprimersi – di una città che archivia democraticamente settant’anni di vero e proprio dominio “rosso”. Umbertide è stata l’ombelico della pancia comunista e post-comunista dell’Umbria. E’ piaciuto il profilo comportamentale ed espressivo del neo Sindaco, non è stata accettata l’indecente gazzarra interna del PD, la prospettiva della mega moschea islamica ha innescato le comprensibili preoccupazioni dei cittadini normali di ogni pensiero, la Lega ne ha coagulato il sentimento con efficaci iniziative. Ora possiamo dire che la versione integralmente “verde” del centrodestra è chiamata a dare prova convincente di sé, perché ce ne sono le condizioni, in uno dei luoghi più emblematici dell’Italia centrale!

Qualche notazione di sintesi per focalizzare sull’Umbria le tendenze politiche nazionali. Da tre o quattro anni avevamo preconizzato la “implosione” del sistema politico (ma ne parlammo, a molti sembrando impolitici e strampalati!, in uno degli ultimi interventi nell’aula del Senato). Questo fenomeno, che non ha niente di drammatico significando semplicemente il crash di un regime perché ne affiori un altro, sta cercando di trovare una declinazione anche nella nostra regione. La Sinistra, che agita la sua asfissia identitaria come una mosca in un bicchiere rovesciato, si va interrogando sulla possibilità di andare oltre se stessa lanciando una sorta di Fronte Repubblicano: questa definizione, se pateticamente riecheggia una fraseologia stile 1948, confessa la percezione del proprio isolamento dal popolo e la disperata ansia di tornare a rappresentare quote di una società di cui non riesce però a decifrare (o accettare) i rivolgimenti.

Sul versante opposto – il “nostro” in senso lato – il movimento leghista egemonizza quello che è stato il centrodestra. E non solo attraendo la stragrande maggioranza dei voti, assorbendone anche dagli alleati, ma proponendo l’unica versione netta e percepibile delle istanze popolari più prorompenti, rispetto alle perifrasi e ai politicismi tardo-moderati degli altri che non risultano opzionabili da milioni di elettori. Su questo sfondo si sviluppa l’abile protagonismo di Matteo Salvini, una sorta di virtuosa “strategia dei due forni”: per un verso mantenere formalmente l’alleanza di centrodestra, sapendo che gli alleati ne hanno un bisogno vitale; per altro verso coltivando intensamente l’esperienza di governo con i 5Stelle, che al momento appare a molti italiani di buon senso l’unica strada praticabile per esplorare una nuova stagione, con l’ulteriore raffinatezza di far pesare nell’equilibrio governativo la “rappresentanza” di quel sondaggiato 40% ed oltre che un riproposto centrodestra elettorale potrebbe oggi valere. Potremmo financo parlare di “tre forni”, se aggiungessimo il forno (o graticola) europeo, nel quale sta immettendo quegli atteggiamenti di risolutezza italiana che in tanti invocavamo.

Una prima applicazione alla realtà umbra è già vistosa nei tre Comuni vinti al ballottaggio. La Lega ottiene a Terni più seggi di tutte le altre liste alleate messe insieme. A Umbertide è addirittura monocolore leghista. A Spoleto il gruppo salviniano è di un seggio inferiore alla metà della complessiva maggioranza… Ma altre “simulazioni” si potrebbero fare sulle rappresentanze parlamentari e regionali “attese”.

Ciò significa che questo è l’unico e irreversibile sentiero (o superstrada) della “destra” italiana e umbra? Quesito davvero stimolante, soprattutto per chi ha dato una vita per l’affermazione di una destra moderna, contemporaneamente identitaria ed inclusiva. Vale a dire sorretta dall’antica cultura dei padri, ma ben frequentabile dagli abitanti del Terzo Millennio e intrisa dei loro problemi. Ci siamo capiti. Oggi noi personalmente non contiamo più niente e perfino le nostre opinioni suscitano in qualcuno più fastidio che interesse, quindi non ci allarghiamo in pronostici argomentati. Questo possiamo dire: che il problema epocale, tutt’ora irrisolto, è di dare una grande casa politica alla maggioranza degli italiani. I quali, sebbene non in senso ideologico, “sono di destra”, anche quelli che non lo sanno! Se la Lega volesse intestarsi questa “mission”, dovrebbe aprirsi tanto da diventare non solo più, ma anche altro da ciò che è, così com’è d’obbligo storicamente per tutte le minoranze aggreganti che diventano maggioranza di popolo. Altrimenti anche a destra andrebbe ad esaurirsi un ciclo, per lasciar luogo a nuovi, ma differentissimi destini di coalizione, di cui come sempre è la capacità di governo la prova del fuoco. Un teorema che vale anche per l’Umbria, da costruire con la testa. Con quella parte della testa che produce idee.

articolo pubblicato il: 01/07/2018 ultima modifica: 09/07/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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