periodico di politica e cultura 16 luglio 2018   |   anno XVIII
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opinioni e commenti

il voto della vecchietta

di T. Da Malacerna


nella stessa sezione:
Il presidente dell’INPS Tito Boeri continua a battere sul tasto degli immigrati che sarebbero necessari per pagare le pensioni degli italiani. Boeri ha dichiarato al Corriere della Sera, in polemica con l’attuale Governo in carica, che gli immigrati: “pagano le pensioni del futuro, sono una risorsa. Un azzeramento dei flussi migratori regolari è un problema serissimo per il sistema pensionistico italiano…”.

Ma non tutti la pensano come Boeri. Gian Carlo Blangiardo, professore di demografia all’Università di Milano-Bicocca, ha affermato: Quelli di Boeri sono discorsi un po’ propagandistici. Certo, oggi l’Inps incassa i contributi di giovani immigrati e li usa per pagare gli assegni. Noi abbiamo bisogno ogni anno di un certo numero di nuovi lavoratori che versino contributi, ma non necessariamente devono essere stranieri, potrebbero anche essere donne o giovani italiani, per citare due categorie il cui tasso di partecipazione al mercato del lavoro è basso.”

Pezzo Grosso, pseudonimo di un signore che s’interessa e s’intende di questioni ecclesiali, ha scritto su “Stilum Curiae”: “Voglio solo far notare il cinismo e l’assurdità della proposta di soluzione fatta da Boeri: importare immigrati per pagare le nostre pensioni. Mi ricorda ciò che avvenne dopo la scoperta dell’America. Dopo lo sbarco di Cristoforo Colombo nel nuovo mondo (1492), Lisbona divenne un centro del traffico di schiavi importati dall’Africa (soprattutto Nuova Guinea), venduti dagli stessi sovrani africani agli intermediari americani che li rivendevano o affittavano ai latifondisti per raccogliere cotone o canna da zucchero. Grazie alle imbarcazioni inadeguate solo una percentuale del 40-50% arrivava a destinazione, gli altri morivano in mare. Si stima che il traffico degli schiavi sia stato, nel tempo, tra i 20 e 30 milioni di esseri umani e le ciniche motivazioni erano di carattere economico. Allora la motivazione per trafficare esseri umani era preparare il decollo economico degli stati del nord e del sud America. Oggi si spiega che sono necessari per pagare le nostre pensioni. Allora gli schiavi venivano venduti, oggi, chissà come, pagano per emigrare. Ieri gli intermediari erano trafficanti, oggi sono “santi benefattori”. Ieri erano solo giovani e forti, oggi sono solo giovani e forti.”

Pezzo Grosso non è l’unico cattolico a non sentirsi in sintonia con le magliette rosse di Don Ciotti. Un documento di un gruppo di cattolici afferma tra l’altro: “Vogliamo porre fine alle deportazioni da una sponda all’altra del Mediterraneo come hanno numerose volte invitato a fare anche vescovi africani. I quali tuttavia quando si dibatte di problemi legati all’emigrazione trovano scarsa udienza in Vaticano. Il diritto a non emigrare deve prevalere sul diritto ad emigrare, perché il presunto diritto a emigrare in realtà non è un diritto, ma è un obbligo di cui gli emigranti farebbero volentieri a meno se solo qualcuno li aiutasse a restare nelle loro terre come peraltro la chiesa si è impegnata a fare per secoli tramite le sue missioni. Vogliamo evitare clamorosi fraintendimenti sul significato della parola “aiutare”: “aiutare” infatti non significa sostituire ai desideri dell’aiutato le categorie mentali dell’aiutante, ma al contrario considerare le soluzioni che l’aiutato stesso ha elaborato come soluzione ai suoi problemi. Nel caso specifico alla domanda se preferirebbero vivere dignitosamente nella loro terra o essere costretti a emigrare la stragrande maggioranza degli immigrati non avrebbe dubbi a preferire la prima soluzione. Ed è a vantaggio di essa che noi tutti ci dobbiamo adoperare senza pretendere di imporre razzisticamente le nostre soluzioni sovrapponendole a quelle ideate da chi di aiuto è bisognoso.”

Continua intanto a perdere pezzi l’appello della rivista “Rolling Stone” contro la politica di Matteo Salvini. Il primo a dissociarsi è stato Enrico Mentana, poi sono stati altri tre intellettuali che hanno spiegato di essere stati equivocati. La politica degli appelli ha origini lontane, nell’immediato dopoguerra. Quella dei girotondi e del popolo viola è più recente. Adesso spuntano le magliette rosse; un’intera commissione si è presentata agli esami di maturità in rosso.

Certa gente non riesce proprio a capire come il loro voto, progressista, illuminato e democratico, debba avere lo stesso valore di quello di un vinaio ignorante, soprattutto se quest’ultimo vota Lega. Non è giusto, dicono, come dicevano tanti anni fa i loro padri, che si arrabbiavano perché la DC, a loro dire, si reggeva sul voto delle vecchiette.

articolo pubblicato il: 09/07/2018

La Folla del XXI Secolo - periodico di politica e cultura
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