finanza
ghe pensi mi
di Domenico Massa

Il dibattito politico economico “de casa nostra” non mi appassiona; la stampa ed i media in genere contribuiscono a renderlo stucchevole, melodrammatico ed insignificante. Recentemente il dibattito si sarebbe dovuto accendere per effetto dell’attività della commissione parlamentare sul crac delle banche, ma come al solito in Italia è finita in cagnara.

La Consob accusa la Banca d’Italia e la Banca d’Italia la Consob. Addirittura c’è chi vorrebbe chiamare in causa il Governatore della BCE Draghi, che è stato Governatore pro-tempore della Banca d’Italia proprio nel delicatissimo periodo che anticipava la bolla speculativa dei sub-prime. Basterebbe avere un po’ le mani in pasta ed avere buona memoria per ricordare che, mentre il MPS acquisiva l’Antonveneta, le banche europee capitalizzavano circa 1.700 Miliardi di euro. Ahimè purtroppo l’anno successivo mille miliardi di capitalizzazione si erano involati. Qualcuno allora aveva pensato di mettere seriamente sotto osservazione gli Istituti per cercare di limitare i danni a carico dei risparmiatori? Senza alcun dubbio possiamo dire di no.

Considerando che molti inconsapevolmente si erano trasformati da risparmiatori in investitori, la platea di coloro che dovevano essere protetti si assottigliava. Chi acquistava obbligazioni subordinate attirato dalle cedole più generose non poteva più essere considerato risparmiatore ma investitore, ed avrebbe dovuto aver ben chiaro il significato di TIER.

Ma chi doveva vigilare che si applicassero le direttive della MIFID forse si è distratto. Ora sarebbe onesto tracciare un confine tra quanto accaduto per effetto della “bolla sub-prime” e quanto ascrivibile a comportamenti che hanno indotto a trasformare i risparmiatori in ignari investitori.

Per tutti coloro che erano stati avvisati dei rischi nell’ investire in azioni ed altri titoli riconducibili al capitale delle banche non verserei una sola lacrima; per tutti gli altri sarebbe opportuno volare basso e cercare di individuare ogni singola responsabilità.

Certo ora è facile far volare in alto gli stracci e magari chiamare in causa nomi altisonanti, ma la realtà è ben diversa e le responsabilità dovrebbero essere ricercate a tutti i livelli della catena di comando senza escludere qualche funzionario a caccia di facili carriere che, al fine di essere ben visto dai vertici, piazzava nei portafogli di poveracci una marea di titoli rischiosi con il sorriso ed una pacca sulla spalla ed uno:” stai tranquillo ci penso io”.

Un altro capitolo sono i crediti deteriorati in pancia alle banche e che hanno costretto i contribuenti a mettersi le mani in tasca e riservare qualche decina di miliardi per il salvataggio di alcuni Istituti di credito. Spero che i nodi vengano al pettine e si possa finalmente fare luce sulla malsana saldatura avvenuta tra politica e finanza con tanto di nomi e cognomi, con buona pace per il concetto di privacy invocato a sproposito per coprire i nomi di coloro che hanno partecipato al saccheggio e di coloro che lo hanno permesso o sono stati costretti a permetterlo (nella sostanza poco cambia).

articolo pubblicato il: 13/11/2017