elzevirino
la paranza
di Carla Santini

Per secoli il termine paranza poteva indicare, in qualche zona, una grossa barca a vela, utilizzata per la navigazione costiera, ma, ovunque, indicava l’insieme di due barche, che cambiavano di nome a seconda della regione. Le barche, che talvolta erano molto lunghe avevano due alberi, trainavano in coppia una lunga rete. Una piccola lancia, detta paranzella, faceva la spola tra il porto e le barche per trasportare a riva il pescato senza dover interrompere il lavoro al largo. Un significato del tutto positivo, dunque, perché ha significato pane per le popolazioni costiere italiane.

Solo in seguito, nel Napoletano, ha preso l’accezione di gruppo di fuoco di guappi o di camorristi. Quest’ultimo significato del termine, complice un po’ la scomparsa del cabotaggio peschereccio e molto il fatto che oggi come oggi un termine viene veicolato in un baleno, è entrato nel linguaggio comune ad indicare quelle bande di giovanissimi teppisti che stanno imperversando per Napoli e non solo. Ormai, non si sente parlare di paranza se non nell’accezione negativa.

L’ennesima litigata di Vittorio Sgarbi è scaturita proprio in seguito ad un servizio mandato in onda da “Piazza pulita” in cui un’intervistatrice parlava con alcuni giovanissimi membri di una paranza napoletana. Secondo il critico il modo migliore per combattere la criminalità precoce è educare i giovani al bello, che nel caso di Napoli non manca davvero. Le cose sono poi degenerate con il conduttore Formigli che non ha saputo o voluto fare resistenza passiva al torrente di parole di Sgarbi, ma non è la litigata il centro del problema.

Il succo del discorso è se sia giusto proporre servizi giornalistici, inchieste di costume, sceneggiati televisivi in cui viene mostrata un’Italia in balia della delinquenza, più o meno organizzata. Non solo Sgarbi, ma molte persone si pongono il problema se tutta questa pubblicità non sia deleteria e fonte di imitazione di atteggiamenti e personaggi negativi. Altri ribadiscono che non si può mettere la testa sotto la sabbia e bisogna far vedere la realtà così come è. Caravaggio aveva fatto scandalo mostrando la realtà nella sua crudezza; se fosse rimasto nel solco della tradizione, forse, non sarebbe ancora oggi così importante.

La ragione, come talvolta accade, sta forse nel mezzo. La stampa deve fare il proprio dovere, che è quello di non nascondere le notizie sgradevoli, senza timore. Ci sono voluti un paio di giorni prima che sui titoli di molte testate online apparisse il fatto che per lo smembramento di Pamela Mastropietro fosse stato fermato un nigeriano. Si tratta di una forma di deprecabile autocensura, che non ha nulla a che vedere con il fatto che un crimine sia sempre un crimine, chiunque lo commetta. Ma intervistare alcuni giovanissimi disadattati sul loro essere piccoli delinquenti li fa sentire persone importanti, eroi televisivi di un mondo che fatica sempre più a distinguere tra realtà e finzione.

articolo pubblicato il: 05/02/2018 ultima modifica: 17/02/2018