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francescani e domenicani
di Teddy Martinazzi

Il pubblico e mediatico "voto di castità a tempo" di Silvio Berlusconi in attesa delle elezioni (smentito il giorno dopo, secondo un copione ormai codificato) è stato un autentico shock per chi, tra i liberali italiani, ancora s'illudeva che Forza Italia fosse la riedizione del PLI, certamente di quello vincente del 1963.

Forza Italia, e non certo e non solo per le esternazioni del suo fondatore e leader, si connota sempre più come l'autentica riedizione della DC, anzi, per l'esattezza, della corrente dorotea, quella che portava milioni di voti al partito (gli esponenti della sinistra democristiana facevano grandi discorsi ma erano sempre in posizione minoritaria, sia a livello di congressi che di preferenze di lista).

Fin qui non ci sarebbe nulla di male; solo ci si chiede perché in Italia siano pochissimi i politici che possiedono l'onestà intellettuale di dichiararsi per quello che sono, pensiamo ad un Buttiglione che ha il coraggio di esporre in diverse lingue (mandando in tilt i traduttori) le sue opinioni in merito ai diritti dei gay, precludendosi una carriera politica europea.

Anche a sinistra le cose non vanno meglio, tra chi si dichiara socialdemocratico dopo aver per anni combattuto i "saragattiani" o chi, alla grande come Veltroni, afferma pubblicamente di non essere mai stato comunista.

La verità è forse più banale di quanto possa apparire. La prima considerazione è che l'italiano medio non ama gli estremismi; molta gente negli anni Settanta votava PCI perché era un partito con molti assessori e non certo perché veramente sognasse un'Italia nel Patto di Varsavia. La forza della DC stava nell'interpretare le aspirazioni dell'italiano medio e tutti i politici di oggi lo sanno bene.

La seconda è che dichiararsi liberali fa chic, ma l'Italia, checché se ne possa dire, è (dopo l'Irlanda) il Paese più cattolico del mondo, sia pur di una religiosità fai da te che spesso giustifica ogni deviazione dalla dottrina. Anche questo tanti politici hanno ben compreso.

I liberali in Italia hanno sempre fatto la parte che nella DC fu di Fiorentino Sullo (tutti apprezzavano l'acume delle sue analisi, ma dovette dimettersi da ministro perché fu messo in minoranza ad un congresso provinciale di Avellino). Malagodi, Bozzi, ma anche Bruno Villabruna che, dopo esserne stato il segretario, uscì dal PLI per fondare il Partito Radicale, erano politici molto preparati, ma quanto ad aspirare alla guida dell'Italia era come chi spera di vincere alla lotteria.

Per qualche verso anche il repubblicano La Malfa era un liberale. Anche La Malfa ricopriva il ruolo del generale senza truppe; la parte che in Forza Italia sembrerebbe spettare ai liberali doc.

Quindi, da qui alle elezioni, aspettiamoci di tutto, anche che Berlusconi dichiari di essere diventato terziario domenicano (i francescani sono troppo popolari, sarà magari l'ateo D'Alema ad affermare di essere attratto dal Terz'Ordine di San Francesco).

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