C'è uno scoglio proteso sul mare rivolto a Copenaghen e su questo scoglio siede una sirenetta che guarda la città e fa trapelare con l'atteggiamento del corpo il desiderio di avvicinarne gli abitanti.Questa celebre statua ricorda una delle più celebri fiabe di Hans Chistian Andersen. In questo personaggio è possibile cogliere la peculiarità dello scrittore danese, che forse avrebbe voluto vivere una vita normale, ma che forse si sentì sempre un escluso. Non si preoccupò mai di definire o caratterizzare in modo inequivocabile i suoi personaggi. Rimescolò animali e umani, mito e magia in una sintesi che ancora oggi meglio forse di ogni altro rappresenta la vita nella sua totalità.
Hans Chistian Andersen nacque nel 1805 ad Odense, la municipalità dell'isola di Fionia, appartenente alla Danimarca.
La sua biografia ci narra di una vita oltremodo difficile e travagliata, segnata dalla povertà e dalla miseria. La situazione precaria dell'esistenza, la perdita del padre da piccolo e le difficoltà della madre non fecero tuttavia che accrescere la sua sensibilità. E le delusioni seguite all'impossibilità di intraprendere la carriera di attore non minarono la sua precoce vena di scrittore, anzi incanalarono tutte le frustrazioni nell'osservazione rapita, ingenua, seppure disincantata, della realtà.
Seppe fondere nei suoi personaggi retaggi antichi, vicende quotidiane e elementi autobiografici e tessere in una trama preziosa un affresco della vita ricco di sfumature ma anche di disincanto. Non ci sono in Andersen la denuncia sociale o la ribellione nei confronti delle diseguaglianze, ma l'io lirico che si eleva alto sulle meschinità e sulle piccinerie della realtà e afferma con forza la dignità umana. Tra
i titoli delle sue 156 fiabe spiccano "La sirenetta", "Il brutto anatroccolo", "La piccola fiammiferaia", "Il tenace soldatino di stagno", "La principessa sul pisello", "Il vestito nuovo dell'imperatore","Le scarpette rosse".
Andersen non si cimentò soltanto nella composizione di fiabe, ma anche in altri generi, fra cui il romanzo "L'improvvisatore", poesie e una autobiografia "La favola della mia vita" , ma furono solo le fiabe a dargli la fama che ancora oggi vive.
Va detto che in realta' le sue non sono vere fiabe, secondo la definizione ormai universalmente accettata, di Wladimir Propp, primo perche' non rispettano la struttura classica e, in un discorso piu' lato, perche' la fiaba e' espressione della cultura orale e quindi ogni riproduzione non e' comunque fiaba, semmai favola. Quelle dei Grimm sono vere fiabe perche' i due fratelli non creavano ma raccoglievano le
storie della tradizione popolare, come Omero tramando' miti anteriori (fatte le debite proporzioni).
Andersen ebbe dei mecenati che credettero in lui e gli consentirono di acquisire una formazione completa e tanti estimatori, fra cui poeti e
scrittori come Dickens, Wilde, Lewis, che influenzò.
Ancora in vita ebbe riconoscimenti e continue attestazioni di stima, le sue fiabe furono tradotte e si diffusero rapidamente non solo tra i
bambini, naturali destinatari. In realtà superò la dimensione didattica delle fiabe e diede voce a personaggi tradizionalmente emarginati, come bambini e perdenti. Si appropriò in effetti del linguaggio semplice e immediato che giunge subito al cuore e scava emozioni profonde e durature.
Dopo aver viaggiato a lungo in Europa,in Africa e Asia Minore si ritirò nella sua casa a Rolighed dove morì il 4 agosto del 1857.