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taccuino di viaggio
Cile: Isola Magdalena
di Sergio Gigliati E Claudio Tarricone

L'aria e' fredda, la giornata tersa. Punta Arenas ci accoglie offrendoci questo regalo. Qui il clima e' piuttosto rigido e le precipitazioni abbastanza frequenti, d'altronde siamo nell'emisfero australe, nella parte piu' meridionale del Cile. Fondata nel 1848 come colonia penale, la cittadina e' oggi un importante porto e centro di commercio dove confluiscono i prodotti della regione patagonica cilena. Sorge sulla riva settentrionale dello stretto di Magellano, ai piedi della catena delle Ande meridionali. Crocevia di numerose etnie, Punta Arenas ospita discendenti degli immigrati dei primi del '900; non e' raro incontrare inglesi, svizzeri, tedeschi ed altro. La lingua ufficiale e' lo spagnolo, anche se l'inglese e' ormai parlato da tutti. Attraversando grandi viali ci soffermiamo ad osservare il monumento dedicato a Magellano prima di dirigerci verso il museo salesiano Borgatello che ci racconta del lavoro svolto in questa parte del mondo dai missionari omonimi e dell'affascinante epopea della Terra del Fuoco. Ma la nostra meta e' pił a nord, circa 25 miglia da qui. Uno sguardo al pittoresco relitto della fregata inglese "Lord Londsdale" e subito ci imbarchiamo in direzione dell'isola Magdalena, luogo solitario ed appartato popolato esclusivamente da una colonia di pinguini di Magellano.

Il mare di velluto sfiora la chiglia della barca mentre il silenzio del luogo appare riverenziale. Non un suono, un rumore, a parte il motore della barca che tossisce in un soffocato silenzio come per non disturbare l'atmosfera del posto. L'isola ci appare da lontano, perla nel mare blu intenso, linea di contrasto tra cielo e terra. Inconfondibile si erge il faro, dedicato a San Isidoro, usato come punto di riferimento dai marinai che raggiungono lo stretto di Magellano. Un tremolio della vista ci fa appoggiare alla paratia della nave: l'isola sembra come muoversi. Puntini informi si agitano in tutta l'area come formiche in un formicaio a cielo aperto, ma molto piu' lentamente, quasi come la moviola di un film passato al rallentatore. E' una strana sensazione: il rollio della barca che scorre sull'acqua e che induce il corpo ad un naturale ondeggiamento e la vista della terraferma che al contrario delle leggi fisiche sembra a sua volta muoversi. E' un attimo. Poi i sensi focalizzano. Non formiche, ma pinguini. Una immensa colonia di questi esemplari in tutte le fasi del loro sviluppo. L'isola e' un vero e proprio parco naturale popolato da pinguini magellanici, cormorani ed altri volatili che coesistono pacificamente.

Sbarcando si ha la sensazione di essere degli intrusi. Alcuni di questi esemplari si avvicinano guardandoci con i loro sguardi intensi: rimaniamo per una eterna manciata di secondi fermi a fissare negli occhi di un blu profondo come le acque del posto, un pinguino immobile, statuario e che solo un fremito del piumino lo rende vivo. Poi ci incamminiamo lungo il sentiero che porta verso la sommitą del rilievo dove si erge bianca e rossa l'unica costruzione e dove dimora il faro, anche lui intruso in un habitat che non e' il suo, straniero in terra straniera.

Decine di migliaia di puntini si muovono ovunque, bianchi e neri, sulla terra brulla degli scoscesi pendii e sull'acciottolato bianco che delimita la spiaggia. Stiamo respirando l'atmosfera del posto, assaporando con i sensi la natura e gli spazi.

Il pinguino di Magellano, spheniscus magellanicus, e' una delle otto specie di uccelli acquatici non volatori presenti in questa parte del globo. Ama riunirsi in grandi colonie ed e' un animale abitudinario, tanto che i maschi riproduttori tornano sempre nello stesso luogo che li ha visti nascere e preparano loro stessi i nidi, che a migliaia sono qui visibili. E' un animale monogamo e dopo l'accoppiamento si alterna con la femmina nella cova delle uova (generalmente due per nidiata) e nella ricerca del cibo. I pulcini (pichones) che nascono dopo un periodo di incubazione di circa 40 giorni, pesano solo 60 grammi ed hanno un sottile piumaggio di color grigio. Dopo tre mesi sostituiscono la loro peluria con il caratteristico piumaggio bianco e nero che li aiuterą ad affrontare i rigori delle acque oceaniche. Nella loro maturitą raggiungeranno un peso compreso tra i 2,7 ed i 5 kg con una lunghezza approssimativa di 70 - 75 cm.

L'isola non e' molto grande; ci incamminiamo lungo un percorso delimitato da cordoni posti per non intralciare questi animali, unici veri abitanti del luogo. Scendiamo verso l'acciottolato bianco che delimita il confine tra terra ferma e acqua. Alcuni pinguini ci vengono incontro, claudicanti nel loro intercedere maestoso. Ci osservano, sembrano studiarci: forse ci considerano una sorta di invasori. Nel declivio che ci separa dal mare alcuni piccoli batuffoli grigi pił intraprendenti e curiosi di altri provano ad avvicinarsi, subito fermati dai sempre guardinghi genitori che ci mostrano prontamente il loro unico ma efficace strumento di difesa: il robusto becco. Il tempo scorre senza che ce ne rendiamo conto. Dobbiamo rientrare verso Punta Arenas, verso la nostra civiltą. Immortaliamo le ultime immagini sulla pellicola e ci incamminiamo verso il battello, immobile sul mare. Assorti dai pensieri e dalle emozioni appena vissute non ci accorgiamo di un unico pinguino che, fermo innanzi a noi, ci scruta con gli occhi di quel blu profondo deja vu. Chissą! Forse e' lo stesso che ha incrociato i nostri sguardi questa mattina. O forse e' solo la nostra immaginazione. Un fremito nel suo piumino. Un'increspatura del becco che sembra disegni un sorriso enigmatico, indecifrabile, imperturbabile che ci riporta con la memoria ad alcuni anni or sono, quando, quasi estasiati ci siamo soffermati pensierosi davanti al sorriso della Gioconda al Louvre.

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