Presso l'Aboca Museum, a Palazzo Bourbon del Monte a Sansepolcro, (AR), una mostra organizzata in collaborazione con il Museo Egizio di Firenze ed alcuni docenti delle Universitą di Pisa e di Perugia, per proporre e valorizzare le antichissime usanze egizie in relazione alla cura del corpo nei suoi vari aspetti igienici ed estetici, ma non fine a se stessa, quanto come riflesso spirituale, poiché la cura del corpo era intesa quale rispetto per il Signore dell'Universo: una idealizzazione della fede religiosa tesa quasi al parossismo.
Una cura del corpo alla quale gli egizi si dedicavano sia perché, credendo nell'immortalitą dell'anima, erano consapevoli di dover bene mantenere il proprio corpo, che avrebbe successivamente dovuto riunirsi nell'aldilą all'anima stessa, sia perché il particolare clima rendeva necessarie alcune precauzioni in merito alla salvaguardia del corpo: il clima caldo e ventoso imponeva infatti l'utilizzo di unguenti per mantenere elastica la pelle e di prodotti contro l'eccessiva sudorazione.
Molti degli oli utilizzati erano prodotti con sostanze naturali di per se stesse profumate, altre volte invece per renderne piacevole l'utilizzo si univano essenze floreali, resine, bacche e legni aromatici ad una base di oli e grassi: infatti la distillazione alcolica fu introdotta 'soltanto' nel IV secolo a.C.
Per la produzione degli unguenti profumati erano utilizzati tre metodi, il primo dei quali consisteva nella macerazione dei fiori ed altre sostanze aromatiche in un contenitore con olio o grasso che veniva cotto: dopo la cottura si procedeva a filtrare il tutto per eliminare i residui delle sostanze aggiunte.
Il secondo metodo consisteva nell'enfleurage, vale a dire nel posizionamento alternato di sostanze aromatiche su strati di grasso, fin quando quest'ultimo non si impregnava di profumo (unguento alla stato solido); il terzo metodo, infine, era quello della spremitura attraverso particolari presse a sacco di fiori e sostanze aromatiche, il cui liquido veniva successivamente aggiunto ad una base di olio oppure utilizzato direttamente.
Molto usati anche i deodoranti personali, quelli per la casa e per rinfrescare l'alito: in particolare ricordiamo i coni di grasso profumato che, dalla XVIII Dinastia, sono presenti sulle parrucche sia maschili che femminili, i quali, sciogliendosi per il caldo, scolavano sui capelli e sulle vesti impregnandoli di profumo, pratica questa ancora in uso sino al secolo scorso presso alcune tribł in Eritrea, Sudan e Nubia.
I vari processi di fabbricazione degli unguenti sono documentati nelle tombe di varie necropoli, ed i titoli riportati dagli operatori del settore testimoniano la qualificazione con vari livelli di specializzazione della manodopera utilizzata, che probabilmente operava in laboratori molto attrezzati e collegati al palazzo reale ed ai templi.
In rassegna presenti vari reperti, dagli unguentari in pasta vitrea, vetro ed alabastro, a mortai, pestelli, rasoi e pinzette in bronzo, specchi in bronzo, ciotole per cosmetici in pietra ed in fayenne, pettini in avorio, spilloni per capelli, qualche stele funeraria, amuleti vari, maschere funerarie e statue di concubine, la cui funzione era quella di rallegrare il morto nell'aldilą: spesso erano mancanti dei piedi, proprio per costringere la concubina a rimanere presso il defunto.
Completa la rassegna una pregevole volume di grande formato edito ad Aboca Museum Edizioni, a cura di Maria Cristina Guidotti, Alessandro Menghini, Rita Pagiotti e Flora Silvano, con vari saggi in uno alla riproduzione dei reperti; l'idea ed il piano organizzativo della mostra 'Igiene e bellezza nell'antico Egitto' e la pubblicazione dell'omonimo volume sono dovuti all'ideatore e fondatore di Aboca Museum, il Comm. Valentino Mercati.
'Igiene e bellezza nell'antico Egitto' sino al 31 maggio p.v., con orari 10,00-13,00 e 15,00-19,00 tutti i giorni, domenica compresa; costo del biglietto intero euro 8,00, ridotto euro 4,00, per gruppi di almeno 5 persone euro 6,00.