"Il tema della materia è fondamentale per la scultura che, ab antiquo, è l'arte della sublimazione della materia in immagine. Arp e Moore cercano ancora di sublimare la materia in una forma originaria e genetica, l'organico; Alberto Viani, interpretando il senso profondo delle poetiche classiche, definisce la figura plastica nel trapasso dalla materia alla luce". Sono parole di Giulio Carlo Argan che, in maniera folgorante ci immettono nel mondo creativo e nella personalità estremamente originale di Alberto Viani (Quistello di Mantova 1906 - Mestre 1989), tra i maggiori scultori del nostro Novecento. Allievo a Venezia di Arturo Martini, risentì poi variamente dell'opera scultorea di Picasso, di Brancusi e di Henry Moore, e tra questi "estremi" si mosse la sua opera, nel senso che nelle sue sculture (i torsi virili o muliebri), pur suggestionate da un ideale di forma pura e tentate dall'astrazione, non venne mai meno il movente umano che ne è stato sempre la base.
Le opere di Viani mantengono, dunque, integra una vita interiore e, al tempo stesso, appaiono come delle forme "rasserenate", affascinanti masse plastiche distese all'aria con un loro movimento elegante ed ondoso, sensibili alla luce, in cui si raggiunge una cifra che è stata ben definita classica, con un linguaggio che potremmo definire di sintesi astrattofigurativa e che si mantiene lontano dagli sperimentalismi specie degli anni '50. Come ha scritto Enrico Crispolti, l'opera di Viani "ci si offre come un itinerario plastico personalissimo teso ad una evocativa configurazione d'immagine umana moderna", avviando "una revisione critica del dato iconologico, l'immagine umana appunto, spiazzandolo dal ceppo di narrazione figurativa" e riassumendolo in un sintetico autosufficiente frammento".
In occasione del centenario della nascita, Matera, nel suo annuale (ed ormai tradizionale) appuntamento con la grande scultura rende omaggio a Viani con una importante antologica, curata da Giuseppe Appella (catalogo Edizioni della Cometa), che idealmente si ricollega a quella che nel 1989 celebrò il medesimo anniversario del suo maestro Arturo Martini). Promossa ed organizzata, con l'ormai storico entusiasmo, dal Circolo La Scaletta, ed allestita, con la nota sensibilità e competenza, da Alberto Zanmatti, la mostra, presenta nei magici spazi delle Chiese rupestri della Madonna delle Virù e di San Nicola dei Greci, cinquantotto sculture in gesso, marmo, bronzo o ferro (datate dal 1939 al 1983) e cinquantacinque disegni provenienti da musei italiani e stranieri, da importanti collezioni private e, in primo luogo, dalla figlia Eva, che ha prestato la sua preziosa collaborazione alla realizzazione di un evento irripetibile; l'allestimento infatti ripropone le opere di Viani in una
cornice unica al mondo, che valorizza ed esalta (com'è stato nelle precedenti occasioni espositive per maestri come - oltre al ricordato Martini - Cambellotti, Melotti, Andrea Cascella, Matta, Milani,Andreotti, Fazzini, Negri, Leoncillo, Antonietta Raphael e Mascherini) la sua scultura in un dialettico confronto con le forme scolpite nel tufo materano.
Nello spirito dunque che ha animato le precedenti edizioni delle "Grandi mostre nei Sassi", l'antologica intende illustrare l'importanza, spesso dimenticata o tralasciata, degli scultori italiani nell'ambito della ricerca espressiva che ha visto impegnati gli artisti, italiani e stranieri, nel secolo appena archiviato. Viani è stato certamente un protagonista, sia pure schivo ed appartato, dell'arte italiana ed europea, come attesta una biografia ricca di prestigiosi riconoscimenti, di importanti esposizioni personali e di apprezzamenti da parte della critica più attenta ed autorevole. Tra l'altro, è stato titolare dal 1947 della cattedra di scultura all'Accademia di Belle Arti di Venezia, succedendo a Martini; l'anno prima aveva aderito al Fronte Nuovo delle Arti e partecipa al "Premio di scultura della Spiga" indetto dall'omonima galleria milanese che gli dedica una monografia. E' in questo periodo che le sue sculture si segnalano, sui prevalenti temi di nudi femminili, per
la limpida consistenza delle forme caratterizzate da levigatezza e luminosità di superficie.
Nel 1949 è presente alla mostra newyorkese dedicata all'arte italiana (per l'occasione il Moma acquista il suo Torso femminile in gesso poi esposto nel 1952 alla Biennale di Venezia allestita con magistrale sensibilità museografica da Carlo Scarpa; qui, quattro anni dopo, presenta una scultura che avvia una nuova inflessione del suo discorso plastico: nel Nudo al sole , la cui versione in bronzo viene più tardi inserita dallo stesso Scarpa nell'allestimento del Negozio Olivetti in Piazza San Marco a Venezia (e che ora può essere ammirato a Matera), le masse plastiche risultano assottigliate in superfici ampie, profilate armonicamente nello spazio senza soluzione di continuità. Con questi nuovi "nudi" Viani allestisce una sorta di antologica del lavoro degli anni Cinquanta nell'ambito della Biennale veneziana del 1958; lavoro che svilupperà nel corso dei due decenni successivi, in cui continuerà a modellare corpose immagini che "conquistano" lo spazio per una sempre maggiore essenzialità della forma.
Anche nell'ultimo periodo della sua produzione, l'artista non smetterà di lavorare intorno a quelle soluzioni formali più assolute che sostanziano in definitiva il senso del suo lungo ed intenso percorso creativo; e continuerà a produrre quei gessi in cui, citando Merleau-Ponty, egli ravvedeva "le cose autentiche che conservano il prodigio dell'impronta della percezione e delle mani del creatore", insieme agli innumerevoli disegni (altro strumento principe della sua ricerca), cui non ha cessato mai di ricorrere non solo per preparare le opere a venire, ma per meditare nuovamente su quelle risolte; di questi, come ha scritto Riccardo Caldura, il segno aereo e sottile rimane sino alla fine come l'inconfondibile traccia grafica di una scultura attenta più alla levitas della forma e dell'idea che alla gravitas della materia".