Interventi di: Alessandro Bellavista, Giuseppe Casarrubea, Luigi Cavallaro, Sergio Cola, Mario Dogliani, Giovanni Fiandaca, Enrico Fontana, Alfredo Galasso, Antonio Ingroia, Salvatore Lupo, Giuseppe Carlo Marino, Antonella Miranda, Claudia Mirto, Claudio Riolo, Umberto Santino, Roberto Scarpinato, Paolo Serventi Longhi, Vincenzo Siniscalchi, Nicola Tranfaglia, Marco Travaglio e Vittorio Villa.
Da circa un decennio, nell'ormai lunga e difficile fase di transizione del sistema politico italiano, accade sempre più spesso che uomini politici, sentendosi diffamati da critiche rivolte al loro operato, cerchino di rivalersi in sede giudiziari contro chi esercita per professione o per impegno sociale e politico il diritto di cronaca, di critica e di ricerca garantiti dalla Costituzione. La tendenza a trasferire la dialettica democratica e il conflitto politico in sede giudiziaria, con la pretesa, per di più, di "monetizzare" un danno immateriale come quello morale, mal si concilia con l'esigenza fondamentale, in un sistema democratico, di garantire l'esercizio della critica politica. Ed ancora, il difetto di bilanciamento tra interessi inevitabilmente in conflitto, dovuto a una concezione formalistica della tutela della reputazione individuale, rischia di inibire il diritto/dovere di sottoporre l'operato di chi ricopre cariche pubbliche o ruoli rappresentativi al vaglio dell'opinione pubblica, indebolendo i meccanismi di responsabilità politica posti a salvaguardia della credibilità delle Istituzioni.
Anche i pressanti appelli indirizzati agli studiosi del mondo politico-istituzionale per la costruzione di una memoria condivisa nascondono malamente il fastidio per la pluralità degli approcci interpretativi possibili, e talvolta per la stessa idea di una ricostruzione realistica (non ideologica, né edificante) dei conflitti del passato.
E' paradossale, infine, che in alcuni casi della ricerca storica o socio-politologica siano stati chiamati proprio i tribunali della Repubblica, con un ennesimo e potenzialmente più grave cortocircuito tra campi della vita collettiva che dovrebbero essere tenuti ben distinti.
Claudio Riolo insegna Scienza politica all'Università di Palermo. Tra le sue pubblicazioni: Istituzioni e politica: il consociativismo siciliano nella vicenda del Pci e del Pds (1993); Politiche di industrializzazione e gruppi di pressione negli anni cinquanta (1995); (a cura di) Dossier sulle riforme istituzionali in Italia (1998); L'identità debole. Il Pci in Sicilia tra glia anni '70 e '80 (1989).