Un NO alla guerra, senza Se e senza MA. Non può e non deve essere uno slogan di pacifisti, di movimentisti e di tardivi convertiti a pelose solidarietà umanitarie, svegliatisi da un lungo letargo della ragione, della memoria e delle responsabilità personali e collettive. No alla guerra senza Se e senza Ma, dovrebbe essere scritto a caratteri cubitali nelle coscienze dell'uomo moderno, al di là di ogni fede religiosa o politica, al di là di ogni schieramento partitico o culturale. Dovrebbe essere il pane quotidiano che coltiva i singoli pensieri di ogni individuo e alimenta la crescita di opinioni civili e sociali di quel giusto equilibrio tra i popoli, nato come obiettivo di concreta umanizzazione, dopo gli atroci conflitti mondiali del secolo scorso, e confluito nelle istanze più ragionevolmente fondate del Diritto Internazionale e degli Istituti mondiali, pensati e varati per la sua più completa attuazione. Dovrebbe essere il fondamento di ogni seria didattica familiare, scolastica, ecclesiastica e politica. Dovrebbe essere la cassa di risonanza di ogni canale d'informazione, rispettoso dell'utenza più diversificata. Dovrebbe essere, per tutti, un progetto di vita, consolidato da conoscenze perseguite con il rigore e la costanza propri degli itinerari logici e critici, capaci di abituare al rischio di scelte di responsabili e di efficaci interventi.
Checché se ne dica, nelle sacche più impensate e, fors'anche meno stimate, del pachiderma Scuola italiana, qualche sussulto di rivendicazione autonoma che sappia coniugare, in quel processo educativo del tutto particolare di adultizzazione degli individui che le è demandato, istanze di intelligenza razionale ed esigenze di intelligenza emotivo-affettiva, in qualche modo, oggi, si avverte. E la filosofia di una didattica per Progetti, correttamente interpretata, ne assicura spazi, modalità, tempi e strumenti di lavoro. Un insegnamento, poi, programmato e realizzato con la metodologia della Ricerca, conduce di necessità a saper organizzare concreti Interventi nella Realtà. In quest'ottica s'inscrive l'iniziativa di una classe dell'Istituto Tecnico Commerciale "Michele Cassandro" di Barletta, la 5 C Igea, che programma un Seminario di studi su LA RESISTENZA DECLASSATA (Le scelte di coscienza dei nostri soldati prima e dopo l'8 Settembre '43) per la fine del mese. Si è resa promotrice di un'istanza al Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi, interpretando le giuste rivendicazioni di una città, teatro con Cefalonia, del primo atto di resistenza militare, al riconoscimento di una Medaglia d'oro al valore di quei soldati che credettero e combatterono, con la segreta speranza, di essere gli ultimi a dover sacrificare la vita in difesa della libertà di tutti. A loro si deve anche il recupero sia della scheda degli avvenimenti storici, sia la recensione del Diario del Colonnello Grasso, lavori scolastici di due loro compagne di corso di qualche anno fa.