“La tragédie de Carmen” di Peter Brook, Marius Constant e Jean-Claude Carrière ha aperto la 76° stagione del Teatro Lirico Sperimentale “A. Belli” di Spoleto.
C’è poco, molto poco della Carmen di Bizet universalmente conosciuta, fatti salvi i protagonisti principali e la vicenda della indomita ed indomabile Carmen e un don José diventato, però, tutta passione e furore.
Nella scarna ed essenziale versione di Peter Brook, che risale agli inizi degli anni Ottanta, viene completamente eliminata la dimensione folkloristica a favore di quella tragica attraverso, anche, una scenografia essenziale.
Quello di Brook è stato ed è un lavoro incentrato su temi universali quali l’amore, il tradimento, la libertà ed il desiderio.
Sulla falsariga di Brook, il bravissimo regista Alessio Pizzech ha saputo offrire uno spettacolo di grande impatto emotivo e scenico, di opposti che si scontrano.
L’apertura con il vagabondo disperato e perso che si trascina con un sacco di povere e misere cose altri non è che don José, anzi l’ombra di don Josè. Da rigoroso e leale brigadiere dell’esercito è diventato lo spietato carnefice di tutti coloro che si sono frapposti fra lui e Carmen. La morte come unica soluzione di una realtà che non può controllare. Carmen, sensuale e ribelle, porta sulla scena l’incontrollabile desiderio di libertà e di non rispetto di regole ed obblighi. Carmen e Micaela sono antitetiche e Micaela soccombe.
Un tempo scenografie, costumi e trucchi erano molto diversi da oggi. Mario Del Monaco, il più grande interprete dell’Otello verdiano, venne per anni truccato in modo da apparire come un africano e centinaia di Aide sono state trasformate in etiopi. Quest’estate, invece, a Verona è successo l’inferno, quando il soprano statunitense Angel Blue ha minacciato di non interpretare Violetta nella Traviata perché nell’Aida il soprano Anna Netrebko è stata truccata da etiope.
A Spoleto, invece, abbiamo assistito al contrario. Tra i tre mezzosoprani che, come da tradizione dello Sperimentale, si sono alternati nel ruolo principale, uno, Tamar Ugrekhelidze, georgiana, fisicamente non aveva nulla che ricordasse la rappresentazione classica della sigaraia sivigliana, essendo biondissima e con una carnagione bianchissima. La bravissima costumista Clelia De Angelis, poi, non l’ha vestita come d’uso, con la gonna a balze e le scarpe con i lunares, come ci si sarebbe aspettato. Ciò nonostante, Tamar è riuscita a far dimenticare al pubblico i suoi lunghi capelli biondi, rappresentando una Carmen così convincente e sensuale come poche se ne vedono.
La scenografia curata da Andrea Stanisci e le luci di Eva Bruno contribuiscono a creare un’atmosfera sospesa che a grandi passi spinge verso la tragedia, quasi una liberazione dopo tanto sangue.
Alla cornice fanno riscontro le passionali interpretazioni di Carmen e di don José, così come quella di Micaela, di Escamillo, di Zuniga, di Lillas Pastia e Garcia.
La parte musicale è stata affidata alla rodata orchestra del Teatro Lirico Sperimentale sotto la bacchetta del maestro Carlo Palleschi.
articolo pubblicato il: 13/08/2022 ultima modifica: 21/08/2022