Morì a Madrid nel 1992 per un attacco di cuore, all'improvviso, uno dei pittori più apprezzati del Novecento.
Nel giugno del 1956,la primavera si espandeva per tutta Madrid, i platani centenari del paseo del Padro creavano ombra contro il sole accecante. Due
uomini di mezza età si fotografavano a vicenda di fronte all'ingresso del Museo del Prado. Il loro abbigliamento denotava che erano stranieri; si trattava
del pittore irlandese Francis Bacon in compagnia dell'amico Peter Lacy. Si trovavano in Spagna di passaggio da Tangeri,la città marocchina tanto amata da
artisti e scrittori omosessuali.
Era la prima volta che Bacon entrava nel luogo dove erano esposti i capolavori del suo adorato Velazquez, che conosceva a forza di osservare "la Venere dello
specchio" conservata nella National Gallery di Londra. Per Bacon quel quadro era paradigma per la comprensione della pittura.
Un secolo prima, il francese Edouard Manet aveva provato la stessa sensazione ed emozione tanto da voler cogliere i tratti e la forma moderna dei grandi
pittori spagnoli da Velazquez a Goya, da Zurbaran a El Greco, a Ribera.
Francis Bacon era nato a Dublino nel 1909 in una famiglia protestante. Il padre, che sosteneva di essere discendente diretto del filosofo Francis
Bacon, aveva imposto un'educazione molto rigida ai cinque figli. Anni dopo il pittore ricorderà di quegli anni la violenza strisciante dell'ambiente
familiare, la I Guerra Mondiale, il passaggio dei reggimenti di cavalleria di fronte alla sua casa e le precoci crisi di asma, a causa delle quali gli veniva
somministrata morfina, ma a piccole dosi per evitare l'assuefazione. All'età di sedici anni, il padre lo sorprese mentre indossava la biancheria intima della
madre. Senza tanti complimenti, lo cacciò di casa. Il giovane Francis sopravvisse come poté, da ragazzo tuttofare a compagnia di ricchi gentlemen e grazie
alle tre sterline che la madre gli inviava di nascosto settimanalmente. Trascorse, poi, un lungo periodo a Berlino, completamente immerso in un'atmosfera
surreale tra bar e cabaret e anche, per lui che proveniva da un ambiente puritano, fantastica. Fu in seguito ospite per tre mesi di una famiglia a Chantilly,
dove imparò il francese e decise di diventare pittore dopo essere rimasto folgorato dalla "Strage degli innocenti" di Poussin esposta al Museo Condé della
città.
Tornato a Londra, lavorò come decoratore di interni e disegnatore di tappezzerie e di mobili sullo stile di Le Corbusier.
Il legame di Bacon con la Spagna fu alimentato anche dalla conoscenza di Picasso, di cui Vide nel 1928 a Parigi un'esposizione di disegni. Ne rimase
sconvolto e distrusse buona parte delle prime opere. Poi, gli occhi di Bacon, come già quelli di Picasso, cominciarono a catturare le immagini per
restituirle trasformate in una pittura che non vuole raccontare storie.
Dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, nel 1945, Bacon ritornò alla pittura con maggiore intensità. I primi tre studi per una crocefissione, chiaramente
ispirati a Picasso, rappresentano il punto di partenza per i quadri che lo avrebbero reso famoso. Le tele riflettono gli istinti animaleschi degli umani,le
figure aggressive e violente dei nudi maschili risentono indubbiamente degli orrori della guerra. Fra tutti domina il Crocefisso con la bocca spalancata
pronta a divorare lo spettatore. Negli anni Cinquanta, BAcon vive una nuova stagione. Scopre attraverso fotografie il ritratto di Innocenzo X di Velazquez e
si appassiona per la Spagna e la sua cultura; studia lo spagnolo con meticolosità. E la Spagna diventa la meta di frequenti viaggi e lunghi soggiorni che
hanno lasciato vivide tracce nei tanti ricordi di chi lo aveva incontrato nei bar, nel corso delle passeggiate, fino a quel giorno infausto in cui morì nella
clinica Ruber di Madrid il 28 aprile 1992. Aveva voluto, nonostante i gravi problemi di salute, lasciare Londra per raggiungere Madrid. Fu cremato nel
cimitero di Almudena senza che ci fosse qualche testimone presente, come aveva espressamente richiesto.
Nel centenario della nascita, il Prado, il museo che Bacon amava più di ogni altro al mondo, lo omaggerà con una grande mostra che rifletterà con
puntualità e precisione l'uomo eccessivo e il pittore della solitudine, della nostalgia, del sesso, della vita.