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cinema
in good company
di Franco Olearo

USA 2004
Regia:
Paul Weitz
Sceneggiatura:Paul Weitz
Interpreti: Dennis Quaid, Topher Grace, Scarlett Johansson, Marg Helgenberger
Durata: 109'
Genere:Commedia

Don Foreman (Dennis Quaid) ha da poco superato la cinquantina, divide la sua giornata fra un lavoro che gli da soddisfazione (è responsabile della pubblicità di una rivista sportiva ), sua moglie e due figlie affettuose. La sua vita cambia di colpo quando gli viene imposto un capo molto più giovane di lui (Topher Grace) il quale, come se non bastasse, si innamora di sua figlia Alex (Scarlett Johansson)...

Mark (Topher Grace) ha un portamento asciutto ed atletico che tradisce i suoi 26 anni. Indossa bene i vestiti da executive rampante anche se in lui traspare una residua fragilità di uomo che deve ancora crescere. E' brillante e carico di energia, tipico di chi ha una mente fresca e sgombra del peso dell'esperienza, ma non riesce a nascondere la sua insicurezza ed è debole di fronte ai complimenti. La sua vita familiare è un disastro (il padre abbandonò la famiglia quando aveva quattro anni) ed il matrimonio è finito dopo otto mesi, perché troppo impegnato a costruire la sua immagine di manager prodigio.
Dan (Dennis Quaid) ha in azienda una posizione di responsabilità, costruita grazie alla sua esperienza, ma anche tramite il rispetto degli altri che gli hanno fatto guadagnare la lealtà dei collaboratori. Con la stessa solidità e saggezza è riuscito a far crescere una bella famiglia (sua moglie sta aspettando per la terza volta), a farla vivere in una casa dignitosa e a concedere alla figlia maggiore studi universitari di livello. Per il modo saggio e ponderato con cui affronta anche le peggiori avversità e sa alla fine trovare la soluzione più giusta, ricorda un altro famoso modello di mascolinità : Gregory Peck in L'uomo dal vestito grigio (1956).
Il film è giocato prevalentemente su questi due personaggi, calati nel moderno contesto di un capitalismo che ora è sopratutto finanziario e non più industriale: i concorrenti non vengono vinti perché viene fornito un prodotto migliore (in questo caso si tratta del mondo della carta stampata) ma semplicemente tramite l'acquisto delle aziende della Corporate concorrente salvo poi venderle di nuovo quando non riescono più a generare profitti.
Paul Weitz tratteggia bene questo mondo ed in particolare il modo disinvolto con cui vengono licenziate le persone indipendentemente dagli anni spesi in azienda: puri costi da sottrarre in una cieca visione di breve periodo.
L'incontro-scontro fra il giovane squalo rampante e il maturo e leale Dan è inevitabile ma Dan, che aspetta il terzo figlio e deve mandare sua figlia Alex all'università, deve fare buon viso a cattivo gioco e accetta di fare da secondo pilota all'aspirante manager.
I due debbono ora lavorare gomito a gomito (nel nuovo regime si va in ufficio anche di domenica pomeriggio) e progressivamente iniziano a apprezzarsi a vicenda.
Mark non ha completamente messo a tacere la sua onestà di fondo ed è pronto a reagire quando il "sistema" pretende di schiacciare chi ha lavorato bene. Lui ammira Dan anche come padre e la sua famiglia gli appare come quella che non ha mai avuto quando era ragazzo e che ora vorrebbe costruire per sé.
Quando, nel finale, ogni cosa si sarà rimessa a posto, Mark inizierà a vivere la propria vita senza più fretta e con più attenzione all'amicizia e ai valori familiari.

Dicevamo che i personaggi più significativi sono quelli maschili. Scarlett Johansson, dopo esser stata lanciata in Lost in translation e i successi di la ragazza dall'orecchino di perle e Una canzone per Bobby Long rischia di assestarsi nello stereotipo di ragazza carina ma non bella, riflessiva e dal cuore freddo. La colpa è da attribuirsi in questo caso al personaggio che le è stato affidato che mostra delle incongruenze: se all'inizio appare molto disinvolta nell'organizzare un incontro d'amore con Mark, riesce poi a ritrarsi dalla relazione con altrettanta semplicità, consapevole del lungo cammino universitario che deve ancora compiere e del dubbio che non si tratti ancora di vero amore.

Paul Weitz ci ha regalato una sceneggiatura impeccabile che sostiene l'ottima interpretazione dei due attori. Sono loro che riescono a spezzare le strette maglie di una una regia fin troppo classica, la cui ricerca delle armoniche simmetrie avrebbe diversamente finito per raffreddare il pathos del film.

(per gentile concessione di www.familycinematv.it)

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