Qualche anno indietro il grosso della popolazione italiana non aveva una grande percezione del termine "spread" ; in italiano "differenziale". Quando, verso la fine del 2011, il Governo Berlusconi fu costretto alle dimissioni sotto i colpi del diagramma del differenziale e dell'impennata tra i tassi di rendimento dei titoli del debito pubblico italiano e quello degli altri Paesi europei che godevano di maggiore reputazione sotto il profili della solvibilità, lo "spread" fece il suo ingresso trionfale nella vita delle famiglie italiane ed entrò di prepotenza nel lessico familiare. Il soggetto era lui: lo "spread" e ad accapigliarsi erano le tesi circa il risveglio della terribile epidemia, che in tempi passati veniva chiamata "svalutazione" perché si rifletteva sulla diminuzione del potere di acquisto della vecchia e povera "lira" nei confronti del vigoroso "marco". In questi concetti si condensa lo scontro di varie scuole di pensiero economico e sociale che hanno dato vita a montagne di libri, indirizzi universitari, posizioni lobbistiche, blocchi politici ed economici e chi più ne ha più ne metta.
Il Governo Monti identificato come "il governo tecnico" si insediò proprio con lo scopo di abbattere il differenziale e lo stesso Monti ad una delle sue prime conferenze stampa si presentò con una gigantografia del tracciato dello spread tra i titoli italiani e tedeschi.
Ci si sarebbe aspettati che un esecutivo in grisaglia, che per risanare il bilancio dello Stato utilizza manovre e promuove riforme "lacrime e sangue" avesse tenuto un comportamento di basso profilo per quanto attiene le comparsate in TV e le interviste rilasciate al volo ai microfoni di sciami di cronisti che sfidano le intemperie per cogliere una dichiarazione che dia loro modo di mettere un tassello nel ragionamento teso a capire e quindi ad anticipare ai propri lettori o ascoltatori quali sono le ultime novità.
Dobbiamo tuttavia rilevare che con il ritorno dello "spread" sotto quota 300 punti base, alcuni componenti dell'esecutivo si sono abbandonati ad esternazioni che direttamente o indirettamente indicavano in questa riduzione il segnale della bontà della amara medicina propinata al Paese.
Probabilmente i dati economici che quotidianamente vengono diffusi: riduzione del PIL, aumento della disoccupazione, picco della disoccupazione giovanile, incremento della spesa pubblica, diminuzione dei consumi -in sintesi-: recessione, recessione ed ancora recessione ed una pallida speranza rimandata di due o tre anni a seconda delle fonti, hanno spinto qualche autorevole membro del Governo all'angolo e questi per uscirne ha pensato che il colpo giusto sarebbe stato accreditarsi il merito della discesa dello "spread".
Potrebbe essere un grave errore, perché gli italiani quando sono stati costretti a ricorrere alle lezioni private di economia per poter capire cosa stava succedendo al proprio tenore di vita, oltre a capire che i BTP non sono un porto super sicuro, hanno anche capito che gli agenti responsabili delle oscillazioni dello "spread" sono molteplici e la gran parte con variabili indipendenti dalla volontà e possibilità di azione di un singolo Governo.
In questo ultimo caso di riduzione dello "spread" basterebbe avere una buona memoria di brevissimo periodo, e ricordarsi che Mario Draghi, presidente della BCE, ha varato un'azione per il riacquisto dei titoli pubblici degli Stati in difficoltà; che è stato varato un piano per il salvataggio delle banche spagnole, che la Grecia ha indetto una Modified Dutch Auction - asta di tipo olandese per il riacquisto dei propri titoli pubblici dai privati con uno sconto da capogiro.
A questo punto la situazione potrebbe essere sintetizzata con quanto affermato un giorno da un grandissimo allenatore di squadre di calcio: "zero tituli".
articolo pubblicato il: 07/12/2012 ultima modifica: 30/12/2012