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arte e mostre
Storie di un'eruzione: Pompei, Ercolano, Oplontis
di Sergio Gigliati

"Poco dopo quella nube calo' sulla terra e ricopri' il mare....Si fece notte, non pero' come quando c'e' la luna e il cielo e' ricoperto da nubi, ma come a luce spenta in ambienti chiusi. Avresti potuto sentire i cupi pianti disperati delle donne, le invocazioni dei bambini, le urla degli uomini.....taluni per paura della morte, si auguravano la morte, molti innalzavano le mani agli dei, ma nella maggioranza si pensava che ormai gli dei non esistessero piu' e che quella notte sarebbe stata eterna e l'ultima del mondo..."
Plinio il Giovane Lettere, VI, 20

In una delle celebri lettere di Plinio il Giovane e' possibile rivedere dettagliato e terrificante, il racconto dell'eruzione del Vesuvio che il 24 Agosto del 79 d.C. distrusse Pompei. Per i Pompeiani quello che stava accadendo era incomprensibile: il mare si ritraeva lasciando sulla spiaggia una moltitudine di animali marini, mentre una nube nera, terrificante, si alzava verso il cielo portando le tenebre. In quegli attimi, lungo la costa, tra Miseno e Stabia, incrociava la nave di Plinio il Vecchio che, insieme a suo nipote Plinio il Giovane, testimonia, cronista nel tempo, la piu' celebre eruzione vulcanica dell'antichita', tra cui la citazione riportata in apertura.

Ed e' appunto con le parole di Plinio il Giovane che ha aperto i battenti la straordinaria mostra che si terra' fino al 31 agosto prossimo presso il Museo Archeologico di Napoli. La manifestazione che ha gia' trovato il vasto consenso del pubblico, consente di " ripercorrere" virtualmente, le strade di Pompei, di entrare nelle case e rivivere, nelle numerose vestigia presenti, gli ultimi attimi fuggenti dello spaventoso cataclisma nel momento stesso in cui lo stesso accade.

Lungo la mostra e' possibile soffermarsi accanto ai calchi umani, che restituiscono l'istante della morte nei suoi piu' tragici momenti: e' il caso del gruppo umano composto da un uomo che con un frammento di stoffa cerca di proteggere una donna incinta coprendole il volto.

Per la prima volta non si racconta solo l'arte e la civilta' di un popolo, ma la storia della sua quotidianeita', delle sue vittime. Un allestimento originale dona al visitatore un forte impatto visivo ed emotivo in un eccezionale ricostruzione che ripropone insieme sia i calchi delle vittime, sia il loro contesto: oggetti di uso comune, mobili, sculture, affreschi e opere d'arte. Su tratta di ben oltre 700 straordinari reperti, in gran parte mai esposti, come la cassaforte decorata proveniente da Oplontis e la culla da Ercolano.

Il percorso espositivo si apre con un primo grande calco composto da 24 scheletri provenienti dal fornice 12 di Ercolano, snodandosi fino ai preziosi gioielli indossati da una donna (probabilmente una ricca prostituta) ritrovata mentre tentava la fuga nei pressi della Villa di Moregine. Ed e' proprio dalla localita' di Moregine, situata nel suburbio di Pompei, che provengono alcuni tra i piu' suggestivi ritrovamenti inediti: all'interno di due edifici, infatti, sono state rinvenute raffinate pitture parietali che decoravano tre triclini, rappresentanti Apollo ed il ciclo delle muse, i Dioscuri e la dea Venere, oltre ad alcuni individui colti nell'attimo della fuga verso la morte.

Inedite sono anche le pitture esposte per la prima volta al pubblico provenienti da una villa di Terzino, alla periferia dell'antica Pompei, che ricordano lo straordinario ciclo pittorico della Villa dei Misteri.

Ospitata all'interno di uno dei piu' famosi musei del mondo, la manifestazione si snoda attraverso un itinerario di presentazione del tutto innovativo. La particolare attenzione alle didascalie, unita al raffinato sistema di "moduli", fa si che il nodo cruciale dell'esposizione travalichi i soliti canoni di identificazione e schedatura degli oggetti, spingendosi ben oltre: traspare il desiderio di raccontare e ricostruire le storie degli individui sorpresi nella catastrofe e spesso rinvenuti con monete, monili ed oggetti preziosi indosso, delle impossibili vie di fuga verso una utopistica salvezza.

E' uno spaccato di quella che era la vita e la quotidianeita' degli abitanti dell'epoca che si rivive nel percorso e negli allestimenti delle opere esposte, i cui numeri sono piu' che ragguardevoli: oltre 500 preziosi monili e 200 oggetti di uso comune, 30 affreschi, 10 sculture, 11 calchi umani e legni pregiati.

Una mostra straordinaria, quindi, da non perdere, per la suggestione, la bellezza e l'importanza dei documenti esposti.

NAPOLI
Museo Archeologico Nazionale
Fino al 31 Agosto 2003
Orari: 9.00 - 20.00
Chiusura martedi'
Ingresso: 6,50 euro + supplemento di mostra 2,50 euro
ridotto 3,25 euro + supplemento mostra
Catalogo Electa

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