Girolamo Bixio, detto Nino, icona del Risorgimento per le sue imprese militari
affianco di Garibaldi e da una trentina d'anni a questa parte considerato da
alcuni feroce fucilatore di braccianti siciliani, fu in realtà sempre uomo di mare,
prestato per periodi più o meno lunghi alla terraferma.
Nato a Genova il 2 ottobre 1821 da una famiglia di impiegati statali, con
la perdita della madre a soli nove anni si sbandò completamente, facendosi
espellere da scuola per aver tirato un calamaio in faccia al maestro. Preferiva
mischiarsi a quell'umanità variopinta che frequentava il porto. Dormiva spesso
nei sottoscala delle viuzze e mangiava quello che gli capitava, dimenticandosi
per giorni di farsi vedere a casa. Fu così che il padre ritenne opportuno, per
raddrizzarlo, farlo imbarcare come mozzo, a tredici anni, sul brigantino Pilade e
Oreste, in partenza per il Sud America con un carico di vino siciliano. Passarono
più di tre anni, navigando su e giù lungo le coste del Brasile, prima che il
brigantino, carico di caffè, cacao ed altri prodotti esotici, facesse ritorno al porto
di Genova. Buttato fuori di casa dal padre che voleva che riprendesse gli studi,
visse per qualche mese di espedienti fin quando, per evitare il carcere per rissa,
si risolse ad arruolarsi nella marina sarda. Stette in marina quasi sette anni, di
cui sei imbarcato, prima sulla corvetta Aquila, sulla quale navigò fino al Baltico
e fece carriera fino a capo gabbiere di bompresso, poi, come allievo pilota, sul
Gulnara, il primo bastimento a vapore della marina sarda (a ruote e con vele
d'appoggio), dove riprese a studiare, da autodidatta. Riscattatosi dalla leva con
un prestito, nel 1845 ottenne un imbarco come primo ufficiale sul brigantino
Indomito , ma a Rio de Janeiro l'imbarcazione fu venduta a due inglesi che,
ribattezzatala Hermione, volevano adibirla al traffico degli schiavi con Bixio
capitano, dato che il comandante era rientrato in patria sul legno Eugenia. Bixio
non ci stette; fracassò con il calcio del revolver la mascella di uno degli armatori
e minacciò di morte l'altro. Dopo un periodo di cabotaggio lungo le coste del
Brasile, come capitano del brigantino-goletta Isabella, Bixio si pagò il viaggio di
ritorno sulla Graziosa Fanny e sbarcò di nuovo a Genova. Non ci restò molto.
Per sfuggire alle ire dei parenti inviperiti perché aveva sedotto la nipote (che
anni dopo diverrà sua moglie) non trovò di meglio che imbarcarsi come semplice
marinaio sul brigantino americano Santa Clara in partenza per Sumatra. Qui
visse un'avventura straordinaria. Accortosi che il capitano si dedicava a loschi
traci, scappò a bordo di una zattera assieme ad altri tre genovesi, ma la zattera
si infranse sugli scogli e uno dei quattro, un certo Parodi, fu divorato dagli squali.
Accolti da una tribù malese, furono trattati con ogni riguardo (la regina si era
incapricciata di lui) fino a quando non rifiutarono di farsi musulmani. Portati al
mercato degli schiavi per essere venduti, furono salvati dal capitano del Santa
Clara, che li riprese a bordo fino all'arrivo a Salem. Bixio si imbarcò subito sul
clipper New England e sbarcò ad Anversa, malato di malaria. Cominciarono le
sue avventure di terra, quelle che gli hanno dato un posto nella storia. Nel 1850,
dopo la fine della Repubblica Romana, ottenne il brevetto di capitano di lungo
corso; due anni dopo s'imbarcò per il Sud America come primo ufficiale sul
Popolano. Negli anni seguenti comandò l'Italia, il San Giambattista e il Ninica.
Tenterà di diventare armatore, ma sarà costretto a vendere, prima il Goffredo
Mameli, poi il Marco Polo. Per anni non andò più per mare, salvo la breve
avventura del Lombardo, da Genova a Marsala, e del Torino, per traghettare
i garibaldini in Calabria. Generale dell'esercito regolare, senatore del regno,
sembrava che le sue avventure fossero finite. Volle invece rifarsi armatore e, a
bordo del vapore Maddaloni, fece rotta per i mari del Sud. A Batavia si ammalò
di colera e spirò il 16 dicembre 1873. Solo quasi quattro anni dopo le sue spoglie
furono imbarcate sul Cristoforo Colombo per l'ultimo viaggio verso Genova.