In un editoriale del giornale dei ds abbiamo letto parte di quello che sarà il programma vero del maggiore partito della sinistra, probabilmente un'anticipazione della mitica seconda fase del Governo Prodi? Si avvertono infatti i compagni un po' "tramortiti" da quel che è avvenuto il 2 dicembre in Piazza San Giovanni a Roma, che bisogna fare di più. Tra l'altro oscurare in tutti i modi e cercare di cancellare addirittura la "presenza" del Cavaliere, forse anche il nome e il cognome, dai giornali e dalle televisioni. L'assunto della direzione dell'"Unità" è che il potere di Berlusconi " non va via (non subito) soltanto con il voto, ma ci vuole ben altro". L'uomo è "pericoloso" sostiene l'editoriale dell' "Unità", definendolo tra l'altro un "agitatore", come si scriveva una volta nei rapporti di polizia . Il pericolo viene comunque dalla presenza in tutti i giornali e redazioni varie di presunte "ambasciate e consolati" che il "regime berlusconiano" vi ha lasciato dopo cinque
anni di "dispotismo". E allora avanti con il conflitto di interessi che bisogna subito affrontare con molta decisione se non si vuole ricadere nella trappola dell'uomo di Arcore. Tutto ciò facendo finta di dimenticare che i due giornali a maggiore diffusione in Italia hanno sostenuto con caldissima convinzione l'ultima campagna elettorale della sinistra anche se poi non hanno portato né fortuna né tanti voti in più alla coalizione prodiana. Senza far cenno che da decenni l'associazione sindacale dei giornalisti è in mano ad una dirigenza sempre più ispirata a ideologie di sinistra.
Insomma per l'"Unità" quanto è stato fatto non basta. Il berlusconismo è ancora forte e bisogna combatterlo con altri mezzi, non bastano i voti, si deve andare oltre e non siamo riusciti a capire se la direzione di quel giornale abbia in animo di sollecitare non si sa chi a prendere iniziative drastiche. Leggiamo poi questa ad esempio: "Qualcuno avrà visto nei giorni scorsi Silvio Berlusconi intento a presentare un libro di Bruno Vespa, in ciò che in apparenza sembrava come un normale dibattito editoriale. Ma forse qualcuno ha notato che - su reti diverse è comparsa sempre una identica inquadratura: il leader su fondo azzurro e la copertina del libro con la scritta in basso a sinistra in ogni schermo italiano. Vuol dire che il regista e il cameraman di fiducia del proprietario di Mediaset continuano ad avere libero accesso in ogni televisione pubblica e privata, come allora". Come dire, direttori Rai non prendete più a scatola chiusa le riprese private di Berlusconi,
se ciò veramente accade, e non parlate e non fate vedere di Bruno Vespa e dei suoi libri soprattutto tutto questo azzurro sui televisori degli italiani: metteteci un po' di rosso ogni tanto: dopo tutto le elezioni le abbiamo vinte noi e abbiamo il diritto della maggioranza di abolire, anche i colori, almeno uno non troppo gradito.
Siamo sempre sul piano della burla? Può sembrare, ma ci sorge il dubbio che tutto questo concentrato di gradevolezze propinato ai lettori domenicali di quel giornale (quando vanno in sezione) sia stata una lunga soffiata di aria esortativa e un po' stantia, diremmo, al fine di rianimare il popolo "depresso" con indicazioni su cosa dire agli altri compagni, insomma un decalogo per il buon propagandista che non vuole rinunciare all'antiberlusconismo, come molti all'interno anche dei ds vorrebbero che non fosse la base unica della politica del partito.
Le preoccupazioni e le denunce dell'"Unità" ci fanno insomma un po' sorridere. Tutto può accadere, ma una cosa sembra sicura: Berlusconi con i colori si diletta da quando prese in consegna il rossonero del Milan. Con l'azzurro di Forza Italia ha avuto fortuna fino a diventare per due volte presidente del Consiglio. Un solo colore non ha voluto mai adottare, oltre il rosso naturalmente, cioè il "biancofiore" della fu DC. Quando Casini l'ha finalmente capito è passato subito al disimpegno dalla Casa della Libertà.