torna a "LaFolla.it" torna alla home page dell'archivio contattaci
cerca nell'archivio




ricerca avanzata


Google



contattaci

ingrandisci o rimpicciolisci il carattere del testo

copertina
a letto dopo Carosello
di Carla Santini

Assistiamo continuamente alla battaglia tra le varie reti televisive per trovare nuovi "trailer" ai programmi di prima serata, tradizionalmente i più visti. "Striscia la notizia" di Canale 5, ormai inossidabile, a volte detiene il primato facilmente, a volte deve cederlo a RAI 1, quando quest'ultima trova un "format" vincente.

Un tempo, sembra preistoria e forse televisivamente parlando lo è, nessuno sapeva cosa fosse un "trailer" o un "format", ma esisteva Carosello, un appuntamento quotidiano cui nessuno, proprio nessuno, indipendentemente dall'età o dal livello culturale, sapeva rinunciare.

Carosello durò vent'anni, più o meno fino alla nascita delle televisioni private, quando con motivazioni abbastanza pretestuose, ovvero che la sua era una formula sorpassata, i dirigenti di viale Mazzini lo mandarono in pensione. Oggi, se potessero, si mangerebbero le mani.

Si pensava allora che fosse la volta della pubblicità all'americana, con interruzioni continue del programma, qualcosa di semplicemente assurdo e fonte di risa per i telespettatori italiani degli anni sessanta, abituati ad una televisione priva di pubblicità, eccetto quella di Carosello. Peccato che contestualmente all'esplodere dei canali arrivò anche l'invenzione del telecomando, per cui il momento della pubblicità corrisponde in molte case a quello dello "zapping".

La particolarità di Carosello, che ottiene di essere presentato nella prestigiosa atmosfera del Museo di Arti Moderne di New York, o Nuova York come ancora si diceva, era che la pubblicità dovesse costituire rigorosamente solo un'appendice di 35 secondi a uno spettacolino di 2 minuti e un quarto. La formula varierà a volte, con gli "spettacoli" che da cinque passarono a quattro per poi tornare a cinque, l'appendice pubblicitaria aumentata di qualche ma subito nuovamente ridotta, la sigla che dopo cinque anni fu cambiata per la prima ed unica volta. Non cambiò mai la musica che accompagnava l'inizio, i cambi di scena e la chiusura, una vecchia melodia napoletana di anonimo arrangiata da Raffaele Gervasio.

Sembrerà assurdo, ma Carosello ha rappresentato la migliore scuola di spettacolo italiana e forse del mondo nel ventennio in cui la trasmissione è andata in onda. La trasmissione era prodotta completamente in esterno, nei 35 millimetri del cinema, e rigorosamente anonimi erano registi, sceneggiatori, scenografi, tecnici. In quell'anonimato si formarono centinaia di giovani cineasti e si cimentarono registi già affermati. Carosello rappresentò anche una palestra di sperimentalismo, non solo nel campo dei disegni animati, con innovazioni straordinarie per quegli anni, ma per lo stesso linguaggio cinematografico. Non era facile condensare una storia compiuta in poco più di due minuti e si trattava quindi di un'ottima scuola per gli sceneggiatori, un po' come oggi l'avvento di Internet sta facendo scomparire nella carta stampata le cosiddette articolesse. I musicisti cercavano le musiche più adatte e coinvolgenti, mentre generazioni di pubblicitari sfornarono battute icastiche, molte delle quali sono entrate nel linguaggio comune degli italiani.

Per Carosello hanno praticamente lavorato tutti i migliori attori italiani, nessuno escluso, sia che appartenessero al teatro drammatico, a quello leggero, al cinema e alla televisione o addirittura alternativi come Dario Fo; dette una notorietà nazionale anche ad attori, pur bravi, che erano sconosciuti al grande pubblico. Cesare Polacco, l'ispettore Rock che risolveva i casi più ingarbugliati e che aveva fatto un solo errore nella sua vita, quello di non aver mai usato la brillantina Linetti (si toglieva il cappello scoprendo la calvizie) ebbe a dichiarare che in quarant'anni di prosa impegnata, compresa la collaborazione con Strehler, era rimasto quasi sconosciuto, mentre grazie a Carosello era fermato dalla gente per la strada.

Riproporre oggi Carosello sarebbe forse impossibile, ma sicuramente, se non fosse stato inopinatamente soppresso, terrebbe ancora oggi incollati al teleschermo milioni di italiani. Le madri direbbero ancora ai figli "a letto dopo Carosello", ma con scarsi risultati, perché già allora era pochi i bambini che lo facessero senza storie.

Commenta Manda quest'articolo ad un amico Versione
stampabile
Torna a LaFolla.it