Un uomo affascinante, poliglotta, brillante; cinquantotto anni ma alle spalle giā una lunga carriera in politica, diverse esperienze da professore universitario e da avvocato; dotato di un buon senso dello humor, capace di comunicare con chiarezza anche concetti complessi; sposato, infine, con una nota giornalista televisiva: un breve ritratto di Dominique Strauss-Kahn, l'ex ministro delle finanze francese, colui che prenderā, dal prossimo primo novembre, succedendo allo spagnolo Rodrigo Rato, la guida del Fondo Monetario Internazionale.
Artefice della rinascita economica che, tra il 1997 e il 1999, ha premesso alla Francia di soddisfare i parametri per l'ingresso nell'area Euro e autore, inoltre, di ottime privatizzazioni di numerose aziende statali (prima fra tutte France Telecom), Strass-Kahn aveva tentato, lo scorso anno, la scalata all'Eliseo come candidato tra i social-democratici; Segolene Royal, dopo averlo sconfitto nelle primarie, nel tentativo di catturare un maggior numero di voti moderati, lo aveva scelto come suo eventuale primo ministro. Come ben sappiamo, la storia si č mossa in un'altra direzione ma anche Nicolas Sarkozy doveva trovare una sistemazione degna ad una personalitā che aveva ricoperto ruoli fondamentali sia sotto Mitterand che nel periodo di Chirac. Per questo motivo, ma anche, probabilmente, per allontanare dalla Francia un protagonista che si sarebbe potuto rivelare scomodo e imprevedibile, il neo presidente ha proposto il nome di Strass-Kahn per la strategica poltrona a capo del Fondo Monetario.
Questa organizzazione, creata in seguito agli accordi di Bretton Woods e ufficialmente in funzione, con sede a Washington, dal maggio del '46, coordina e controlla le politiche economiche dei diversi stati favorendo la cooperazione, l'espansione dei commerci e la stabilitā delle valute; č affiancata dalla Banca Mondiale (che si occupa di sviluppo, ricostruzione, prestiti e investimenti), anch'essa con sede a Washington. Queste due organizzazioni, che si configurano ufficialmente come Istituzioni specializzate delle Nazioni Unite, sono storicamente legate da una consuetudine che si ripete fin dall'atto della loro creazione: a capo del FMI č stata sempre nominata una eminente personalitā proveniente da un paese europeo mentre la guida della World Bank č stata affidata, fin dal '46, ad un economista americano; la nomina del politico francese non rompe questa costante ma, per la prima volta, sono emerse spinte e dinamiche extra-atlantiche che potranno spostare, nei prossimi anni, gli equilibri delle istituzioni e dell'economia mondiale.
Il ritorno della Francia alla guida del Fondo (Jacques de Larosičre ha governato dal '78 all'87 mentre il suo successore, Michel Camdessus, č rimasto in carica fino al 2000), caldamente auspicato dagli Stati Uniti e dai paesi europei, č stato aspramente criticato dalla Russia, che preferiva l'insediamento di Josef Tosovsky (ex premier ed ex governatore della Banca centrale della Repubblica Ceca), e da numerosi paesi emergenti. La tumultuosa crescita economica di nazioni come la Cina, la Turchia, l'India, la Corea del Sud, il Brasile e il Messico obbliga gli organismi decisionali a rivedere i loro vecchi criteri di scelta e di voto: la prossima attribuzione di maggior peso ai paesi in via di sviluppo potrebbe significare la definitiva rottura delle consuetudini e la nomina di una personalitā extra-europea alla guida del Fondo Monetario.
Siamo probabilmente di fronte ad una tappa fondamentale dell'evoluzione economica globale: le due istituzioni responsabili della promozione del Washington Consensus (l'insieme di politiche liberiste di ispirazione americana selvaggiamente bersagliate dal movimento no-global) saranno presto governate da economisti non atlantici: sarā la definitiva conferma dell'avvenuta globalizzazione o l'inizio di una nuova strada per gli equilibri (e squilibri) economici mondiali?