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speciale studenti e memoria storica
il diario del colonnello Grasso
di Gianna Fiorella

Il Dodici Settembre 1943, i tedeschi invadono Barletta e catturano il colonnello Grasso, lo percuotono e lo conducono presso il bosco dell'Incoronata (Foggia), presso il loro Comando Generale. Qui è interrogato, accusato ingiustamente e minacciato di subire immediata fucilazione. Viene condotto a Foggia ove è recluso in isolamento per quattro giorni senza che gli venga dato qualcosa da mangiare, se non per pietà, da parte di un soldato tedesco.

Il giorno diciassette, viene condotto insieme ad altri ufficiali prigionieri, che si confortano della sua presenza, alla stazione di Triolo dove, un treno già pronto, li condurrà, alloggiati in carri bestiame, nei campi di concentramento del Reich.

In una fortuita sosta di quel treno, a Francavilla a Mare, vengono accolti dalla popolazione che offre loro cibo in abbondanza nonostante la rabbiosa opposizione dei tedeschi. E sarà solo quel cibo che li sfamerà durante il lungo viaggio che li porterà nel campo di concentramento di HAMMERSTEIN (Pomerania).

Giuntivi il Ventitré Settembre verso sera, vengono condotti in una lurida baracca dove passano la notte seduti a terra. Il colonnello Grasso si rende conto di non aver nulla con cui coprirsi se non una coperta presa a Foggia e un fazzoletto. Cerca subito di procurarsi ciò che gli serve barattando una galletta con un paio di calze e un cappotto.

Il Ventisette Settembre, alle 14.00, partono dalla stazione di Hammerstein, fanno tappa a Poznam, Lissa, Ostrowo per poi giungere, alle 17.00 del giorno Trenta, a CZESTOCHOWA.

E' in questo luogo che inizia la resistenza disarmata del valoroso colonnello, la resistenza ideologica e morale di un uomo che mai penserà, pur vivendo in condizioni di assoluta indigenza, di totale sconforto, di estremo bisogno, di aderire agli inviti ad arruolarsi nelle SS prima, nell'Esercito Fascista Repubblicano di Salò e al Fronte del lavoro, poi.

Sono tanti, invece, a farlo, tanti che, comunque, il Colonnello non condanna ma, il cui gesto, gli fa capire quanto Egli sia forte, rendendolo fiero e lusingandolo.

Si tratta di pochi attimi di consolazione che non valgono a fargli dimenticare le condizioni inumane di vita alle quali è costretto. Ha, infatti, a disposizione, giornalmente, per cibarsi solo un'amara bevanda di aghi di pino al mattino, 200 grammi di pane. 10 grammi di margarina, un primo e un secondo rancio di brodaglia inconsistente e, settimanalmente, 25 sigarette e 30 grammi di marmellata, E, naturalmente, tutto ciò non è affatto garantito. Certo, può cercare di rimediare qualcosa in più grazie al traffico clandestino di viveri che si crea in situazioni del genere offrendo in cambio qualcosa che, purtroppo, il colonnello non ha, come abbiamo già ricordato. Nemmeno gli oggetti di corredo che più volte richiede, nemmeno il conforto offertogli dal cappellano per qualche tempo e ciò che dilania il suo animo sono i dolci ricordi della sua famiglia che cerca di scacciare per non soffrire: " L'ondata di amore e di passione per i miei cari che vorrebbe trasformarsi in lacrime che debbo reprimere".

Queste parole di un uomo distrutto che si trova costretto a fare i conti con uno stato morale che non sarebbe sopportato da un fisico troppo debilitato..

Soprattutto sapendo che anche i suoi parenti stanno vivendo lo stesso straziante dolore e che forse non potrebbero mai ricevere le cartoline che lui spedisce. Soprattutto quella notte di Natale.

Quello del '43 non è l'unico Natale che il colonnello Grasso trascorre in prigionia: la stessa estenuante situazione si verifica l'anno successivo, anche se non nello stesso luogo. Il Natale del '44 lo trascorre a Norimberga dove, arrivato il 10 Agosto, viene condotto nel vastissimo campo NURNBERGER-LANGWASSER.

L'unico e consolante pensiero di quella notte triste che lo può rinfrancare è la certezza di poter reagire positivamente all'intervento chirurgico per la mastoidite contratta.

E poi, un mese dopo, una speranza. La speranza di poter essere rimpatriato per il ricovero in un ospedale italiano dove trascorrere la convalescenza. Speranza vanificata proprio ad un passo dal potersi effettivamente realizzare.

Il colonnello Grasso, da uomo forte e pieno di fede, non si fa cogliere dalla disperazione, e si mostra, al contrario, indifferente al fatto.

Ben presto si rende conto che i bombardamenti che la città subisce, sono una spia d'allarme e che i tedeschi navigano in acque tempestose. Avverte la fine delle sue sofferenze.

Ed infatti, tre mesi dopo, il Venti Aprile 1945, verso sera corre voce che gli Americani hanno invaso Norimberga ed il giorno dopo, nella più ampia incredulità di tutti gli internati, occupano il campo distribuendo acqua e viveri.

Il Venticinque di Giugno del '45, i sopravvissuti vengono trasferiti al campo di FISCHBAC e di là, due giorni dopo, a MITELVALD e da qui a Bolzano dove tutti i prigionieri italiani vengono affidati alla Croce Rossa. Finalmente si parte per Modena, Bologna, Foggia...Lungo il tragitto il Colonnello verifica le tristi condizioni causate dai bombardamenti e constata che, Francavilla a Mare, la città dell'affettuosa accoglienza in quel triste viaggio di prigionia, è stata letteralmente rasa al suolo. A Foggia si assopisce non dopo essersi assicurato che un brigadiere dei carabinieri, appena salito sul convoglio, non si incarichi benevolmente di svegliarlo prima della sosta nella stazione di Barletta dove arriva alle 6.00 del Tre Luglio 1945.

Sbatacchia il portone di casa sua, come era solito fare, per tre volte e...finalmente, finalmente il momento tanto atteso... Sale le scale e riabbraccia i suoi cari dopo ventidue mesi, dopo una lotta estenuante tra la vita e la morte, tra la rassegnazione e la rabbia, tra il timore di dover cedere e la voglia di uscirne vincente.

E da vincente potrà essere ricordato da quanti si avvicinano alla lettura del suo diario, amorosamente curato dalla figlia Maria Grasso Tarantino, questo fedele servitore dello Stato, di quello Stato che, inopinatamente, lo ha lasciato da solo ad affrontare l'ira selvaggia dei teschi invasori di una città, Barletta, che dopo l'otto Settembre di quel fatidico anno Quarantatré, è stata teatro di eccidi, di deportazioni e di feroce occupazione militare sino al Ventitré di settembre del 1943, meritandosi una tardiva Medaglia d'oro al valor civile e negata un'altrettanta giusta e doverosa Medaglia al valor militare.

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