Nel momento in cui la crisi economica in Argentina sembra acuirsi più che risolversi, centinaia di persone si recano ogni giorno al cimitero bonairense di Recoleta per rendere omaggio alla tomba di Eva Duarte, moglie del generale Perón, fondatore del Giustizialismo. Il mito di Evita, mai offuscatosi nonostante i cinquant'anni trascorsi dalla sua prematura morte (26 luglio 1952), sta prendendo nuovo vigore in questi mesi di grande incertezza in quel Paese che rappresentò per decenni (insieme agli USA) la meta principale dell'emigrazione italiana.
"Ti chiediamo perdono per aver permesso che i nostri governanti abbiano tradito gli ideali per i quali lottasti e adesso siamo milioni che soffriamo la fame e non abbiamo lavoro"; questo era il testo di un cartello appoggiato da ignoti nei pressi della tomba di Evita e prontamente rimosso da una mano ignota quanto solerte. Evita, la donna che nel 1947 era riuscita a far dare il voto alle donne e che tanto si era impegnata sul fronte dell'assistenza sociale, sembra che rimanga l'unico mito capace di far da collante in un'Argentina sempre più disperata. Ma i miti non risolvono i problemi finanziari degli Stati né quelli economici spiccioli delle famiglie; l'Argentina rischia di svegliarsi una mattina con il solito generale incapace di risolvere alcunché, pronto ad eliminare gli oppositori, come Videla, o ad imbarcarsi in avventure destinate al fallimento per far dimenticare al popolo i problemi, come Galtieri con le Falkland.
Un sondaggio del quotidiano argentino più importante, Clarín,dà un quadro desolante di ciò che gli argentini pensano della propria situazione economica; alla domanda "vedi qualche segno di rinascita economica?", il 61,4% dei lettori ha finora risposto di no e il 32,8% crede in una rinascita in settori determinati; solo il 5,8% ha risposto incondizionatamente di sì, non si sa su quali dati, visto che nel secondo trimestre di quest'anno il PIL è caduto del 13,6%, i consumi del 16,7%, gli investimenti del 43%. Nonostante ciò, Roberto Lavagna, ministro dell'economia, è convinto che la ripresa sia prossima. Forse nemmeno Lavagna è convinto di quello che afferma, visto che gli argentini si affidano ad Evita, una donna che nemmeno dopo la morte per cancro all'utero trovò pace (gli imbalsamatori non riuscivano a lavorare a causa di una forcina tra i capelli che favoriva la decomposizione, la salma finì in Italia, prima in un convento di frati, poi in una tomba anonima a Milano). La speranza appartiene a tutti noi, di qua e di là dell'oceano, visto che quaranta argentini su cento sono di origine italiana (come lo stesso generale Perón).