Giuseppe Garibaldi, nato e cresciuto in una casa in fondo al porto Olimpio di Nizza Marittima (ora Quai Lunel), apparteneva ad un famiglia di marinai, ma il padre, piccolo armatore, voleva farne un sacerdote e per anni non gli permise di andare per mare. Ciò al giovane Garibaldi, pur portato per gli studi, dispiaceva moltissimo, fino a convincerlo a tentare la fuga da casa con un gruppetto di compagni. Riempirono un battello di viveri e attrezzi da pesca e si diressero verso levante, ma nei pressi di Monaco un veloce veliero inviato dal padre li obbligò a tornare a Nizza.
Solo quando il figlio era sui quindici anni Domenico Garibaldi cedette e acconsentì che il rampollo si imbarcasse come mozzo sul "Costanza", un brigantino di Sanremo in partenza per il Mar Nero. Tra un lavaggio di ponte e l'altro, il mozzo apprese a governare vele e timone e dal capitano Angelo Pesante nozioni di astronomia e di matematica applicata alla nautica. Ritornato da Odessa, s'imbarcò sulla tartana paterna "Santa Reparata", diretta a Roma. Il soggiorno a Roma produsse una viva impressione sul ragazzo, che volle esplorare minuziosamente la città. Di ritorno da Cagliari sul brigantino "Enea" assistette davanti al porto ligure di Vado al naufragio di una feluca catalana, con la morte dell'intero equipaggio e ne rimase profondamente colpito. Dopo una serie di viaggi nel Mar Nero, fu alle Canarie con il "Coromandei", poi di nuovo in Levante sul brigantino "Cortese". A Costantinopoli dovette abbandonare la nave perché si era ammalato e durante la sosta forzata fu precettore di ragazzi della colonia italiana di Costantinopoli. Gli altri viaggi in Levante non hanno lasciato storia, ad eccezione di quando comandò il brigantino "Nostra Signora delle Grazie" da Gibilterra a Costantinopoli, ma soprattutto la volta che, in una taverna a Taganrog, sul Mar Nero, sentì parlare per la prima volta di Risorgimento e di Giuseppe Mazzini.
Sembra che fosse proprio per ispirazione di Mazzini che s'arruolò nella marina sarda, come marinaio di terza classe, per far ammutinare una nave e appoggiare il moto di liberazione della Savoia. Condannato a morte in contumacia, fuggì a Marsiglia, dove si imbarcò come primo ufficiale sul brigantino "Unione", sempre con destinazione Mar Nero. Dopo essere stato a Tunisi a consegnare una nave da guerra comprata a Marsiglia dal Bey, s'imbarcò per Rio de Janeiro sul brigantino di Nantes "Nautonier". Cominciò così la sua epopea sudamericana.
Scoppiata la rivoluzione nel Rio Grande del Sud, armò con alcuni compagni nel porto di Rio de Janeiro un piccolo legno, il "Mazzini" e con esso affrontò la traversata dell'oceano fino al Rio de la Plata. Al comando di diverse imbarcazioni, lungo il fiume e sull'oceano, dimostrò eccezionali qualità di navigazione e combattimento marino.
Poi venne il '48 e Garibaldi con sessantadue compagni prese a nolo il brigantino "Speranza" per raggiungere l'Italia. Il resto della sua vita rappresenta la parte più esaltante della storia del nostro Paese.