L'Italia piange e il diluvio di lacrime non risparmia nessuno. Qualche giornale straniero (inglese) ci sorride sopra e non va tanto per il sottile richiamando gli innumerevoli luoghi comuni sugli italiani. Stiamo parlando della fortissima emozione che ha colpito il nostro paese per l'uccisione della giornalista del "Corriere della Sera" in Afghanistan, emozione ampiamente amplificata da tutti i mezzi di comunicazione di massa scesi in gara a chi la metteva sull'enfatico ad ogni costo. Intendiamoci, nessuno ha il diritto di criticare le manifestazioni del vero e immenso dolore dei familiari, degli amici, dei colleghi e di tanti italiani che hanno scoperto forse improvvisamente che anche i giornalisti possono pagare un durissimo tributo alla propria professione e al proprio impegno, forse però una maggiore compostezza da parte di chi dirige l'orchestra mediatica avrebbe dato una diversa e, perché no, migliore immagine di un'Italia che si autoproclama moderna.
Accanto a Maria Grazia Cutuli sono stati trucidati un giovane giornalista spagnolo, un cameraman australiano e un fotografo afgano. Non sappiamo se in Australia sia facile trovare tantissimi piagnoni come da noi, certamente non in Spagna, dove purtroppo sempre più spesso qualcuno salta in aria per opera di un terrorismo non meno crudele di quello di cui si parla qui. E poi in Castiglia affermano no tengo miedo porque de la muerte me río.