Inverno pazzo quello appena conclusosi sulle Alpi. In particolare ad essere colpita da una eccezionale scarsità d'innevamento sono state le Dolomiti. La neve s'è vista con il binocolo e a volte nemmeno con questo strumento ottico, tanto che il periodo natalizio fra le vette rosa aveva le stesse fattezze di quello in pianura, grigio e con i colori autunnali. L'unica sensazione che ricordava del trovarsi in montagna erano le temperature abbondantemente sotto lo zero e per lunghi periodi.
Eccezionale dicevamo, così che molti residenti e turisti hanno pensato bene di scattare foto a raffica, forse perché convinti che una tale assenza di neve entra di diritto negli annali meteorologici. Forse anche per scaramanzia, nella speranza che il prossimi inverni il tutto sia ripagato con gli interessi. Nel passato si sono verificate più volte situazioni simili, ma come si dice, la neve non la mangiano i topi, per cui magari in ritardo arriva. Anzi ancor più abbondante. Invece nulla di ciò. Alle quote medio alte l'altezza della candida coltre ha raggiunto raramente i 10 centimetri e addirittura nei fondovalle ad 800 metri ci sono state solamente alcune spruzzate. Per dire al passo del Brocon, sul confine fra il Trentino e il Bellunese, l'anno scorso a fine stagione c'era 6 metri. Quest'anno ha raggiunto a malapena il metro. Altra zona famosa per le abbondanti nevicate, tanto che normalmente si sciava da novembre a maggio, quella di Casera Razzo, a cavallo fra il Veneto (Cadore) e il Friuli (Carnia) ha aperto l'unico impianto esistente a stagione inoltrata. Nemmeno in Austria si è riso. Per dire nelle Dolomiti di Lienz si è iniziato a coprire le piste anche a quote oltre i 2000 metri. Poi in molti casi il lavoro è stato interrotto per i costi esorbitanti o in altri casi per scarsità d'acqua.
Una vera iettatura per cui si parla di un calo in certe località di oltre il 30 per cento di turisti-sciatori, soprattutto in quelle dove l'innevamento programmato è limitato. Il che vuol dire mancati incassi di svariate centinaia di mlioni di euro. E là dov'erano presenti i "cannoni" i costi d'esercizio sono aumentati vertiginosamente. Probabilmente molte società d'impianti di risalita si troveranno con spaventosi consuntivi in rosso. Già si parla di realtà sul limite del collasso finanziario se non interverranno adeguati sostegni.