Il Consiglio della Ricerca Medica del Sudafrica sta studiando le proprietà di una pianta, la Sutherlandia Frutescens, che produrrebbe prodigiosi effetti sui malati terminali di AIDS.
La pianta è chiamata in modi diversissimi dagli appartenenti alle diverse etnie del Sudafrica e, a seconda delle zone, è usata da secoli dagli sciamani per scopi diversi. Alcuni la somministrano come antidepressivo e per curare le malattie mentali, altri contro le affezioni veneree, altri ancora per il trattamento dei tumori interni.
I vecchi sciamani zulù affermano che fu grazie alle proprietà di questa pianta che nel 1918 molte persone si salvarono dall'epidemia di spagnola.
A seguito delle ricerche di una èquipe medica, una ditta sudafricana specializzata nella produzione di fitofarmaci ha iniziato la produzione di pastiglie di estratto di Sutherlandia, che propone per la cura della tubercolosi, del diabete e dell'AIDS.
I medici, in realtà, non hanno ancora riconosciuto le proprietà farmacologiche della pianta, limitandosi ad affermare che è un ottimo integratore alimentare per i malati terminali. In molti di questi si nota un recupero ponderale notevole e il ritorno dell'appetito. Secondo alcuni, ci sarebbero in certi villaggi malati di AIDS ancora vivi a due o tre anni di distanza dall'inizio della fase acuta della malattia.
Dopo che la penicillina, i sulfamidici e soprattutto gli antibiotici hanno fatto fare un balzo in avanti impensabile alla medicina moderna, si assiste oggi ad un recupero della speranza nella fitofarmacologia non solo tra i profani ma anche in molti ambienti medici, un ritorno alle origini dovuto al fatto che, in barba allo scetticismo, certe cure ayurvediche o comunque tradizionali riescono non si sa come a funzionare, almeno in certi casi.