Come va definita la regione Abruzese? Diamo uno sguardo alle vicende storiche che hanno interessato il territorio per cercare di capire.
La regione in parola, nella prima metà del V secolo a.c. accoglieva in zone impervie una popolazione di comune origine indoeuropea essenzialmente montanara, che dette parecchi grattacapi ai Romani prima di farsi sottomettere.
Il territorio sotto Augusto nel 27 d.C. venne inserito nella IV regione italica (Sabina et Samnium) che comprendeva anche l'Alta Sabina (Rieti), priva peraltro del teramano attribuito al Picenum (V regione).
La regione, che nel frattempo (119 d.C.) aveva assunto il nome di Provincia Valeria, venne invasa alla fine del VI secolo dai Longobardi: anche questa volta restava separata Teramo, che rimase soggetta all' impero romano d'oriente, mentre il resto del territorio era diviso fra i ducati di Spoleto e di Benevento, fino a quando, grazie ai Franchi, se ne ricostituì l'unità amministrativa con l'aggregazione di Chieti al Ducato di Spoleto.
Proprio in questo periodo cominciarono ad entrare in uso i nomi di Aprutium e di Comitatus Aprutinus per designare il territorio: in particolare il termine Aprutium sembrerebbe derivare dal nome dei Pretutii, popolazione italica sottomessa ai Romani solo nel 290 a.C. o meglio ancora dal nome della loro capitale Interamna (Teramo) che fu chiamata nel periodo longobardo appunto Aprutium.
Sotto i Normanni il teramano continuò a rimanere diviso dal resto del territorio.
Una inversione di tendenza si osserva con gli Svevi e con Federico II che unificarono amministrativamente la regione facendone lo "Iustitieratus Aprutii" (capoluogo Sulmona).
Ma l'evento più rilevante ai fini della nostra chiacchierata è dato dalla suddivisione del Giustizierato, operata dal nuovo re Carlo d'Angiò nel 1273: questi creò due Giustizierati, citra (prima) et ultra (oltre) flumen Piscariae (Pescara), elevando a capoluoghi Chieti e L'Aquila: da qui è derivato l'uso di designare l'unico territorio al plurale, gli Abruzzi.
Oltre ad aver creato una suddivisione che durerà fino ai tempi nostri, Carlo D'Angiò ha il merito di aver individuato e cementato una zona omogenea appenninica, unendo nell'Abruzzo citeriore anche la conca di Sulmona, l'altipiano delle Cinquemiglia e l'alta valle del fiume Sangro.
Gli spagnoli confermarono la divisione a suo tempo operata dagli Angioini , unendo alla regione anche il teramano (1684), dividendola nelle province (intendenze) di Teramo (Abruzzo Ulteriore I), Aquila (Abruzzo Ulteriore II) e Chieti (Abruzzo Citeriore).
Quanto sopra mentre sembrava ufficializzare una divisione fra gli Abruzzi per il diverso nome attribuito, in effetti ne sanciva l'unitarietà per il legame dato dalla comune dominanza.
Al riguardo si rammenta che il Garibaldi alle soglie del 1800 nominò Clemente De Caesaris eroe della difesa repubblicana di Pescara, "prodittatore dei tre Abruzzi", ben consapevole della unitarietà della regione.
Con l'unificazione dell'Italia del 1860, alle tre province si aggiunse quella di Molise, separata poi dalle stesse esattamente un secolo dopo (1963).
Ulteriori modifiche amministrative avvennero nel 1927, quando si creò la nuova provincia di Pescara a scapito delle vicine che dovettero cedere un totale di 48 comuni e si ridusse sensibilmente la provincia dell'Aquila a favore della nuova provincia laziale di Rieti.
E' allora più giusto parlare di Abruzzo o di Abruzzi ? Se da una parte l'articolo 1 dello Statuto regionale parla di un solo Abruzzo, non possiamo negare le diversità espresse dalle varie province: come negare che questa regione abbia caratteristiche diverse che la fanno sì plurima, ma anche una?
Teramo unita e divisa dal resto dell'Abruzzo dal monte Gran Sasso, è vissuta in "splendido isolamento" per millenni, sviluppando un'abruzzesità più picena, per costumi, usi e soprattutto cucina, che assume una sontuosità del tutto particolare.
Invece L'Aquila, centro musicale di fama mondiale, manifesta un viscerale rispetto per l'ordine, le tradizioni e la cultura.
Chieti, d'altro canto, di antichissime origini, con forte nostalgia per il passato , esprime una società particolarmente sensibile alla conservazione della dimensione umana.
Pescara invece, città dalle mille facce, chiassosa, attraente e dinamica, partecipa della vita spasmodica della costa, pronta sempre ad affrontare nuove sfide.
Al di là però delle differenziazioni peraltro presenti in ogni regione, concretizzate da una complessa varietà di culture, tradizioni, paesaggi agrari e strutture produttive, la crescente interconnessione del sistema regionale giustifica maggiormente l'adozione del nome Abruzzo al singolare: senza la "spinta" delle industrie tipiche del Settentrione e degli interventi pubblici tipici del Meridione, si è diffusa in tutto il territorio una omogenea urbanizzazione con una limitata differenziazione fra centri e campagna che costituisce il segreto motore della regione, il comune presupposto di una qualità di vita e di sviluppo del tutto particolari per l'uniforme accessibilità ai servizi ed ai prodotti, in un ambiente carico di cultura e coscienza delle proprie potenzialità che stanno ora incontrando continue conferme.