Cesare Zavattini è stato un personaggio poliedrico, anche se è ricordato soprattutto come sceneggiatore dei grandi film del neorealismo. Fu scrittore fluviale, malgrado i titoli pubblicati si riducano ad un libro giovanile di successo e a qualche pubblicazione minore; il fatto era che i suoi scritti (decine di romanzi e saggi) li teneva chiusi in un armadio (non si sa che fine abbiano fatto dopo la sua morte).
Zavattini fu anche pittore. Cominciò a dipingere occasionalmente nel 1938, da autodidatta e in sordina: "Alla mattina non sapevo che il bianco col rosso dà il rosa; quel pomeriggio del '39 il caso mi diede un pennello in mano: deve essere stato il mio angelo custode al solo scopo di trattenermi gentilmente nel mondo che allora consideravo quasi perduto; là dove alcuni sensi stavano morendo me ne accese dei nuovi". Così ebbe poi a ricordare i suoi inizi. Nel 1943 vinse il Premio della Galleria del Cavallino Scrittori che dipingono (prevalendo su Montale, Ungaretti, Moravia, Gatto e Buzzati) avviando così una lunga stagione espositiva siglata da numerose mostre in Italia e all'estero.
In occasione del centenario della sua nascita, il Museo d'arte delle Generazioni italiane del '900 "G. Bargellini" di Pieve di Cento sta celebrando la ricorrenza con una mostra itinerante intitolata per l'appunto "Cesare Zavattini e la pittura", articolata in due sezioni, Zavattini Pittore e Zavattini Collezionista. L'esposizione è curata da Edoardo Brandanti, i cataloghi (due) sono editi dalla bolognese Edizioni Bora.
Sono esposte cinquanta sue opere pittoriche, unitamente ad oltre duecentocinquanta delle duemile opere della sua Collezione Minima.